In Italia si ruba un'auto ogni cinque minuti: il primato europeo che non volevamo

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di Simone Bocca
21 settembre 2026, 13.27
Un ladro incappucciato utilizza un dispositivo elettronico e un tablet per hackerare e aprire a distanza un'auto di lusso in un parcheggio sotterraneo, senza effrazione visibile, mentre il proprietario si allontana ignaro sullo sfondo.
Trecentotrentasei auto al giorno. Una ogni cinque minuti, ventiquattro ore su ventiquattro. Sono i numeri dei furti di veicoli in Italia, e sono numeri che fanno male, soprattutto se li si mette in fila accanto agli altri primati negativi che il nostro paese accumula nel settore automobilistico: siamo tra gli ultimi in Europa per penetrazione dell'elettrico, abbiamo uno dei parchi circolanti più vecchi del continente, e ora si aggiunge anche questo.
Con circa 132.000 veicoli rubati all'anno, l'Italia è il paese più colpito d'Europa in termini assoluti, con un distacco imbarazzante rispetto agli altri grandi mercati: Francia a 71.000, Regno Unito a 64.000, Spagna a 31.000, Germania a 30.000. Quasi il doppio della Francia, più del quadruplo della Germania. Non è una sfumatura statistica: è un problema strutturale.

Come si ruba un'auto nel 2026

La novità, rispetto anche solo a dieci anni fa, è il metodo. Il ladro con il grimaldello appartiene al passato. Oggi rubare un'auto è prima di tutto una questione di tecnologia, e i criminali si sono aggiornati con una velocità che molti costruttori hanno faticato a seguire.
Il sistema più diffuso è il cosiddetto relay attack, un attacco a ripetizione del segnale keyless. Funziona in modo semplice: due persone, due dispositivi. Il primo si avvicina alla casa o all'ufficio del proprietario e cattura il segnale della chiave elettronica attraverso le pareti. Il secondo dispositivo, vicino all'auto, riceve e riproduce quel segnale. L'auto "crede" che la chiave sia presente, si sblocca e si avvia. L'intera operazione può richiedere meno di un minuto, senza lasciare tracce visibili sulla carrozzeria.
Non è una vulnerabilità teorica: è già accaduto su larga scala. Il caso Range Rover è diventato quasi un caso di scuola, con i sistemi keyless della casa britannica sfruttati così sistematicamente da rendere il modello quasi inassicurabile in alcune aree del Regno Unito. Ma il problema riguarda molti costruttori, e la corsa tra chi attacca e chi difende è ancora aperta.
C'è poi il keyless jammer, la truffa opposta: il ladro disturba il segnale quando il proprietario chiude l'auto con il telecomando. L'auto rimane aperta, ma il proprietario non se ne accorge. Nessuna forzatura, nessun allarme: il veicolo viene trovato spalancato ore dopo.

I SUV nel mirino, la geografia dei recuperi

I dati del primo semestre 2026 elaborati da LoJack (sistema di localizzazione e recupero veicoli )disegnano un quadro preciso. I veicoli recuperati sono stati 1.230, per un valore superiore a 46 milioni di euro, con un incremento del 20% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un segnale positivo sulla capacità di ritrovamento, ma che racconta anche quanto sia alto il volume del fenomeno.
I SUV rappresentano il 60% dei recuperi, un dato che riflette sia la loro diffusione nel mercato sia l'interesse specifico del crimine organizzato: pezzi di ricambio più costosi, domanda elevata, facilità di smontaggio e rivendita. Tra i marchi più colpiti in questa categoria spiccano Toyota, Peugeot e BMW. Allargando a tutte le categorie di veicoli, la classifica vede Toyota al primo posto, seguita da FIAT e Mercedes.
La geografia dei recuperi è rivelatrice: Campania, Puglia, Lazio, Lombardia e Piemonte concentrano l'88% dei ritrovamenti nel primo semestre del 2026. La Campania è da anni la regione con il maggior numero di furti, con oltre 26.000 denunce annue. Un dato che descrive reti criminali organizzate, non episodi isolati.

Cosa succede dopo il furto

Una volta rubato, il veicolo segue due possibili destini. Il primo è la rivendita all'estero: l'auto viene trasferita rapidamente verso altri paesi, con il Nord Africa e l'Europa dell'Est tra le destinazioni principali del traffico illegale. Il secondo è lo smontaggio per pezzi: il veicolo viene portato in un'officina abusiva e demolito, con i componenti venduti singolarmente sul mercato nero. In certi casi il valore dei pezzi supera quello dell'auto intera, soprattutto per modelli con componentistica elettronica costosa.
Un dato confortante c'è: l'83% dei veicoli recuperati viene ritrovato entro 24 ore dalla denuncia, con un tempo medio di recupero di circa 10 ore. Significa che chi denuncia subito ha buone probabilità di rivedere il proprio veicolo. Ma significa anche che chi non lo recupera nelle prime ore difficilmente lo rivede: l'auto è già oltre confine, o già smontata.

Il primato che nessuno vuole

Mettere insieme tutti questi numeri restituisce un'immagine scomoda. L'Italia è fanalino di coda in Europa per infrastrutture di ricarica elettrica, ha un parco auto tra i più datati del continente, e guida la classifica continentale per furti di veicoli. Tre primati negativi che raccontano lo stesso problema di fondo: un paese che fatica ad aggiornarsi, sia nelle politiche pubbliche sia nelle abitudini dei cittadini, e che paga questo ritardo su più fronti contemporaneamente.
La tecnologia dei ladri, nel frattempo, non aspetta.
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