Dalla Pagani Huayra 70 Trionfo alla Maserati
Project GT4, passando per Apollo Evo, Bizzarrini 5300 Aperta Lusso, Alpine A110
e Formula E Gen4. Nella tenuta del Duca di Richmond, il Festival of Speed ha
riunito ancora una volta le auto più spettacolari del presente, le grandi icone
del passato e i volti che hanno scritto la storia del motorsport.
Ci sono manifestazioni nelle quali le automobili
restano immobili, circondate da luci, pannelli e schede tecniche. Poi c’è il
Goodwood Festival of Speed, dove le vetture devono accendersi, uscire dai
paddock e affrontare la Hill, la celebre salita che attraversa la tenuta del
Duca di Richmond nel Sussex.
È questo il motivo per cui Goodwood continua a
essere diverso da qualsiasi salone. Qui una world première non viene soltanto
scoperta sotto un telo, ma può essere vista e ascoltata in movimento. Una Ford
GT40 del 1966 può partire pochi minuti prima di una monoposto elettrica di
nuova generazione, mentre hypercar, vetture da rally, Formula 1, prototipi
endurance e moto da Gran Premio condividono lo stesso tratto d’asfalto.
Le world première: da Pagani a Maserati
Tra le automobili più attese c’è stata la Pagani
Huayra 70, nuova interpretazione della hypercar di San Cesario sul Panaro,
realizzata per celebrare i settant’anni di Horacio Pagani. Un modello quasi
aristocratico per costruzione, materiali e lontanissima dall’idea classica di
Huayra.
Maserati ha invece scelto Goodwood per svelare in
anteprima mondiale Project GT4, anticipazione della nuova vettura destinata
alle competizioni clienti. Un progetto che riporta il Tridente nel mondo delle
GT da corsa e che conferma la volontà del marchio di rafforzare il legame tra
modelli stradali e attività sportiva.
L’Apollo Evo ha rappresentato il lato più estremo
del Festival. Una hypercar dalle forme quasi aliene, costruita intorno a un
motore V12 aspirato e a un’aerodinamica che sembra arrivare direttamente da un
prototipo da competizione. Non è una vettura disegnata per passare inosservata:
ogni superficie, presa d’aria e appendice racconta la ricerca della prestazione
e della spettacolarità.
Tra le altre novità si sono fatte notare l’Alpine
A110 Future Prototype, anticipazione del futuro sportivo del brand francese, e
l’offensiva di tutte le case dagli occhi a mandorla, arrivata a Goodwood con flotte
di auto con l’obiettivo evidente di guadagnare fnuove fette di mercato e autorevolezza
anche nei luoghi tradizionalmente dominati dai costruttori europei.
Bizzarrini 5300 Aperta Lusso, sessant’anni dopo
Una delle automobili più affascinanti
dell’edizione è stata la Bizzarrini 5300 Aperta Lusso. Non un semplice
restomod, ma la realizzazione di un progetto sviluppato negli anni Sessanta da
Giotto Bizzarrini e Giorgetto Giugiaro e rimasto per decenni negli archivi.
La vettura abbina una carrozzeria in fibra di
carbonio dalle forme classiche a un V8 di 5,3 litri da circa 400 CV, cambio
manuale a cinque rapporti e trazione posteriore. Gli interni uniscono pelle,
tessuti Zegna, legno e dettagli costruiti artigianalmente. Un’auto nata
sessant’anni dopo il primo disegno, capace di dimostrare come la storia possa
diventare nuovamente contemporanea senza perdere la propria identità.
Ford GT40, il ritorno delle regine di Le Mans
Nel Sussex si è celebrato anche uno degli
anniversari più importanti della storia dell’endurance: i sessant’anni dalla
tripletta Ford alla 24 Ore di Le Mans del 1966.
Le GT40 protagoniste di quella gara epica sono state riunite sulla Hill,
riportando in movimento le vetture che interruppero il dominio Ferrari e
trasformarono la sfida tra Henry Ford II ed Enzo Ferrari in una delle epopee
più celebri del motorsport. Vederle insieme, sessant’anni dopo, ha significato
ascoltare nuovamente motori, cambi e vibrazioni che nessun museo statico
potrebbe restituire.
