Un noto meccanico denuncia sui social la crescente
presenza di componenti plastici in parti vitali dei veicoli moderni. Tra
listini in aumento e materiali meno nobili, si riaccende il dibattito su
affidabilità e obsolescenza programmata.
L'acquisto di un'automobile nuova è stato, per decenni,
sinonimo di tranquillità: un investimento importante a fronte della garanzia di
affidabilità, durabilità e utilizzo di materiali di prima scelta. Tuttavia,
questa equazione sembra non essere più così scontata agli occhi di chi le auto
le ripara ogni giorno. A sollevare il velo su una realtà tecnica spesso
ignorata dai consumatori è Juan José, meccanico sivigliano noto sui social
media come Ebenezer, il cui recente sfogo video è diventato virale,
riaprendo una ferita scoperta nel rapporto tra automobilisti e case
costruttrici.
"Paghi di più per avere meno"
Il messaggio che arriva dal ponte sollevatore dell'officina
è diretto e privo di filtri. Circondato da componenti smontati, il
professionista denuncia quella che definisce una deriva preoccupante
dell'industria automobilistica: un'asimmetria crescente tra il costo finale del
veicolo e la qualità della componentistica interna.
"Ogni volta paghi di più per le auto, ma la realtà è
che ti mettono sempre più plastica e meno pezzi di qualità", afferma
il meccanico nel video. La critica non è rivolta all'estetica o agli interni,
bensì alla meccanica pura, quella nascosta sotto il cofano, dove la robustezza
dovrebbe essere un imperativo categorico.
La coppa dell'olio: il simbolo del cambiamento
L'esempio portato a sostegno della tesi è tecnicamente
rilevante e riguarda il cárter, o coppa dell'olio. Si tratta di un
componente fondamentale, deputato a contenere il lubrificante del motore e a
resistere a temperature d'esercizio estremamente elevate.
Storicamente realizzato in metallo (acciaio o alluminio) per
garantire resistenza agli urti e calore, oggi – fa notare Juan José – è sempre
più spesso realizzato in materiali plastici o compositi. "Com'è
possibile inserire un pezzo di plastica per contenere olio a temperature così
alte?", si domanda il tecnico, evidenziando come anche elementi
apparentemente banali, come il tappo di scolo, siano ormai prodotti in
plastica. Una scelta che, secondo l'esperienza dell'officina, rischia di
compromettere la longevità del mezzo e complicare anche le manutenzioni più
ordinarie.
Componenti strutturali a rischio?
L'analisi del meccanico si spinge oltre, toccando tasti
ancora più delicati riguardanti la sicurezza e la struttura del veicolo. Nel
video, Juan José riferisce di essersi imbattuto in componenti meccanici di
collegamento (come braccetti o bielle) realizzati interamente in polimeri.
L'incredulità del professionista è palpabile: "Siamo
arrivati a trovare componenti strutturali completamente in plastica. È
allucinante". L'ironia amara che ne consegue ipotizza un futuro
prossimo in cui persino le scatole del cambio saranno realizzate con gli stessi
materiali poveri, alimentando i timori degli utenti riguardo ai guasti che
potrebbero verificarsi appena scaduta la garanzia ufficiale.
Il paradosso ecologico e i costi di riparazione
Sebbene l'industria automobilistica giustifichi l'adozione
massiccia di plastiche e compositi con la necessità di ridurre il peso delle
vetture – fattore cruciale per abbattere i consumi e rientrare nei severi
parametri delle emissioni imposti dalle normative europee – il punto di vista
del riparatore offre un'altra prospettiva.
Secondo la denuncia, questa transizione si traduce in
prodotti meno resistenti e, paradossalmente, più onerosi da riparare nel lungo
periodo. Laddove un pezzo in metallo poteva essere rettificato o riparato, un
componente in plastica spesso richiede la sostituzione integrale dell'intero
blocco.
Il video si chiude con una chiosa sarcastica che ha
risuonato tra migliaia di utenti: "Per inciso, tutto molto
ecologico". Una frase che sintetizza il dubbio di molti: se la durata
della vita utile dei componenti si accorcia, l'impatto ambientale della
produzione continua di ricambi non rischia di annullare i benefici del minor
peso?
La testimonianza di Juan José non ha la pretesa di essere
uno studio ingegneristico, ma ha il merito di porre una domanda scomoda: stiamo
pagando il progresso tecnologico con la moneta della fragilità strutturale? La
risposta, per molti automobilisti, potrebbe trovarsi già sotto il proprio
cofano.