Auto elettriche e normative CO2: 50mila posti di lavoro e 34 Gigafactory a rischio se l'UE cambia rotta? Lo studio che fa discutere

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12 maggio 2026, 12.31
centrale a carbone germania
L'industria automobilistica europea si trova al centro di un complesso dibattito sul futuro della mobilità e delle politiche industriali. Da un lato, le case automobilistiche chiedono una revisione e un allentamento dei target dell'Unione Europea sulle emissioni di CO2 per le nuove vetture; dall'altro, uno studio pubblicato da Transport & Environment (T&E), organizzazione indipendente per la decarbonizzazione dei trasporti, traccia uno scenario critico sulle possibili conseguenze economiche e occupazionali di tale revisione. Secondo l'analisi, accogliere le richieste dell'industria metterebbe in discussione la realizzazione di 34 stabilimenti per la produzione di batterie e quasi 50.000 posti di lavoro.

Gli scenari sulla produzione e le richieste dei costruttori

I veicoli elettrici a batteria (BEV) catalizzano attualmente un'ampia fetta degli investimenti nell'automotive globale. Nel contesto europeo, i target di riduzione della CO2 fungono da regolatore per il ritmo della transizione. Lo studio di T&E ha esaminato l'impatto di tre diversi scenari normativi, evidenziando le proiezioni nel caso in cui venissero accolte le istanze dei carmaker.
Qualora venisse approvata la proposta dei costruttori di calcolare la media europea di riduzione delle emissioni per il 2030 su un arco di cinque anni, la potenziale produzione di auto elettriche nell'UE potrebbe scendere a 3,7 milioni di unità nel 2030, dimezzandosi rispetto alle stime attuali (7,4 milioni). Un'ulteriore richiesta, che punta a ridimensionare l'obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2035 dal 100% all'80%, comporterebbe secondo T&E un taglio del 46% della produzione prevista di BEV per quell'anno.
Questa frenata nella transizione si ripercuoterebbe in modo diretto sulla filiera produttiva: il fabbisogno locale di componenti strategiche verrebbe meno, portando a una contrazione della capacità produttiva di batterie stimata in 1.024 GWh. In termini pratici, l'organizzazione calcola che ciò equivarrebbe alla mancata costruzione di 34 Gigafactory (paragonabili alle dimensioni degli impianti Northvolt) e alla potenziale perdita di 47.000 posti di lavoro.

Dipendenza energetica e il ruolo delle importazioni

Il dibattito sulle tempistiche dell'elettrificazione tocca anche la bilancia energetica e commerciale del Continente. Mantenere l'attuale regolamento, secondo i dati della ricerca, consentirebbe all'UE di evitare il consumo di oltre 2 miliardi di barili di petrolio entro il 2035 e di contenere la dipendenza dalle importazioni estere di batterie al 7%, favorendo la filiera interna e il riciclo.
Al contrario, un rallentamento nell'adozione dei veicoli elettrici si tradurrebbe in una maggiore necessità di combustibili fossili, con un costo stimato in 50 miliardi di euro aggiuntivi per le importazioni di petrolio nel decennio 2026-2035. Anche settori strategici come la produzione di catodi (il componente più prezioso della batteria) subirebbero un ridimensionamento: T&E stima che, con l'allentamento delle norme, vedrebbero la luce solo cinque progetti industriali in Europa, sufficienti a coprire appena il 10% della domanda interna del 2030, contro gli oltre due terzi garantiti dallo scenario attuale. Andrea Boraschi, Direttore di T&E Italia, osserva che una frenata sulle normative climatiche potrebbe avvantaggiare mercati concorrenti, esponendo l'UE al rischio di marginalizzare la propria nascente industria delle batterie.

Focus Italia: le prospettive tra veicoli e componentistica

Il rapporto dedica un approfondimento anche al mercato italiano, il cui comparto automobilistico ha visto la produzione contrarsi negli ultimi anni fino a circa 230.000 unità. Le proiezioni indicano che, confermando le attuali politiche europee e promuovendo l'elettrificazione, l'Italia potrebbe risollevare la produzione nazionale fino a circa 412.000 veicoli entro il 2035.
Secondo le stime di Transport & Environment, questa progressione potrebbe portare il valore della produzione automobilistica nazionale a superare i 15 miliardi di euro in un decennio (+109% rispetto agli attuali 7,5 miliardi). Un simile percorso offrirebbe inoltre un nuovo sbocco al vitale settore della componentistica italiana (un comparto che nel 2023 ha generato un valore superiore ai 50 miliardi di euro), permettendogli di riposizionarsi per soddisfare le esigenze dei veicoli a zero emissioni.
Attualmente, i legislatori dell'Unione Europea stanno discutendo la proposta della Commissione relativa agli obiettivi CO2. T&E ha lanciato un appello ai decisori politici affinché vengano mantenuti i target previsti per il 2030 e la scadenza del 2035 per i motori a combustione, ritenuti essenziali per garantire la stabilità degli investimenti industriali nel Vecchio Continente.
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