Trecentotrentasei auto al giorno. Una ogni cinque minuti,
ventiquattro ore su ventiquattro. Sono i numeri dei furti di veicoli in Italia,
e sono numeri che fanno male, soprattutto se li si mette in fila accanto agli
altri primati negativi che il nostro paese accumula nel settore
automobilistico: siamo tra gli ultimi in Europa per penetrazione
dell'elettrico, abbiamo uno dei parchi circolanti più vecchi del continente, e
ora si aggiunge anche questo.
Con circa 132.000 veicoli rubati all'anno, l'Italia è
il paese più colpito d'Europa in termini assoluti, con un distacco
imbarazzante rispetto agli altri grandi mercati: Francia a 71.000, Regno Unito
a 64.000, Spagna a 31.000, Germania a 30.000. Quasi il doppio della Francia,
più del quadruplo della Germania. Non è una sfumatura statistica: è un problema
strutturale.
Come si ruba un'auto nel 2026
La novità, rispetto anche solo a dieci anni fa, è il metodo.
Il ladro con il grimaldello appartiene al passato. Oggi rubare un'auto è prima
di tutto una questione di tecnologia, e i criminali si sono aggiornati
con una velocità che molti costruttori hanno faticato a seguire.
Il sistema più diffuso è il cosiddetto relay attack,
un attacco a ripetizione del segnale keyless. Funziona in modo semplice: due
persone, due dispositivi. Il primo si avvicina alla casa o all'ufficio del
proprietario e cattura il segnale della chiave elettronica attraverso le
pareti. Il secondo dispositivo, vicino all'auto, riceve e riproduce quel
segnale. L'auto "crede" che la chiave sia presente, si sblocca e si
avvia. L'intera operazione può richiedere meno di un minuto, senza lasciare
tracce visibili sulla carrozzeria.
Non è una vulnerabilità teorica: è già accaduto su larga
scala. Il caso Range Rover è diventato quasi un caso di scuola, con i
sistemi keyless della casa britannica sfruttati così sistematicamente da
rendere il modello quasi inassicurabile in alcune aree del Regno Unito. Ma il
problema riguarda molti costruttori, e la corsa tra chi attacca e chi difende è
ancora aperta.
C'è poi il keyless jammer, la truffa opposta: il
ladro disturba il segnale quando il proprietario chiude l'auto con il
telecomando. L'auto rimane aperta, ma il proprietario non se ne accorge.
Nessuna forzatura, nessun allarme: il veicolo viene trovato spalancato ore
dopo.
I SUV nel mirino, la geografia dei recuperi
I dati del primo semestre 2026 elaborati da LoJack (sistema di localizzazione e recupero veicoli )disegnano un quadro preciso. I veicoli recuperati sono stati 1.230, per
un valore superiore a 46 milioni di euro, con un incremento del 20%
rispetto allo stesso periodo del 2025. Un segnale positivo sulla capacità di
ritrovamento, ma che racconta anche quanto sia alto il volume del fenomeno.
I SUV rappresentano il 60% dei recuperi, un
dato che riflette sia la loro diffusione nel mercato sia l'interesse specifico
del crimine organizzato: pezzi di ricambio più costosi, domanda elevata,
facilità di smontaggio e rivendita. Tra i marchi più colpiti in questa
categoria spiccano Toyota, Peugeot e BMW. Allargando a tutte le
categorie di veicoli, la classifica vede Toyota al primo posto, seguita
da FIAT e Mercedes.
La geografia dei recuperi è rivelatrice: Campania,
Puglia, Lazio, Lombardia e Piemonte concentrano l'88% dei ritrovamenti
nel primo semestre del 2026. La Campania è da anni la regione con il maggior
numero di furti, con oltre 26.000 denunce annue. Un dato che descrive reti
criminali organizzate, non episodi isolati.
Cosa succede dopo il furto
Una volta rubato, il veicolo segue due possibili destini. Il
primo è la rivendita all'estero: l'auto viene trasferita rapidamente
verso altri paesi, con il Nord Africa e l'Europa dell'Est tra le destinazioni
principali del traffico illegale. Il secondo è lo smontaggio per pezzi:
il veicolo viene portato in un'officina abusiva e demolito, con i componenti
venduti singolarmente sul mercato nero. In certi casi il valore dei pezzi
supera quello dell'auto intera, soprattutto per modelli con componentistica
elettronica costosa.
Un dato confortante c'è: l'83% dei veicoli recuperati
viene ritrovato entro 24 ore dalla denuncia, con un tempo medio di recupero
di circa 10 ore. Significa che chi denuncia subito ha buone probabilità di
rivedere il proprio veicolo. Ma significa anche che chi non lo recupera nelle
prime ore difficilmente lo rivede: l'auto è già oltre confine, o già smontata.
Il primato che nessuno vuole
Mettere insieme tutti questi numeri restituisce un'immagine
scomoda. L'Italia è fanalino di coda in Europa per infrastrutture di ricarica
elettrica, ha un parco auto tra i più datati del continente, e guida la
classifica continentale per furti di veicoli. Tre primati negativi che
raccontano lo stesso problema di fondo: un paese che fatica ad aggiornarsi, sia
nelle politiche pubbliche sia nelle abitudini dei cittadini, e che paga questo
ritardo su più fronti contemporaneamente.
La tecnologia dei ladri, nel frattempo, non aspetta.