Il Consiglio dei Ministri ha approvato l'esenzione dal bollo
auto per il 2027. Sulla carta sembra una notizia eccellente: 14,5 milioni di
veicoli non dovranno pagare la tassa automobilistica il prossimo anno, con
un risparmio medio per famiglia e un costo per lo stato di 2,36 miliardi di
euro. Eppure, più si legge il testo della misura, più emerge il solito
divario tra la narrativa politica e la realtà dei fatti.
Vale la pena capire esattamente di cosa si tratta, perché
non tutto quello che è stato raccontato corrisponde a quello che è stato
approvato.
Cosa prevede davvero la misura
Abbiamo già coperto la notizia in un articolo di qualche
giorno fa, ma penso sia comunque utile ricordare quali sono i punti principali
della manovra. L'esenzione si applica ai pagamenti dovuti tra il 1° gennaio
e il 31 dicembre 2027. Non è un'abolizione del bollo, come molti titoli e
post sui social dei partiti di governo hanno lasciato intendere: è una sospensione
per un solo anno, dopodiché tornerà tutto come prima, salvo nuovi
provvedimenti.
I requisiti per accedere all'esenzione sono precisi:
- Solo
privati: le aziende e le flotte commerciali non ne beneficiano.
- Un
veicolo per persona: chi possiede più auto ottiene l'esenzione solo
sull'auto con la potenza più bassa, o in caso di parità su quella con il
bollo più economico.
- Limite
di potenza: 80 kW (circa 109 CV) per le automobili a benzina, diesel,
ibride o bifuel.
- Moto
e ciclomotori: esenti senza limite di potenza, purché il proprietario
non benefici già dell'esenzione su un'auto.
- Il
veicolo deve avere l'assicurazione RCA in corso di validità.
Lo stato trasferirà 2,29 miliardi di euro alle
regioni per compensare il mancato gettito, con i dettagli da definire entro il
31 marzo 2027.
I pro: un aiuto concreto, ma a chi?
Non è corretto liquidare la misura come puramente simbolica.
Per molte famiglie, soprattutto quelle con redditi medio-bassi e un'auto di
piccola cilindrata, il bollo rappresenta una spesa reale: qualche centinaio di
euro all'anno che, in un periodo di inflazione ancora alta e costo della vita
crescente, fa la differenza. Il limite degli 80 kW è pensato proprio per
escludere le auto di lusso e concentrare il beneficio sulle utilitarie e le
city car, quelle più diffuse tra chi ha meno.
C'è anche un segnale politico che, in questo caso, non è del
tutto sbagliato: il bollo auto è una tassa sul possesso, non sull'uso. Si paga
anche se l'auto è ferma in garage. Tassare il semplice fatto di avere un
veicolo intestato, indipendentemente da quanto lo si usa, è una logica fiscale
discutibile, e l'idea di rimuoverla ha una sua coerenza.
I contro: tutto quello che non torna
Il problema principale è che si tratta di un'esenzione
per un solo anno. Non è una riforma strutturale del sistema fiscale
automobilistico italiano. Non cambia nulla in modo permanente. Dal 2028 in poi,
salvo nuove decisioni, il bollo tornerà esattamente com'era. Questo significa
che non incentiva nessun comportamento di lungo periodo: non spinge a comprare
un'auto nuova, non orienta verso motorizzazioni più efficienti, non accelera il
rinnovo del parco circolante.
Il parco auto italiano è tra i più vecchi d'Europa, con
un'età media che supera i 12 anni. Una misura che non premia chi
acquista un veicolo nuovo, più sicuro e meno inquinante, ma si limita a
esentare per dodici mesi chi già possiede un'auto vecchia, non risolve nulla
strutturalmente. Anzi: non crea alcun incentivo a sostituire il veicolo.
C'è poi la questione della comunicazione. La parola
"abolizione" è circolata ampiamente, anche sui canali ufficiali dei
partiti di governo, quando il testo del decreto parla chiaramente di esenzione
temporanea. Non è una sfumatura tecnica, è la differenza tra una riforma e uno
sconto valido per un anno. Vendere la seconda come la prima è disonesto verso i
cittadini.
Infine, 2,36 miliardi di euro è una cifra enorme.
Usati diversamente nel mondo automotive, quei fondi potrebbero finanziare un
piano serio di incentivi all'acquisto di veicoli nuovi, investimenti nelle
infrastrutture di ricarica (di cui abbiamo un disperato bisogno considerando la
copertura attuale), o una revisione fiscale che premi chi consuma meno e
penalizzi chi inquina di più.
Cosa servirebbe davvero all'automotive italiano
Il problema del parco auto italiano non si risolve con
sconti temporanei. Serve una strategia, e alcuni elementi sono abbastanza
chiari:
- Incentivi strutturali all'acquisto, non
una tantum: un sistema di detrazione o sconto sull'acquisto di veicoli nuovi
(non necessariamente solo elettrici, ma con emissioni certificate sotto una
soglia) che duri nel tempo e permetta alle famiglie di pianificare la
sostituzione del proprio mezzo.
- Una fiscalità sul possesso legata alle emissioni: invece di esentare tutti indiscriminatamente per un anno, si potrebbe costruire un sistema in cui il bollo cresce al crescere delle emissioni e si azzera (o quasi) per i veicoli più efficienti, elettrici o ibridi plug-in. Un meccanismo simile esiste già in Francia e in Germania, e funziona come leva comportamentale permanente.
- Investimenti sulle infrastrutture di ricarica, soprattutto al Sud e nelle aree rurali, dove la diffidenza verso l'elettrico è spesso giustificata dalla mancanza di colonnine. Un'auto elettrica non ha senso dove non puoi ricaricarla.
- Supporto alla filiera produttiva italiana, con incentivi alle aziende della componentistica che vogliono convertire la produzione verso tecnologie compatibili con i nuovi powertrain. Il problema di Stellantis e dell'indotto italiano non si risolve con il bollo, ma una politica industriale seria dovrebbe affiancare qualsiasi misura fiscale.
La domanda che resta
Mancano pochi mesi alle elezioni. L'esenzione del bollo
arriva adesso, vale per il 2027, e non impegna il governo successivo a nulla. È
difficile non leggere in questa tempistica una componente elettorale. Ciò non
significa che la misura sia sbagliata in assoluto: un risparmio reale per
milioni di famiglie è sempre benvenuto, ma presentarla come una riforma epocale
del sistema fiscale automobilistico italiano sarebbe un errore o, peggio, un
inganno.
Il parco auto italiano ha bisogno di rinnovarsi. Le strade
italiane hanno bisogno di veicoli più sicuri e meno inquinanti. Per arrivarci
non serve uno sconto di un anno: serve una visione che duri più di una
legislatura.