L'Italia si ritrova letteralmente spaccata in due, ostaggio
di una polarizzazione meteorologica che sta lasciando sul campo danni per
centinaia di milioni di euro. Mentre le regioni del Sud continuano a
boccheggiare sotto la morsa di un anticiclone che mantiene la colonnina di
mercurio oltre i 40 gradi, alimentando incendi che stanno devastando boschi e
macchia mediterranea, il Nord Italia è stato sferzato da un'ondata di maltempo
di eccezionale violenza.
Il bilancio degli ultimi tre giorni restituisce l'immagine
di un territorio ferito: 192 maxi-grandinate hanno colpito le regioni
settentrionali, con chicchi di ghiaccio che in alcune zone hanno raggiunto i
dieci centimetri di diametro.
Il caos sull'A13 e l'infrastruttura in tilt
L'apice dell'emergenza si è registrato in Emilia-Romagna, in
particolare nel Ferrarese. Sull'autostrada A13, automobilisti e
autotrasportatori si sono trovati intrappolati in quello che molti hanno
descritto come un vero e proprio "bombardamento". Chicchi di oltre
tre centimetri hanno sfondato parabrezza e crivellato le carrozzerie,
costringendo i conducenti ad accostare in preda al panico. «Il cielo è
diventato nero all’improvviso, poi è caduta grandine grande come sassi. Mi ha
distrutto il parabrezza. Ho accostato e mi sono coperto il viso», ha raccontato
uno dei testimoni.
L'impatto sul territorio è stato devastante su più fronti:
- Infrastrutture
e viabilità: A Ravenna le raffiche di vento hanno abbattuto oltre 100
alberi e scoperchiato un istituto scolastico. La statale Romea è rimasta
interrotta per ore, mentre sulla rete ferroviaria si sono registrati gravi
disagi, con ritardi fino a 70 minuti sulla linea Bologna-Venezia e
convogli cancellati sulla Ferrara-Ravenna. A San Martino, la caduta di
alberi ha tranciato una condotta idrica, lasciando la zona senz'acqua e,
in diversi quartieri, senza corrente elettrica.
- Agricoltura
in ginocchio: Le campagne hanno subito il colpo di grazia. Interi
raccolti di soia, sorgo, mais, riso e girasole sono stati falciati. Le
reti antigrandine, progettate per resistere a eventi di normale entità,
hanno ceduto sotto il peso del ghiaccio. Le associazioni di categoria, tra
cui Cia e Coldiretti, stimano danni incalcolabili e hanno già richiesto
l'attivazione dello stato di calamità naturale e il supporto dell'Unione
Europea.
La stangata per gli automobilisti: i dati di Federcarrozzieri
Oltre ai danni al comparto agricolo, emerge in tutta la sua
gravità il bilancio per i proprietari di veicoli. Secondo i dati diffusi da Federcarrozzieri,
le precipitazioni estreme hanno provocato un'impennata di richieste di
intervento, portando alla luce le criticità del sistema assicurativo italiano.
L'associazione delinea un quadro allarmante per le tasche
dei cittadini:
- Costi
di riparazione: Si parte da un minimo di 900 euro per piccoli
interventi di tirabolli, fino a raggiungere i 10.000 euro per le
vetture di grandi dimensioni che necessitano di sostituzioni dei cristalli
e rifacimento pesante della carrozzeria.
- Coperture
inadeguate: Si stima che in Italia meno di 2 auto su 10 siano
protette da polizze specifiche contro gli eventi atmosferici estremi.
Inoltre, chi possiede la copertura deve spesso fare i conti con franchigie
e scoperti contrattuali molto alti.
- L'imbuto
delle riparazioni: Davide Galli, presidente di Federcarrozzieri,
denuncia i ritardi generati dalle compagnie assicurative che
"obbligano gli automobilisti a eseguire gli interventi presso le
carrozziere da loro indicate". Una prassi che satura le reti
convenzionate, mentre i tempi si ridurrebbero notevolmente rivolgendosi
alle carrozzerie indipendenti.
La frequenza di questi eventi non è un caso isolato.
Nell'ultimo decennio, le richieste di riparazione per danni meteorologici sono raddoppiate.
Distribuzione geografica delle richieste di riparazione (Dati ultimi 10
anni):
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Regioni più colpite
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Incidenza sul totale nazionale
|
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Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna
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70%
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|
Resto d'Italia
|
30%
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La scienza dietro le supercelle: l'analisi del CNR
Ma perché la grandine cade con una violenza inedita? La
risposta risiede nell'alterazione degli equilibri termici causata dai
cambiamenti climatici. Antonello Pasini, fisico del clima del Cnr, individua
tre fattori scatenanti:
- Il
Mar Mediterraneo ha raggiunto temperature superficiali anomale di 30-32
gradi.
- Le
masse d'aria calda stazionano a 40 gradi al Centro-Sud e a 35 gradi al
Nord.
- L'infiltrazione
improvvisa di aria fredda in quota.
«L’aria calda e umida sale, incontra quella più fredda e
secca e genera cumulonembi», spiega Pasini. «Dentro le nubi le correnti
trascinano su e giù nuclei di ghiaccio: raccolgono altra acqua, crescono e
precipitano quando il loro peso non è più sostenuto». Prevedere con esattezza
chirurgica la traiettoria di queste supercelle è impossibile: i modelli
matematici indicano le macro-aree a rischio con 24 ore di anticipo, ma solo
l'uso dei radar a strettissimo giro permette di seguire la formazione dei chicchi
"di ora in ora".
Le previsioni per i prossimi giorni
Il fronte perturbato ha intanto continuato la sua marcia
verso sud. Nelle Marche, i vigili del fuoco sono intervenuti per allagamenti e
coperture divelte, portando alla sospensione di eventi pubblici a Fano. In
Puglia, una grondaia sradicata nel Foggiano ha tranciato la linea ferroviaria
tra Peschici e San Severo, mentre a Bari il forte vento ha costretto alla
chiusura dei parchi e al dirottamento di tre voli commerciali.
Secondo gli esperti, il peggio dovrebbe essere alle spalle:
a partire da mercoledì, l’anticiclone subtropicale inizierà una graduale
ritirata. Le temperature subiranno una flessione, concedendo una tregua dal
caldo estremo, pur mantenendo attiva l'allerta per possibili e isolati
temporali lungo la dorsale appenninica e le coste adriatiche.