La storia della Carrozzeria Maggiora
rappresenta uno dei pilastri fondamentali dell'industria automobilistica
piemontese, un racconto che intreccia l'abilità artigianale con la visione
industriale su larga scala. Tutto ebbe inizio nel lontano 1925, quando
il fondatore Arturo Maggiora fece il suo ingresso nel dinamico settore
dei componenti per automobili collaborando con la Martelleria Piemonte.
Quello era un periodo di transizione epocale, in cui l'auto smetteva di essere
un lusso per pochi per trasformarsi via via in un prodotto di massa, e Maggiora
comprese fin da subito l'importanza di una specializzazione tecnica.
La sua ascesa professionale si
consolidò nel 1930 attraverso l'associazione al 50% con Vittorino
Viotti (altro grande nome della Carrozzeria italiana), una collaborazione
che lo portò a ricoprire il ruolo di direttore della produzione
all'interno della celebre carrozzeria. In quegli anni, la sua lungimiranza lo
spinse a gestire anche la ILIA (Industria Lavorazione Lamiera Automobili),
fondata nel 1933, un'azienda satellite dedicata alla produzione di laminati
che si rivelò essenziale per il controllo della filiera produttiva.
L'indipendenza e la nascita della
Martelleria Maggiora nel dopoguerra
Il secondo dopoguerra segnò l'inizio
di una nuova era di indipendenza e crescita esponenziale. Nel 1946,
durante la complessa fase di riorganizzazione post-bellica della Carrozzeria
Viotti, nacque la Martelleria Maggiora.
Inizialmente costituita come una società paritetica tra Arturo Maggiora e
Vittorino Viotti, l'assetto societario mutò radicalmente nel 1949,
quando la famiglia Maggiora decise di acquisire la totalità della proprietà,
assumendo così il pieno controllo del proprio destino industriale. Sebbene la
sede originale fosse ubicata a Torino, precisamente in via Monginevro
128, le ambizioni della famiglia resero necessario un ampliamento strutturale.
Fu così che nel 1951 venne inaugurato un nuovo e imponente stabilimento
nel sobborgo di Moncalieri, presso borgo San Pietro. Questo spostamento
logistico permise alla martelleria di svincolarsi definitivamente dai vecchi
accordi contrattuali e di espandere il proprio giro d'affari, attirando
l'interesse di prestigiosi costruttori e designer. Tra le commesse più rilevanti
di quel periodo spicca la collaborazione con la Carrozzeria Touring, per
la quale Maggiora produsse le scocche di modelli leggendari come l'Alfa
Romeo 2000 Spider e le sue raffinate fuoriserie su base Flaminia.
L'era ILCA-Maggiora e la
specializzazione nelle supercar internazionali
L'evoluzione societaria continuò nel 1960
con la trasformazione in Società per Azioni sotto il nome di ILCA-Maggiora,
un marchio che divenne sinonimo di eccellenza costruttiva per le vetture ad
alte prestazioni. Durante gli anni '60 e '70, l'azienda si distinse per la
realizzazione delle scocche di alcune delle supercar più iconiche del mondo,
tra cui spiccano le audaci De Tomaso Mangusta e Pantera, e la
sofisticata Maserati Mistral. Non mancò l'attenzione per progetti più di
nicchia, come la Fiat 850 Grand-Prix di Francis Lombardi, a
dimostrazione di una versatilità tecnica senza pari.
Negli anni ’80 fu la volta delle esotiche
Bitter SC, fino a quando
la strategia aziendale si aprì a nuovi segmenti grazie a una massiccia commessa
della SIP, l'allora compagnia telefonica di Stato, per la trasformazione
della FIAT Panda nella iconica versione Furgonetta. Questo
modello ebbe un successo tale che, a partire dal 1986, la Fiat stessa
decise di inserirlo direttamente nella propria gamma ufficiale, consolidando il
legame tra le due aziende. Il fondatore Arturo, rimasto una figura centrale
fino ai suoi ultimi giorni, scomparve nel 1985, lasciando la guida
operativa ai figli Bruno, Giuseppina e Vincenzo, che portarono l'azienda
verso nuove sfide.
