Una ripresa che cambia le prospettive.
Stellantis ha diffuso
i risultati finanziari del secondo trimestre 2026, certificando una decisa e
attesa inversione di tendenza: il gruppo automobilistico si lascia alle spalle
la pesante perdita di 1,8 miliardi di euro registrata nello stesso periodo
dell'anno precedente e torna a macinare utili.
A spingere la redditività dell'azienda è stata
principalmente la solida performance oltreoceano, che ha agito da contrappeso
rispetto a un mercato europeo ancora stagnante sui margini.
I numeri del rilancio
Il secondo trimestre 2026 evidenzia un miglioramento su base
annua di tutti i principali indicatori finanziari, fornendo ossigeno e
credibilità all'attuazione del piano strategico a lungo termine FaSTLAne
2030.
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Indicatore
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Q2 2026
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Q2 2025
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Variazione
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Ricavi Netti
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43,5 miliardi di €
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38,4 miliardi di €
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+13%
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Utile Netto
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0,3 miliardi di €
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(1,8 miliardi di €)
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n.m.
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Utile Operativo Rettificato (AOI)
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0,8 miliardi di €
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0,2 miliardi di €
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+263%
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Flusso di Cassa Industriale
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1,0 miliardi di €
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0,03 miliardi di €
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n.m.
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A rassicurare gli investitori è soprattutto il dato sulla
liquidità industriale disponibile, che si attesta a 44,1 miliardi di euro.
Questa cifra rappresenta il 27% dei ricavi netti proiettati su 12 mesi,
mantenendo l'azienda saldamente all'interno dell'obiettivo strategico di
sicurezza (fissato tra il 25% e il 30%).
Il Nord America traina, l'Europa resta al palo
L'analisi geografica delle vendite chiarisce le dinamiche
alla base di questo successo finanziario, delineando uno scenario di mercato a
due velocità:
- L'accelerazione
americana: Il Nord America è il vero motore della ripresa di
Stellantis. I ricavi netti nella regione sono balzati del 32%, con volumi
di vendita in crescita del 6% (il quarto trimestre consecutivo con segno
positivo). A spingere i conti sono le ottime performance negli Stati Uniti
di modelli chiave come Jeep Grand Wagoneer (+43%) e Ram 1500 (+9%), oltre
a un risultato storico in Messico (+17%). Anche il Sud America consolida
la propria posizione con ricavi in aumento del 6% e una solida leadership
di mercato in Brasile e Argentina, trainata sempre dal brand Ram.
- La
frenata del Vecchio Continente: L'Europa allargata racconta una storia
finanziaria meno esaltante. Sebbene le vendite complessive siano cresciute
del 3% (grazie al lancio della nuova Fiat Grande Panda e all'ottimo
riscontro di Leapmotor, cresciuta di sei volte su base annua), i ricavi
sono rimasti invariati. A preoccupare maggiormente è però la redditività:
l'Europa è l'unica regione del gruppo ad aver registrato un margine
operativo negativo (-0,6%).
- Resilienza
in Medio Oriente e Africa: La regione mantiene la leadership nei
veicoli commerciali leggeri (LCV) e incrementa la quota di mercato al
24,7% nonostante un contesto macroeconomico sfavorevole. In Asia-Pacifico,
invece, le vendite segnano una flessione del 29%, seppur con un mese di
giugno che ha registrato i volumi di consegna più alti del semestre.
Le sfide future e l'incognita dei dazi
"Il secondo trimestre è stato caratterizzato da
continui progressi, trainati dal Nord America e supportati da importanti
contributi da tutte le altre regioni", ha dichiarato il CEO di Stellantis,
Antonio Filosa. "Abbiamo migliorato le prestazioni di tutti i
nostri principali indicatori finanziari. Con il piano strategico FaSTLAne 2030
in piena fase di attuazione e gli entusiasmanti lanci di prodotti previsti per
quest'anno che procedono secondo i piani, restiamo fiduciosi sulla guidance
finanziaria per il 2026".
L'azienda ha confermato le stime per l'anno in corso,
prevedendo che i risultati del secondo semestre saranno maggiormente
concentrati nell'ultimo trimestre, a valle del tradizionale rallentamento
produttivo estivo.
Resta tuttavia un ostacolo imponente all'orizzonte:
l'impatto netto dei dazi doganali, che Stellantis stima per il 2026 in una
forbice compresa tra 1,0 e 1,2 miliardi di euro. Una voce di costo
significativa, per la quale il gruppo ha già corrisposto oneri per 0,3 miliardi
nel primo semestre, e che richiederà un'attenta gestione per non erodere la
redditività faticosamente ritrovata.