Influencer, crew e giovanissimi al volante di hypercar da milioni di
dollari hanno trasformato le strade della Penisola nel proprio palcoscenico.
Siamo usciti di notte per cercare le gare clandestine, ma abbiamo trovato
Seaside blindata dalla polizia. Dopo il caos del 2025, nessuno sembra più
disposto a chiudere un occhio
La chiamano
evoluzione, ma non sempre ciò che viene dopo è necessariamente
migliore. Anche la
Monterey Car Week, per quasi settant’anni il luogo nel quale
l’automobile è stata celebrata come cultura, eleganza e memoria, sta cambiando
pelle. Accanto ai
collezionisti capaci di raccontare la storia di ogni vite
della propria vettura sono comparsi giovanissimi proprietari di hypercar,
influencer, YouTuber e piccole corti di fotografi, amici e videomaker.
Le
chiamano crew. Molto spesso somigliano soltanto a rumorose compagnie di giro.
Per capire quanto questo nuovo mondo stia imbastardendo la settimana più
importante dell’automobile siamo usciti di notte. Abbiamo girato tra Monterey e
Seaside alla ricerca delle gare clandestine, delle accelerazioni riprese con le
action cam e di quelle sfide improvvisate che, da qualche anno, cominciano
quando chiudono i cancelli degli eventi ufficiali.
La nostra destinazione era l’In-N-Out di Seaside, lungo Del Monte Boulevard,
pochi chilometri a nord di Monterey. Un fast food diventato il punto di ritrovo
di chi possiede una Lamborghini, una Ferrari o una McLaren ma non sembra
particolarmente interessato a conoscere la differenza tra una carrozzeria
Touring e una Pininfarina.
Nell’agosto del 2025 il suo parcheggio era stato invaso da centinaia di
persone e trasformato in una sorta di salone clandestino a cielo aperto.
Supercar circondate dalla folla, motori al limitatore, partenze a tutto gas e
strade bloccate. Dopo l’intervento della polizia, il raduno si era riversato
nelle vie circostanti, lasciando dietro di sé rumore, pneumatici sull’asfalto e
residenti esasperati.
Quest’anno, però, all’In-N-Out abbiamo trovato poco spettacolo e moltissime
divise. Il parcheggio era praticamente blindato. Le automobili di un certo
valore, bastava apparentemente superare i 30 mila dollari per attirare
l’attenzione, non erano accolte con particolare entusiasmo. Un pick-up dello
sceriffo stazionava all’interno, mentre lungo Del Monte Boulevard, agli incroci
e nelle strade laterali erano disseminate pattuglie più o meno visibili. Alcune
sotto i lampioni, altre nascoste nel buio, pronte a intervenire alla prima
accelerazione.
Abbiamo continuato a girare per buona parte della notte, ma c’era troppa
polizia. Chi aveva immaginato di trasformare Seaside in un circuito aveva
evidentemente cambiato programma oppure si era spostato altrove. La stretta
delle forze dell’ordine non nasceva dal nulla: era la risposta diretta al caos
dell’anno precedente e a un fenomeno che continua a crescere.
Durante la Car Week è sempre più frequente incontrare ragazzi giovanissimi
alla guida di automobili da centinaia di migliaia, quando non da milioni di
dollari. Alcuni hanno costruito fortune con la tecnologia, le criptovalute o i
social. Altri non si capisce bene da dove arrivino, ma arrivano…. Quasi mai da
soli: intorno all’auto si muove una piccola troupe pronta a riprendere ogni
sgasata, ogni sorpasso e ogni violazione del codice della strada.
Un mondo a parte
La parte più curiosa è che pochissimi di loro sembrano interessati alla vera
Monterey Car Week. Non li abbiamo incontrati a The Quail, al Concorso Italiano
o sul green di Pebble Beach. Luoghi nei quali, per apprezzare un’automobile,
occorre fermarsi, osservarla e magari conoscerne la storia. Preferiscono il
palcoscenico gratuito delle strade, dove basta un sorpasso azzardato o una
partenza violenta per produrre un reel da centinaia di migliaia di
visualizzazioni.
Non servono neppure vere gare clandestine. Si parcheggia in una zona vietata
per mettere in mostra la vettura, si blocca una carreggiata per realizzare un
video, si crea spazio nel traffico per filmare un’accelerazione. L’automobile
smette di essere il fine e diventa uno strumento per produrre contenuti. Non
importa cosa sia, chi l’abbia progettata o perché sia speciale. Basta che costi
molto, faccia rumore e venga riconosciuta nei pochi secondi necessari per
scorrere lo schermo di un telefono.
Gli abitanti della Penisola, però, sembrano averne abbastanza. E anche la
polizia non è più disponibile a chiudere un occhio. Durante la Monterey Car
Week 2026, le cinque principali forze dell’ordine della zona hanno effettuato
complessivamente 761 controlli stradali, elevato 397 contravvenzioni, compiuto
48 arresti e rimosso 13 veicoli. Non tutti gli arresti sono naturalmente
riconducibili alle supercar o alle gare clandestine, ma i numeri raccontano la
dimensione dell’apparato messo in campo.
Nella sola Monterey i controlli sono saliti dai 212 del 2025 ai 257 di
quest’anno e le contravvenzioni da 129 a 158. Gli arresti sono invece scesi da
dieci a cinque, un risultato attribuito dalle autorità proprio alla maggiore
prevenzione. Sulle grandi arterie la California Highway Patrol ha schierato
unità speciali e Dodge Durango poco riconoscibili come vetture di servizio. Uno
di questi ha fermato insieme una McLaren e una BMW M2 sorprese sulla Highway
101 a 115 miglia orarie, circa 185 km/h. e: ciao, ciao….patente!
Secondo le autorità, la Car Week 2026 è stata più tranquilla rispetto alla
precedente. Probabilmente è vero. Non perché sia improvvisamente scomparsa la
voglia di trasformare Monterey in un autodromo, ma perché questa volta la
polizia li stava aspettando.
Resta il problema più grande
La Monterey Car Week è nata per celebrare
l’automobile e per anni è riuscita a tenere insieme corse, eleganza, storia,
tecnica e passione. Ora rischia di diventare anche il fondale di uno spettacolo
nel quale l’automobile vale soltanto per il prezzo e per il rumore che riesce a
produrre. I barbari non sono ancora entrati a Pebble Beach. Per il momento
girano intorno ai cancelli, con una telecamera accesa e il motore al
limitatore.