Accanto alle GT40, il Cartier Style et Luxe ha
raccolto alcune delle automobili più raffinate e originali della storia,
trasformando il prato della tenuta in un concorso d’eleganza nel quale design,
rarità e conservazione contano quanto la potenza.
Pirelli, dalla Rolls-Royce alla Koenigsegg
In un Festival che riunisce automobili
lontanissime per età, prestazioni e filosofia, Pirelli ha rappresentato uno dei
principali elementi comuni. La nuova generazione della famiglia P Zero ha
equipaggiato numerose vetture impegnate sulla Hill e molte delle novità
presentate a Goodwood.
Dalla compostezza di una Rolls-Royce alla
brutalità di una Koenigsegg, passando per Ferrari, McLaren, Pagani e Maserati,
il produttore di pneumatici italiano ha mostrato la capacità di sviluppare
pneumatici specifici per automobili dalle caratteristiche radicalmente
differenti.
La presenza Pirelli non si è limitata alle
vetture. Nella Fan Zone il pubblico ha potuto conoscere la storia del P Zero,
partecipare alle attività organizzate dal marchio e vedere come lo pneumatico
sia diventato un componente centrale nello sviluppo delle moderne supercar e
hypercar. Un elemento poco visibile, ma decisivo: l’unico vero contatto tra
centinaia, talvolta migliaia, di cavalli e l’asfalto resta una superficie di
gomma poco più grande di un foglio.
Valentino Rossi, Barrichello e i volti del motorsport
A Goodwood le automobili e le moto acquistano
valore anche grazie alle persone che le riportano in movimento. Valentino Rossi
è tornato in sella alla Yamaha YZR-M1, riaccendendo il rapporto con la moto che
ha accompagnato alcune delle stagioni più importanti della sua carriera. Il
pubblico ha riconosciuto il suono della MotoGP prima ancora di vedere comparire
il nove volte campione del mondo lungo la salita.
La Formula E ha invece mostrato per la prima
volta in pubblico la nuova Gen4, monoposto destinata al campionato 2026-2027.
Sulla Hill si sono alternati Dan Ticktum e Fernando Barrichello, figlio di
Rubens, mentre Jean-Éric Vergne ha riportato in pista la DS E-Tense FE 19 del
titolo 2018-2019. Presenti anche Lucas di Grassi e Sam Bird, al volante della
prima generazione di monoposto elettriche.
Nei paddock si incrociano piloti di Formula 1,
MotoGP, rally ed endurance, designer, ingegneri e amministratori delegati. Non
sono presenze decorative: salgono sulle vetture, parlano con i meccanici e si
fermano davanti a un cofano aperto insieme al pubblico.
Il rumore della Hill
La Hill resta il vero centro del Festival.
L’odore dell’olio caldo si mescola a quello del fieno e dell’erba della
campagna inglese. Quando un V12 prende vita, le conversazioni si interrompono e
il pubblico si sporge verso le balle di fieno.
Una storica da corsa affronta la salita
muovendosi sulle sospensioni, richiedendo continue correzioni al volante. Le
moderne elettriche sono speso più rapide, precise ed efficaci, ma vengono
accompagnate da una curiosità più composta. Il cronometro misura la velocità;
il rumore continua a misurare l’emozione.
Mi è capitato di ritrovarmi in fila davanti a uno
dei food truck della tenuta. Davanti a me il CEO di una grande Casa
automobilistica, dietro un inglese a torso nudo, in bermuda e con una pinta già
in mano. Pochi minuti dopo discutevano della stessa Jaguar da competizione come
se si conoscessero da sempre.
È forse questa la sintesi migliore di Goodwood:
automobili irraggiungibili e passioni accessibili, grandi manager e semplici
appassionati, passato e futuro sulla stessa collina. A condizione che il
Festival continui a scegliere chi porta vera cultura automobilistica, e non
soltanto chi cerca una vetrina prestigiosa nella quale parcheggiare il proprio
marchio.