Le tensioni geopolitiche internazionali, culminate con i
recenti attacchi in Medio Oriente, hanno innescato una nuova fiammata dei
prezzi alla pompa. Di fronte al rialzo di benzina e Diesel, consumatori e
opposizioni chiedono un intervento immediato attraverso il taglio delle accise
carburanti. Tuttavia, l'esecutivo frena su una riduzione generalizzata,
puntando invece su aiuti selettivi.
Ma cosa c'è dietro questa cautela? Da un lato le valutazioni
sull'impatto reale della misura sull'inflazione, dall'altro un elemento
puramente contabile: il cosiddetto "extragettito". Mentre gli
automobilisti pagano il conto dei rincari, le casse dello Stato registrano
infatti entrate milionarie extra ogni singolo giorno.
I numeri del caro benzina: quanto incassa lo Stato
L'aumento dei listini dei carburanti produce un effetto
duplice e contrastante sull'economia nazionale. Da una parte drena risorse
private, dall'altra arricchisce l'erario pubblico.
Secondo le stime elaborate dal Codacons, la situazione
attuale si traduce in cifre molto precise:
- Il
costo per i cittadini: Gli automobilisti italiani stanno affrontando
un esborso aggiuntivo stimato in 16,5 milioni di euro al giorno a
causa dei recenti rincari.
- Il
guadagno per lo Stato: Poiché l'incidenza di IVA e accise pesa per
circa il 58% sul prezzo finale del carburante, il rincaro alla
pompa genera un extragettito fiscale. Attualmente, lo Stato sta incassando
9,5 milioni di euro in più al giorno rispetto ai livelli di fine
febbraio.
Le misure del Governo: verso un bonus carburanti mirato
Invece, di rinunciare a questo extragettito con un taglio
orizzontale delle accise (il cosiddetto meccanismo delle "accise
mobili"), i ministri Adolfo Urso (Imprese) e Giancarlo Giorgetti
(Economia) stanno lavorando a un pacchetto di interventi compensativi e
selettivi.
L'obiettivo è concentrare le risorse pubbliche
esclusivamente sui soggetti più vulnerabili. Le misure allo studio del
Consiglio dei Ministri prevedono:
- Un bonus
anti-rincari destinato alle famiglie con un indicatore ISEE inferiore
ai 15.000 euro.
- Sgravi
fiscali specifici per il settore dell'autotrasporto e per le imprese
più esposte all'aumento delle bollette e ai blocchi dell'export.
Lo scontro politico e il precedente del Governo Draghi
La scelta di non applicare le accise mobili ha acceso il
dibattito politico. L'opposizione, guidata da Elly Schlein, chiede la
restituzione immediata dell'extragettito ai cittadini, sottolineando
l'ingiustizia di far pagare agli italiani il costo di conflitti internazionali.
All'interno della stessa maggioranza emergono sfumature
diverse: il vicepremier Antonio Tajani non ha escluso a priori un taglio delle
accise compensato dall'extragettito IVA, facendo però notare un ostacolo
tecnico. Per quantificare e utilizzare l'extragettito IVA reale, è necessario
attendere le chiusure contabili di fine mese.
A giustificare la linea della prudenza, il ministro Urso ha
richiamato il precedente del Governo Draghi del 2022:
- La
tesi del Governo: Il taglio costò alle casse pubbliche circa un
miliardo di euro al mese senza fermare l'inflazione e, secondo i dati
dell'Ufficio di Bilancio della Camera, finì per avvantaggiare
proporzionalmente di più i ceti abbienti.
- La
replica dei consumatori: Il Codacons contesta questa lettura,
ricordando che la misura del 2022 portò a un calo immediato
dell'inflazione (dal 6,5% al 6%) e garantì ai consumatori risparmi per
circa 4 miliardi di euro.
I prossimi passi
L'evoluzione del dossier dipenderà dalle decisioni prese in
sede europea e nazionale. Si attende il prossimo Consiglio Europeo, da cui
potrebbe scaturire una strategia comunitaria per il contenimento dei costi
energetici, fondamentale per stabilire la portata e la durata della crisi. Solo
successivamente il Consiglio dei Ministri varerà il pacchetto definitivo di
aiuti.