Quando i "Garagisti" sfidarono il Drake: al MAUTO rivive la rivoluzione inglese della Formula 1

Motorsport
01 aprile 2026, 16.28
La locandina i nemici del drake, la mostra del Museo Nazionale dell'Automobile aperta da 2 aprile all'11 ottobre 2026
A partire da giovedì 2 aprile e fino all'11 ottobre 2026, il Museo Nazionale dell'Automobile (Torino) apre le porte a una delle esposizioni più affascinanti e complete mai dedicate alla storia del motorsport. La mostra, intitolata "I Nemici del Drake. Enzo Ferrari e le scuderie inglesi", è un tuffo nel passato su oltre 2.000 metri quadri di spazio espositivo, curato da firme storiche del giornalismo e dell'architettura come Carlo Cavicchi, Mario Donnini e Maurizio Cilli.
Il focus? La titanica e irripetibile lotta tra la gloriosa tradizione italiana, incarnata dal fondatore del Cavallino, e l'innovazione spregiudicata dei team britannici a cavallo tra gli anni Sessanta e Ottanta.

La guerra tra i cavalli e l'aerodinamica

La storia della Formula 1 è fatta di rivalità, ma quella tra Maranello e l'Inghilterra è stata una vera e propria guerra filosofica. Enzo Ferrari, fiero difensore del primato del motore, li chiamava con fastidio e supponenza i "garagisti". Si trattava di squadre indipendenti britanniche che nascevano in locali striminziti, con budget ridotti e senza il supporto della produzione stradale. Spesso non progettavano nemmeno i propulsori, acquistando sul mercato soluzioni funzionali ed economiche.
Dal canto loro, i britannici rispondevano chiamando Ferrari "il Drake", paragonandolo al temibile pirata Francis Drake: un patriarca geniale ma visto come isolato. Per sopperire alla mancanza di potenza pura, questi piccoli atelier diedero fondo a una creatività ingegneristica prodigiosa, introducendo motori portanti, doppi telai, minigonne, quattro ruote motrici ed esasperando l'effetto suolo. Una rivoluzione tecnica che ha cambiato per sempre l'industria automobilistica mondiale.

Il sapore della Swinging London

Non si trattò solo di bielle e pistoni. La mostra al MAUTO è progettata per essere un'esperienza immersiva che cala il visitatore nel vibrante contesto socioculturale dell'epoca: la Swinging London. L'audacia progettuale dei team inglesi viaggiava di pari passo con l'esplosione di creatività che stava rivoluzionando la musica, la moda e il cinema britannico.
Alcune foto di Rainer W. Schlegelmilch esposte al Mauto di Torino per la mostra "I nemici del Drake"
Il percorso espositivo si arricchisce di approfondimenti storici affascinanti, dai primi esperimenti televisivi con rudimentali camera-car al ruolo delle donne nei circuiti in un'epoca in cui i paddock erano a loro preclusi. A completare l'offerta visiva, una Project Room ospita 34 scatti d'autore di Rainer W. Schlegelmilch, leggendario fotografo capace di eternare la tensione e il rischio della massima formula. Inoltre, l'evento inaugura la sezione permanente "Le stoffe dei campioni", con 21 tute originali di piloti come Prost, Schumacher, Hamilton e Verstappen, per celebrare i cinquant'anni di innovazione nel tessile ignifugo dell'azienda piemontese Sparco.

Le auto esposte al Mauto per "I nemici del Drake"

