Che fine ha fatto Jean Alesi? Tra vini di lusso e la carriera del figlio Giuliano, ecco la sua vita oggi

Motorsport
03 febbraio 2026, 11.07
jean alesi
Nel pantheon dei piloti di Formula 1, ci sono nomi che vengono ricordati per i titoli mondiali accumulati e nomi che restano scolpiti nel cuore della gente per l’anima che hanno saputo mettere in ogni singola curva, nonostante il palmares non sia a livello di nomi del calibro di Lewis Hamilton e Michael Schumacher, con i loro 7 titoli mondiali a testa.
Jean Alesi appartiene, senza ombra di dubbio, alla seconda categoria. Per il pubblico italiano, e per i ferraristi in particolare, Jean non è stato solo un pilota: è stato l’incarnazione della passione pura, un uomo capace di guidare "oltre" i limiti di monoposto spesso non all’altezza del suo talento, armato solo di un coraggio cristallino e di una sensibilità di guida che lo rendeva un mago sul bagnato.
Oggi, a distanza di decenni dal suo addio alle corse nella massima serie, la figura di Alesi continua a emanare un fascino magnetico. Cosa fa oggi l'asso avignonese? Come si divide tra la sua terra, i suoi affari e il supporto alla carriera da pilota del figlio Giuliano? Scopriamo la nuova vita di un campione che non ha mai smesso di correre, anche se oggi lo fa con ritmi diversi.

L'epopea in rosso: quel fatidico 1995 a Montreal

Per capire chi è Jean Alesi oggi, bisogna ricordare chi è stato in pista. Nato ad Avignone nel 1964, la sua carriera in Formula 1 è stata un inno alla resilienza. Arrivato alla Ferrari nel 1991 dopo l'esordio in Tyrrell, memorabile il suo duello con Ayrton Senna al GP di Detroit 1990, l'inizio a Maranello non fu facile; Alesi, infatti, capitò in uno dei momenti tecnicamente più difficili per la Scuderia di Maranello. Mentre i motori V12 urlavano sulla griglia in un'epoca che sembra troppo lontana, Alesi lottava con monoposto non all'altezza della concorrenza ma riusciva a conquistare podi che valevano come vittorie.
Dopo anni difficili, come dimenticare il 1992, il culmine di questo amore reciproco tra il pilota e il popolo ferrarista si raggiunse l'11 giugno 1995. Era il giorno del suo 31° compleanno. Sul circuito di Montreal, intitolato a Gilles Villeneuve, Alesi guidava la sua Ferrari numero 27, lo stesso numero che fu dell'indimenticabile canadese scomparso 13 anni prima a Zolder. Fu una gara epica: mentre Michael Schumacher, allora su Benetton, veniva rallentato da problemi elettronici, Jean balzò in testa.
Gli ultimi giri furono un’agonia collettiva per i milioni di tifosi incollati alla TV. Quando la bandiera a scacchi sventolò, il boato fu mondiale. Jean Alesi vinceva il suo primo (e purtroppo unico) Gran Premio di Formula 1. Le lacrime nel casco, l'invasione di pista dei tifosi che fermarono la sua vettura prima ancora che tornasse ai box, e lui che rientrava trionfante sulla Benetton di Schumacher a mo' di taxi: immagini che sono entrate nella storia dello sport. Quella vittoria fu il giusto premio per un uomo che aveva rifiutato la Williams (all'epoca l'auto più veloce) pur di vestire il rosso Ferrari.
A Monza, nell'ultimo Gran Premio d'Italia corso sul circuito brianzolo nel settembre 2025, Alesi ha avuto l'occasione di tornare a guidare la 412 T2: lasciamo parlare questo video. Un consiglio? Alzate il volume!

