Un’icona del cinema su ruote...anzi senza: la mitica Lotus di 007 riemerge e va all'asta a Monaco

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di Simone Bocca
13 aprile 2026, 15.35
Nell'immagine si vede la maschera della Lotus Esprit s1 usata durante le riprese di un film di James Bond
© RM Sotheby's
C’è un momento preciso, nella storia del cinema, in cui l’automobile smette di essere solo un mezzo di trasporto e diventa qualcosa di più: un simbolo, un’idea, quasi un personaggio. Nella saga di James Bond, questo è successo molte volte. Ma poche auto sono rimaste impresse nell’immaginario collettivo quanto la Lotus Esprit trasformata in sottomarino.
Oggi, a quasi cinquant’anni dalla sua prima apparizione sul grande schermo, quella stessa Lotus è pronta a cambiare proprietario. Il prossimo 25 aprile, a Monaco, sarà battuta all’asta da RM Sotheby’s con una stima compresa tra 200.000 e 300.000 euro. Una cifra importante, certo, ma sorprendentemente accessibile se si considera il valore simbolico dell’oggetto.
Perché questa non è semplicemente una Lotus. È la Lotus.

La Lotus che diventò sottomarino: quando il cinema osava davvero

Nel 1977, con La spia che mi amava, la saga di James Bond raggiunse uno dei suoi momenti più iconici (e per inciso uno dei miei film preferiti di sempre). Alla guida c’era Roger Moore, e sotto di lui un veicolo che sembrava uscito direttamente da un sogno di ingegneria e fantasia: una Lotus Esprit S1 capace di trasformarsi in sottomarino.
Era una trovata spettacolare, quasi visionaria per l’epoca. Ma funzionava. E soprattutto, rimaneva impressa.
Per realizzare quella scena, il marchio britannico fornì alla produzione due vetture complete e sette carrozzerie. Quella che oggi finisce all’asta è la più affascinante di tutte: la scocca utilizzata per le riprese subacquee, quella che ha davvero solcato le acque cristalline delle Bahamas.
Nell'immagine si vede il retro della Lotus Esprit s1 usata durante le riprese di un film di James Bond
© RM Sotheby's
Non si tratta di un semplice modellino o di un oggetto scenografico qualsiasi. È un mezzo progettato per sembrare reale, credibile, quasi funzionale. Dotato di alette, stabilizzatori, periscopio e quattro eliche posteriori, era pensato per muoversi con eleganza sotto la superficie, mantenendo quell’estetica affilata e futuristica che ha reso la Esprit una delle sportive più riconoscibili degli anni Settanta.
E poi ci sono i dettagli. La mitragliatrice a sei canne nascosta nel cofano anteriore, retrattile come i fari. Le superfici vetrate protette da una caratteristica tendina a lamelle, accessorio tipico dell’epoca. Piccoli particolari che raccontano un modo diverso di fare cinema e di progettare automobili: più audace, più teatrale, forse anche più ingenuo ma tremendamente efficace.

Una storia lunga quasi mezzo secolo, tra collezionisti e parchi divertimento

Come spesso accade con gli oggetti iconici, anche la storia di questa Lotus è fatta di passaggi di mano, collezionisti appassionati e destinazioni inaspettate.
Nel 1998, il sottomarino venne acquistato da un collezionista italiano con sede a Brescia, una città non lontana da due scenari perfetti per un eventuale tuffo: il lago d’Iseo e il lago di Garda. Poi, nel 2002, passò a un altro proprietario italiano, prima di arrivare, nel 2007, esattamente trent’anni dopo l’uscita del film, nelle mani dell’attuale proprietario, un collezionista finlandese.
La sua scelta fu singolare ma coerente con lo spirito dell’oggetto: esporlo al pubblico. Per quasi vent’anni, infatti, la Lotus è rimasta in mostra nel parco divertimenti PowerPark, sulla costa occidentale della Finlandia, diventando una curiosità amata da visitatori di tutte le età.

Restaurata nel 2025, ma con un’anima da oggetto da collezione

Dopo anni di esposizione, ha subito un restauro completo nell’estate del 2025, affidato allo specialista finlandese Makela Auto Tuning. Il lavoro ha riportato alla luce l’aspetto originale del mezzo, con una riverniciatura parziale e un recupero generale della struttura.
Resta però un oggetto molto particolare. Non ha motore, non ha interni, non ha organi meccanici. In senso stretto, non è più un’automobile. E forse non lo è mai stata davvero.
Misura 4,60 metri di lunghezza, 1,80 metri di larghezza e 1,20 metri di altezza, che diventano 1,60 metri se si considera il supporto mobile su cui è montata per facilitarne lo spostamento. Numeri che la rendono concreta, tangibile, quasi normale. Ma basta guardarla per capire che normale non lo è affatto.

Un oggetto unico, nel momento perfetto

La domanda, a questo punto, è inevitabile: vale davvero la pena investire in un oggetto del genere?
La risposta dipende da cosa si cerca.Se si desidera un’auto da guidare, ovviamente no. Se invece si vuole possedere un pezzo di storia del cinema e dell’automobile, allora la prospettiva cambia completamente.
Il tempismo, poi, non potrebbe essere più interessante. Nel 2027, La spia che mi amava compirà 50 anni, un anniversario che inevitabilmente riporterà sotto i riflettori uno dei capitoli più spettacolari della saga di James Bond.
E in un mercato in cui le auto diventano sempre più simili tra loro, sempre più razionali e prevedibili, oggetti come questo ricordano che l’automobile può essere ancora fantasia, spettacolo, immaginazione.
Anche quando non ha nemmeno le ruote.
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