Bollo auto esente nel 2027: soluzione vera o mossa elettorale?

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di Simone Bocca
21 settembre 2026, 11.27
bollo auto
Il Consiglio dei Ministri ha approvato l'esenzione dal bollo auto per il 2027. Sulla carta sembra una notizia eccellente: 14,5 milioni di veicoli non dovranno pagare la tassa automobilistica il prossimo anno, con un risparmio medio per famiglia e un costo per lo stato di 2,36 miliardi di euro. Eppure, più si legge il testo della misura, più emerge il solito divario tra la narrativa politica e la realtà dei fatti.
Vale la pena capire esattamente di cosa si tratta, perché non tutto quello che è stato raccontato corrisponde a quello che è stato approvato.

Cosa prevede davvero la misura

Abbiamo già coperto la notizia in un articolo di qualche giorno fa, ma penso sia comunque utile ricordare quali sono i punti principali della manovra. L'esenzione si applica ai pagamenti dovuti tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2027. Non è un'abolizione del bollo, come molti titoli e post sui social dei partiti di governo hanno lasciato intendere: è una sospensione per un solo anno, dopodiché tornerà tutto come prima, salvo nuovi provvedimenti.
I requisiti per accedere all'esenzione sono precisi:
  • Solo privati: le aziende e le flotte commerciali non ne beneficiano.
  • Un veicolo per persona: chi possiede più auto ottiene l'esenzione solo sull'auto con la potenza più bassa, o in caso di parità su quella con il bollo più economico.
  • Limite di potenza: 80 kW (circa 109 CV) per le automobili a benzina, diesel, ibride o bifuel.
  • Moto e ciclomotori: esenti senza limite di potenza, purché il proprietario non benefici già dell'esenzione su un'auto.
  • Il veicolo deve avere l'assicurazione RCA in corso di validità.
Lo stato trasferirà 2,29 miliardi di euro alle regioni per compensare il mancato gettito, con i dettagli da definire entro il 31 marzo 2027.

I pro: un aiuto concreto, ma a chi?

Non è corretto liquidare la misura come puramente simbolica. Per molte famiglie, soprattutto quelle con redditi medio-bassi e un'auto di piccola cilindrata, il bollo rappresenta una spesa reale: qualche centinaio di euro all'anno che, in un periodo di inflazione ancora alta e costo della vita crescente, fa la differenza. Il limite degli 80 kW è pensato proprio per escludere le auto di lusso e concentrare il beneficio sulle utilitarie e le city car, quelle più diffuse tra chi ha meno.
C'è anche un segnale politico che, in questo caso, non è del tutto sbagliato: il bollo auto è una tassa sul possesso, non sull'uso. Si paga anche se l'auto è ferma in garage. Tassare il semplice fatto di avere un veicolo intestato, indipendentemente da quanto lo si usa, è una logica fiscale discutibile, e l'idea di rimuoverla ha una sua coerenza.

I contro: tutto quello che non torna

Il problema principale è che si tratta di un'esenzione per un solo anno. Non è una riforma strutturale del sistema fiscale automobilistico italiano. Non cambia nulla in modo permanente. Dal 2028 in poi, salvo nuove decisioni, il bollo tornerà esattamente com'era. Questo significa che non incentiva nessun comportamento di lungo periodo: non spinge a comprare un'auto nuova, non orienta verso motorizzazioni più efficienti, non accelera il rinnovo del parco circolante.
Il parco auto italiano è tra i più vecchi d'Europa, con un'età media che supera i 12 anni. Una misura che non premia chi acquista un veicolo nuovo, più sicuro e meno inquinante, ma si limita a esentare per dodici mesi chi già possiede un'auto vecchia, non risolve nulla strutturalmente. Anzi: non crea alcun incentivo a sostituire il veicolo.
C'è poi la questione della comunicazione. La parola "abolizione" è circolata ampiamente, anche sui canali ufficiali dei partiti di governo, quando il testo del decreto parla chiaramente di esenzione temporanea. Non è una sfumatura tecnica, è la differenza tra una riforma e uno sconto valido per un anno. Vendere la seconda come la prima è disonesto verso i cittadini.
Infine, 2,36 miliardi di euro è una cifra enorme. Usati diversamente nel mondo automotive, quei fondi potrebbero finanziare un piano serio di incentivi all'acquisto di veicoli nuovi, investimenti nelle infrastrutture di ricarica (di cui abbiamo un disperato bisogno considerando la copertura attuale), o una revisione fiscale che premi chi consuma meno e penalizzi chi inquina di più.

Cosa servirebbe davvero all'automotive italiano

Il problema del parco auto italiano non si risolve con sconti temporanei. Serve una strategia, e alcuni elementi sono abbastanza chiari:
  • Incentivi strutturali all'acquisto, non una tantum: un sistema di detrazione o sconto sull'acquisto di veicoli nuovi (non necessariamente solo elettrici, ma con emissioni certificate sotto una soglia) che duri nel tempo e permetta alle famiglie di pianificare la sostituzione del proprio mezzo.
  • Una fiscalità sul possesso legata alle emissioni: invece di esentare tutti indiscriminatamente per un anno, si potrebbe costruire un sistema in cui il bollo cresce al crescere delle emissioni e si azzera (o quasi) per i veicoli più efficienti, elettrici o ibridi plug-in. Un meccanismo simile esiste già in Francia e in Germania, e funziona come leva comportamentale permanente.  
  • Investimenti sulle infrastrutture di ricarica, soprattutto al Sud e nelle aree rurali, dove la diffidenza verso l'elettrico è spesso giustificata dalla mancanza di colonnine. Un'auto elettrica non ha senso dove non puoi ricaricarla. 
  • Supporto alla filiera produttiva italiana, con incentivi alle aziende della componentistica che vogliono convertire la produzione verso tecnologie compatibili con i nuovi powertrain. Il problema di Stellantis e dell'indotto italiano non si risolve con il bollo, ma una politica industriale seria dovrebbe affiancare qualsiasi misura fiscale.  

La domanda che resta

Mancano pochi mesi alle elezioni. L'esenzione del bollo arriva adesso, vale per il 2027, e non impegna il governo successivo a nulla. È difficile non leggere in questa tempistica una componente elettorale. Ciò non significa che la misura sia sbagliata in assoluto: un risparmio reale per milioni di famiglie è sempre benvenuto, ma presentarla come una riforma epocale del sistema fiscale automobilistico italiano sarebbe un errore o, peggio, un inganno.
Il parco auto italiano ha bisogno di rinnovarsi. Le strade italiane hanno bisogno di veicoli più sicuri e meno inquinanti. Per arrivarci non serve uno sconto di un anno: serve una visione che duri più di una legislatura.
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