La metamorfosi: Jean Alesi "Vigneron" d'eccellenza

Molti piloti, una volta appeso il casco al chiodo, scelgono la strada del commento tecnico o della gestione sportiva pura. Jean Alesi, pur restando nel giro, ha scelto di tornare alle proprie radici, riscoprendo un legame ancestrale con la sua terra, la Valle del Rodano.
Oggi Jean è un produttore di vino stimato e rispettato. La sua tenuta a Villeneuve-lès-Avignon non è un semplice investimento di facciata, ma una vera e propria azienda agricola che produce il celebre "Clos de l'Hermitage". Chi lo segue sui social, e in particolare su Instagram, lo vede spesso tra i filari, immerso in una dimensione rurale che sembra lontanissima dal rumore dei motori, ma che richiede la stessa precisione e dedizione dei box.
Il suo vino, un blend di uve Grenache, Syrah e Mourvèdre, ha ottenuto punteggi altissimi dalle guide internazionali. Alesi applica alla viticoltura la stessa filosofia che usava in pista: cura maniacale dei dettagli e rispetto per la tradizione. Il "Clos Jean Alesi" è diventato un oggetto del desiderio per i collezionisti, un simbolo di come un campione possa reinventarsi con eleganza, trasformando la velocità in attesa, e la foga in sapore.

Il sacrificio di un padre: Il caso della Ferrari F40

Uno degli aspetti più toccanti della vita attuale di Jean Alesi è il suo rapporto con il figlio Giuliano. Crescere con un cognome così pesante nel mondo del motorsport non è facile, e Jean lo sa bene. Per questo motivo, ha deciso di essere molto più di un semplice consulente: è diventato il pilastro economico e morale della carriera del ragazzo.
Qualche anno fa, fece scalpore la notizia che Jean aveva deciso di vendere la sua Ferrari F40 personale. Per un appassionato di auto, la F40 non è un veicolo, è un mito. Ma Jean non ebbe esitazioni: il mercato delle categorie minori (Formula 3 e Formula 2) è diventato proibitivo in termini di costi, e Alesi scelse di sacrificare il suo gioiello per permettere a Giuliano di continuare a sognare.
"L'ho fatto perché sono un padre e credo nel talento di mio figlio. Le macchine sono oggetti, i sogni dei figli sono vita", ha dichiarato in diverse interviste.
Questo gesto ha rafforzato ulteriormente l'immagine di Alesi come uomo di sani principi, capace di anteporre gli affetti familiari al proprio prestigio personale.

Giuliano Alesi: la rinascita in Giappone

Oggi la carriera di Giuliano ha preso una piega affascinante e inaspettata. Dopo l'uscita dalla Ferrari Driver Academy e le difficoltà incontrate nel panorama europeo, Giuliano ha seguito l'esempio di molti grandi piloti del passato (come lo stesso Ralf Schumacher o Eddie Irvine) trasferendosi in Giappone.
Nel 2026, Giuliano Alesi è ormai una stella consolidata nel Sol Levante. Corre nel campionato Super GT e in Super Formula con i colori del team TOM’S, uno dei più prestigiosi del panorama nipponico. In Giappone, il nome Alesi è venerato quasi quanto in Italia (anche grazie al legame storico di Jean con il marchio Toyota/Lexus nel periodo post-F1).
Jean segue il figlio quasi in ogni trasferta. Il suo profilo Instagram è un diario di viaggio tra i circuiti di Suzuka, Fuji e Okayama. Lo si vede orgoglioso ai box, con le cuffie, mentre osserva Giuliano lottare per le prime posizioni. Questa "seconda giovinezza" asiatica ha permesso a Jean di restare nell'ambiente delle corse senza la pressione politica della Formula 1 moderna, godendosi la pura competizione in un Paese che ama profondamente.

Il nuovo ruolo istituzionale di Alesi: Presidente del Paul Ricard dal 2023

Nonostante i viaggi in Oriente e la cura dei vigneti, Jean Alesi ha trovato il tempo per assumere un ruolo di grande responsabilità istituzionale. Dal 2023 è infatti il Presidente del Circuito Paul Ricard a Le Castellet.
Il suo compito è quello di rilanciare lo storico tracciato francese, non solo come sede di competizioni internazionali, ma come centro di eccellenza per la sicurezza stradale e l'innovazione tecnologica. Sotto la sua ala, il Paul Ricard sta vivendo una nuova primavera, diventando un punto di riferimento per i test invernali e per eventi che coinvolgono le auto d'epoca, un'altra grande passione di Jean.

Una vita tra motori, famiglia e buon vino

In sintesi, Jean Alesi oggi è l'esempio perfetto di come un atleta possa gestire il "dopo-carriera" con dignità e successo. Non è rimasto intrappolato nel passato, pur celebrandolo costantemente. È un ambasciatore globale della Formula 1, un imprenditore agricolo di successo e, soprattutto, un padre che ha saputo guidare il figlio verso l'indipendenza professionale.
loading

Le Più Lette

Loading