Perché il Governo non taglia le accise? Ecco quanto guadagna realmente

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17 marzo 2026, 15.56
distributore benzina conta i soldi davanti alla pompa di benzina
Le tensioni geopolitiche internazionali, culminate con i recenti attacchi in Medio Oriente, hanno innescato una nuova fiammata dei prezzi alla pompa. Di fronte al rialzo di benzina e Diesel, consumatori e opposizioni chiedono un intervento immediato attraverso il taglio delle accise carburanti. Tuttavia, l'esecutivo frena su una riduzione generalizzata, puntando invece su aiuti selettivi.
Ma cosa c'è dietro questa cautela? Da un lato le valutazioni sull'impatto reale della misura sull'inflazione, dall'altro un elemento puramente contabile: il cosiddetto "extragettito". Mentre gli automobilisti pagano il conto dei rincari, le casse dello Stato registrano infatti entrate milionarie extra ogni singolo giorno.

I numeri del caro benzina: quanto incassa lo Stato

L'aumento dei listini dei carburanti produce un effetto duplice e contrastante sull'economia nazionale. Da una parte drena risorse private, dall'altra arricchisce l'erario pubblico.
Secondo le stime elaborate dal Codacons, la situazione attuale si traduce in cifre molto precise:
  • Il costo per i cittadini: Gli automobilisti italiani stanno affrontando un esborso aggiuntivo stimato in 16,5 milioni di euro al giorno a causa dei recenti rincari.
  • Il guadagno per lo Stato: Poiché l'incidenza di IVA e accise pesa per circa il 58% sul prezzo finale del carburante, il rincaro alla pompa genera un extragettito fiscale. Attualmente, lo Stato sta incassando 9,5 milioni di euro in più al giorno rispetto ai livelli di fine febbraio.

Le misure del Governo: verso un bonus carburanti mirato

Invece, di rinunciare a questo extragettito con un taglio orizzontale delle accise (il cosiddetto meccanismo delle "accise mobili"), i ministri Adolfo Urso (Imprese) e Giancarlo Giorgetti (Economia) stanno lavorando a un pacchetto di interventi compensativi e selettivi.
L'obiettivo è concentrare le risorse pubbliche esclusivamente sui soggetti più vulnerabili. Le misure allo studio del Consiglio dei Ministri prevedono:
  • Un bonus anti-rincari destinato alle famiglie con un indicatore ISEE inferiore ai 15.000 euro.
  • Sgravi fiscali specifici per il settore dell'autotrasporto e per le imprese più esposte all'aumento delle bollette e ai blocchi dell'export.

Lo scontro politico e il precedente del Governo Draghi

La scelta di non applicare le accise mobili ha acceso il dibattito politico. L'opposizione, guidata da Elly Schlein, chiede la restituzione immediata dell'extragettito ai cittadini, sottolineando l'ingiustizia di far pagare agli italiani il costo di conflitti internazionali.
All'interno della stessa maggioranza emergono sfumature diverse: il vicepremier Antonio Tajani non ha escluso a priori un taglio delle accise compensato dall'extragettito IVA, facendo però notare un ostacolo tecnico. Per quantificare e utilizzare l'extragettito IVA reale, è necessario attendere le chiusure contabili di fine mese.
A giustificare la linea della prudenza, il ministro Urso ha richiamato il precedente del Governo Draghi del 2022:
  • La tesi del Governo: Il taglio costò alle casse pubbliche circa un miliardo di euro al mese senza fermare l'inflazione e, secondo i dati dell'Ufficio di Bilancio della Camera, finì per avvantaggiare proporzionalmente di più i ceti abbienti.
  • La replica dei consumatori: Il Codacons contesta questa lettura, ricordando che la misura del 2022 portò a un calo immediato dell'inflazione (dal 6,5% al 6%) e garantì ai consumatori risparmi per circa 4 miliardi di euro.

I prossimi passi

L'evoluzione del dossier dipenderà dalle decisioni prese in sede europea e nazionale. Si attende il prossimo Consiglio Europeo, da cui potrebbe scaturire una strategia comunitaria per il contenimento dei costi energetici, fondamentale per stabilire la portata e la durata della crisi. Solo successivamente il Consiglio dei Ministri varerà il pacchetto definitivo di aiuti.
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