Alcune delle monoposto di F1 storiche esposte al Mauto per la mostra "I nemici del Drake"
Il cuore pulsante dell'esposizione è rappresentato da una selezione incredibile di 23 vetture (22 monoposto e un'icona stradale). Ecco la lista completa dei capolavori che potrete ammirare dal vivo, in rigoroso ordine cronologico:
  • Ferrari 246 (1958): Segna la fine di un'era, essendo l'ultima monoposto con motore anteriore a trionfare nel mondiale di F1, introducendo al contempo i freni a disco in casa Ferrari.
  • Cooper T51 (1959): La pioniera del motore posteriore centrale, architettura con cui vinse i titoli '59 e '60 con Jack Brabham. L'esemplare in mostra trionfò a Monza con Stirling Moss.
  • Morris Mini Minor (1959): Simbolo della Swinging London, questa geniale stradale rivoluzionò la progettazione automobilistica parallelamente alle innovazioni della F1. L'esemplare esposto vanta tutti i dettagli originali del '59.
  • Ferrari 156 (1963): Conosciuta come 156 Aero per la pannellatura in alluminio, è la prima rossa a motore posteriore, qui nella versione con passo allungato e nuovo musetto studiato da Forghieri.
  • Cooper Maserati T81 (1966): Protagonista all'alba dei motori 3 litri, la vettura in esposizione fu guidata da Jo Bonnier.
  • Brabham BT24 (1968): Portò Denny Hulme al titolo nel '66 con motore Repco. L'esemplare è quello ceduto allo svizzero Silvio Moser, riverniciato di rosso.
  • March 701 (1970): Segnò il debutto della March in F1. Stewart vi vinse in Spagna, mentre l'esemplare in mostra è quello che tenne a battesimo Ronnie Peterson.
  • Lotus 56B (1971): Unica monoposto a turbina ad aver mai calcato i circuiti di F1, derivata dalle esperienze di Colin Chapman alla Indy 500.
  • Lotus 72D (1972): Una delle auto più dominanti della storia. Competitiva per ben sei stagioni, l'esemplare esposto regalò il titolo mondiale a Emerson Fittipaldi nel 1972.
  • Tyrrell 005 (1973): Creata da Derek Gardner e spinta dal leggendario Cosworth DFV, rappresenta il picco della scuderia e la vettura del terzo iride di Jackie Stewart.
  • Shadow DN1 (1973): Al suo esordio conquistò due podi con Follmer e Oliver, ed è ricordata come l'auto preferita dal progettista Tony Southgate.
  • March 761 (1976): L'ultima March trionfante in un GP. Il modello con i colori in mostra portò Vittorio Brambilla alla vittoria in Austria nel '75.
  • Surtees TS19 (1976): Vettura del team di John Surtees, fece scandalo per l'audace sponsorizzazione dei profilattici Durex, che creò non pochi problemi per le dirette in Eurovisione.
  • McLaren M23 (1976): Auto bimondiale (con Fittipaldi e Hunt), l'esemplare in mostra è quello guidato da James Hunt nella drammatica stagione del rogo di Lauda al Nürburgring.
  • Brabham BT45 (1977): Nata dal genio di Gordon Murray, questa monoposto segnò il ritorno dell'Alfa Romeo in F1 con il suo celebre 12 cilindri boxer progettato dall'Ing. Chiti.
  • March 2-4-0 (1977): Un visionario prototipo a sei ruote (quattro motrici posteriori) nato come risposta alle sfide aerodinamiche dell'epoca, pur non avendo mai gareggiato.
  • Theodore TR1 (1978): La vettura che sancì l'esordio di Keke Rosberg e l'arrivo in massima serie del team basato a Hong Kong.
  • Arrows A1 MK2 (1979): Aerodinamica radicale per questa monoposto nata dalle ceneri legali della FA1, guidata nel 1979 da Patrese e Mass.
La lotus 88B (1981) detta anche "lotus fantasma" perchè non corse mai una gara
  • Lotus 88B (1981): La famosa Lotus "fantasma". Dotata di un telaio sdoppiato per estremizzare l'effetto suolo, fu bannata prima ancora di poter partire in un Gran Premio.
  • Williams FW07 (1981): Il progetto che regalò a Sir Frank la prima vittoria (Regazzoni) e il primo mondiale costruttori e piloti (Alan Jones).
  • Brabham BMW BT54 Turbo (1985): Il canto del cigno vincente di Gordon Murray in Brabham, capace di vincere in Canada con Nelson Piquet nell'era d'oro del turbo.
  • McLaren MP4/5 (1989): Dotata del V10 Honda da 3.5 litri, aprì l'era degli aspirati portando Alain Prost al vertice delle classifiche mondiali.
  • Ferrari F1 89 (1989): Progettata in Inghilterra da John Barnard (simboleggiando la resa del Cavallino alla filosofia britannica), è la monoposto che ha introdotto l'ormai standardizzato cambio semiautomatico al volante.
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