Ottocento cavalli, 1.000 Nm, oltre 350 km/h e un
cambio manuale. Vero. Nel 2026.
Basterebbero questi numeri per capire perché la
nuova Spyker C8 Preliator XXV Coupé presentata a The Quail sia una delle
hypercar più fuori dagli schemi della Monterey Car Week. Ma fermarsi alla
scheda tecnica significherebbe perdere la parte più interessante della
macchina.
La nuova Preliator XXV non è infatti un'evoluzione della precedente Spyker.
È
stata sviluppata partendo da un foglio bianco, con un nuovo spaceframe
progettato internamente e una carrozzeria in alluminio costruita a mano dalla
Coventry Prototype Panels in Inghilterra.
Dietro l'abitacolo troviamo un V8 4.0 biturbo capace di sviluppare 800 CV e
1.000 Nm. La velocità massima dichiarata supera le 217 mph, equivalenti a circa
350 km/h. Ma soprattutto la potenza arriva alle ruote attraverso una
trasmissione manuale.
Niente paddle. Niente cambio automatico travestito da manuale.
“Sei tu a decidere quando cambiare. Senti ogni passaggio di marcia nella tua
mano. E se sbagli, ne sopporti le conseguenze”, spiega Victor Muller fondatore
e CEO. Una frase che riassume bene la
filosofia di questa nuova vettura.
Anche l'abitacolo segue la stessa logica. L'head-up display è l'unico schermo
previsto: comandi fisici, strumenti analogici e soprattutto quel leveraggio del
cambio completamente a vista che è diventato una delle firme stilistiche della
Casa olandese.
Ore e ore di lavoro per creare oggetti unici
Poi iniziano i dettagli.
Ogni C8 Preliator XXV richiede circa 2.100 ore di lavoro. Solo per cucire il
volante servono quattro ore e un artigiano utilizza contemporaneamente due
aghi. Le teste delle viti nell'abitacolo vengono orientate manualmente nella
stessa direzione. Il numero di telaio viene battuto a mano sull'alluminio dello
spaceframe, rendendo persino ogni stampigliatura leggermente diversa dalle
altre.
E mentre praticamente tutta l'industria delle hypercar considera ormai la fibra
di carbonio una scelta obbligata, Spyker continua a utilizzare l'alluminio.
Non
per nostalgia: secondo Muller è proprio la possibilità di modellarlo, lavorarlo
e lucidarlo manualmente a renderlo adatto alla filosofia del marchio.
Il legame con l'aviazione, altra ossessione Spyker, è ovunque. Le prese d'aria
sono NACA, i fanali posteriori ricordano i postbruciatori di un jet e la pinna
posteriore riprende quella della C1 Aerocoque del 1919. Una struttura isogrid a
triangoli, soluzione nata per alleggerire e irrigidire le strutture
aerospaziali, ritorna nelle griglie, nelle prese d'aria, sui pedali, nella rete
dello scarico e perfino nella trama dei sedili.
Quante ne verranno prodotte?
La macchina presentata a The Quail è il telaio numero 270, in Quail Green
metallizzato con leggere sfumature rose gold, finiture esterne rose gold e
pelle Tuscan Saddle nell'abitacolo.
La produzione? Soltanto 25 esemplari, tutti costruiti a mano e configurati tailor
made con il proprietario.
C'è però qualcosa di ancora più importante dietro questa C8. La Preliator XXV
rappresenta il nuovo inizio di Spyker dopo l'investimento di Volodymyr Nosov,
diventato co-proprietario del brand, e la partnership strategica con W Group.
Il programma futuro indicato dalla Casa comprende anche lo sviluppo della D8
Peking-to-Paris SSUV e l'ambizione di riportare Spyker nelle competizioni
endurance GT3.
Il paradosso è interessante: nuovi investimenti e nuove tecnologie per
difendere un'automobile volutamente analogica.
Del resto Preliator in latino significa
“guerriero”. E dopo tutto quello che è successo a Spyker negli ultimi
vent'anni, trovare un nome migliore sarebbe stato difficile.