L'industria automobilistica europea si trova al centro di un
complesso dibattito sul futuro della mobilità e delle politiche industriali. Da
un lato, le case automobilistiche chiedono una revisione e un allentamento dei
target dell'Unione Europea sulle emissioni di CO2 per le nuove vetture;
dall'altro, uno studio pubblicato da Transport & Environment (T&E),
organizzazione indipendente per la decarbonizzazione dei trasporti, traccia uno
scenario critico sulle possibili conseguenze economiche e occupazionali di tale
revisione. Secondo l'analisi, accogliere le richieste dell'industria metterebbe
in discussione la realizzazione di 34 stabilimenti per la produzione di
batterie e quasi 50.000 posti di lavoro.
Gli scenari sulla produzione e le richieste dei costruttori
I veicoli elettrici a batteria (BEV) catalizzano attualmente
un'ampia fetta degli investimenti nell'automotive globale. Nel contesto
europeo, i target di riduzione della CO2 fungono da regolatore per il ritmo
della transizione. Lo studio di T&E ha esaminato l'impatto di tre diversi
scenari normativi, evidenziando le proiezioni nel caso in cui venissero accolte
le istanze dei carmaker.
Qualora venisse approvata la proposta dei costruttori di
calcolare la media europea di riduzione delle emissioni per il 2030 su un arco
di cinque anni, la potenziale produzione di auto elettriche nell'UE potrebbe
scendere a 3,7 milioni di unità nel 2030, dimezzandosi rispetto alle stime
attuali (7,4 milioni). Un'ulteriore richiesta, che punta a ridimensionare
l'obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2035 dal 100% all'80%,
comporterebbe secondo T&E un taglio del 46% della produzione prevista di
BEV per quell'anno.
Questa frenata nella transizione si ripercuoterebbe in modo
diretto sulla filiera produttiva: il fabbisogno locale di componenti
strategiche verrebbe meno, portando a una contrazione della capacità produttiva
di batterie stimata in 1.024 GWh. In termini pratici, l'organizzazione calcola
che ciò equivarrebbe alla mancata costruzione di 34 Gigafactory (paragonabili
alle dimensioni degli impianti Northvolt) e alla potenziale perdita di 47.000
posti di lavoro.
Dipendenza energetica e il ruolo delle importazioni
Il dibattito sulle tempistiche dell'elettrificazione tocca
anche la bilancia energetica e commerciale del Continente. Mantenere l'attuale
regolamento, secondo i dati della ricerca, consentirebbe all'UE di evitare il
consumo di oltre 2 miliardi di barili di petrolio entro il 2035 e di contenere
la dipendenza dalle importazioni estere di batterie al 7%, favorendo la filiera
interna e il riciclo.
Al contrario, un rallentamento nell'adozione dei veicoli
elettrici si tradurrebbe in una maggiore necessità di combustibili fossili, con
un costo stimato in 50 miliardi di euro aggiuntivi per le importazioni di
petrolio nel decennio 2026-2035. Anche settori strategici come la produzione di
catodi (il componente più prezioso della batteria) subirebbero un
ridimensionamento: T&E stima che, con l'allentamento delle norme,
vedrebbero la luce solo cinque progetti industriali in Europa, sufficienti a
coprire appena il 10% della domanda interna del 2030, contro gli oltre due
terzi garantiti dallo scenario attuale. Andrea Boraschi, Direttore di T&E
Italia, osserva che una frenata sulle normative climatiche potrebbe
avvantaggiare mercati concorrenti, esponendo l'UE al rischio di marginalizzare
la propria nascente industria delle batterie.
Focus Italia: le prospettive tra veicoli e componentistica
Il rapporto dedica un approfondimento anche al mercato
italiano, il cui comparto automobilistico ha visto la produzione contrarsi
negli ultimi anni fino a circa 230.000 unità. Le proiezioni indicano che,
confermando le attuali politiche europee e promuovendo l'elettrificazione,
l'Italia potrebbe risollevare la produzione nazionale fino a circa 412.000
veicoli entro il 2035.
Secondo le stime di Transport & Environment, questa
progressione potrebbe portare il valore della produzione automobilistica
nazionale a superare i 15 miliardi di euro in un decennio (+109% rispetto agli
attuali 7,5 miliardi). Un simile percorso offrirebbe inoltre un nuovo sbocco al
vitale settore della componentistica italiana (un comparto che nel 2023 ha
generato un valore superiore ai 50 miliardi di euro), permettendogli di
riposizionarsi per soddisfare le esigenze dei veicoli a zero emissioni.
Attualmente, i legislatori dell'Unione Europea stanno
discutendo la proposta della Commissione relativa agli obiettivi CO2. T&E
ha lanciato un appello ai decisori politici affinché vengano mantenuti i target
previsti per il 2030 e la scadenza del 2035 per i motori a combustione,
ritenuti essenziali per garantire la stabilità degli investimenti industriali
nel Vecchio Continente.