Innovazione stilistica e il debutto
nel mercato dei clienti finali
Verso la fine degli anni '80, la
Maggiora tentò un'importante svolta strategica passando dal lavoro
esclusivamente in conto terzi alla proposta di prodotti rivolti direttamente al
pubblico. Nacquero così le versioni speciali di modelli popolari come la
FIAT Panda e la Uno, come ad esempio: Panda 4x4 Cabrio (1988), Uno Spiaggetta
(1988) e Uno Cabrio (1990). Oltre alle varianti puramente commerciali come
la Panda Pick-up e Uno Van, l'azienda propose soluzioni innovative come
la Panda Club, una particolare giardinetta che fondeva le
caratteristiche della vettura passeggeri con il volume di carico della
furgonetta. Non mancarono anche i prototipi come la Fiat Gobi (1984) su
base Panda e la Halley (1985) su base Uno disegnata da Paolo Martin,
Gli anni '90 rappresentarono invece il
culmine della sperimentazione estetica con la presentazione di diverse concept-car nei saloni internazionali. Tra queste meritano una
menzione d'onore le tre varianti della FIAT Cinquecento del 1992
chiamate 995/TC e le due Birba, ma anche la potente Punto
Grama 2 (1994), la Bravo 2400 HGT Granturismo (1996), la riuscita
Barchetta Coupé (1996) disegnata in collaborazione col Centro Stile
FIAT (due costruiti e uno conservato presso la Collezione Stellantis
Heritage Hub a Torino), la Barchetta Trofeo (1996) e la sperimentale
Armadillo su base Fiat Bravo (1996).
Nel 1991, l'azienda espanse
ulteriormente la propria capacità produttiva rilevando una parte dello storico
stabilimento Lancia di Chivasso, dove vennero allestite vetture
leggendarie come la Lancia Delta Integrale Evo 3 e la Lancia K Coupé,
oltre alla celebre FIAT barchetta prodotta a partire dal 1995.
Il concetto FIAT Scia come laboratorio
di design nautico e tecnologico
Proprio lo sviluppo della barchetta è legato
a uno dei prototipi più affascinanti dell'epoca: la FIAT Scia.
Presentata al Motor Show di Torino del 1993, questa vettura fu concepita
dai designer John Kinsey e Darren Caddes del Centro Stile Fiat con
l'obiettivo di testare un linguaggio estetico radicalmente nuovo, fortemente
ispirato al design nautico. La Scia presentava elementi rivoluzionari
come gli specchi retrovisori sollevanti e un cruscotto futuristico a tre
quadranti, dettagli che intendevano sorprendere il pubblico e anticipare le
linee della futura roadster sportiva della casa torinese. La costruzione di
questo concetto fu uno sforzo congiunto tra Ilcas e Maggiora, a
testimonianza di come l'esperienza accumulata in decenni di lavorazione della
lamiera potesse tradursi in forme d'avanguardia.
Sebbene la Scia fosse basata sulla
piattaforma della FIAT Punto, la sua estetica audace servì come
fondamentale banco di prova per il successo della barchetta, dimostrando che
l'azienda era in grado di coniugare la progettualità dei centri stile con le
necessità dell’ingegneria. Oggi è conservata presso la collezione Stellantis
Heritage Hub a Torino.
Crisi industriale e il nuovo corso
della Maggiora
Tuttavia, nonostante questi successi
d'immagine, il nuovo millennio portò con sé una
crisi profonda. Il progetto della microvettura a metano Citymagg Droll
del 1998 (con meccanica a metano derivata dalla Fiat Seicento) non ottenne i
risultati sperati e la cessazione della produzione della barchetta lasciò un
vuoto produttivo che gli allestimenti speciali per gli enti pubblici non
riuscirono a colmare.
Chiudendo l’avventura con la Lancia
Granturismo Concept del 2002, nel 2003, la Maggiora fu costretta
alla chiusura, segnando la fine di un'era per lo stabilimento di Chivasso, che
venne poi rilevato dalla NCT del Gruppo Fontana. Fortunatamente, il
patrimonio culturale e tecnologico del marchio non è andato disperso, poiché nel
2006 l'imprenditore Filippo Gemelli ha acquisito il nome e le
attrezzature trasferendole a Carmagnola. Oggi, la rinata Maggiora opera
come un centro di eccellenza a supporto dell'industria automobilistica moderna,
offrendo competenze che spaziano dalla progettazione avanzata alla
costruzione di modelli e prototipi, mantenendo viva la tradizione di una
famiglia che ha contribuito a rendere grande il design italiano nel mondo.