L'Europa compra auto elettriche, l'Italia dice no: siamo ufficialmente gli ultimi

Notizie
23 giugno 2026, 16.46
nuova hyundai kona electric 26
Il mercato automobilistico europeo consolida il trend espansivo registrando un +3,6% nel mese e superando i 5,8 milioni di unità nei primi cinque mesi del 2026. Roma guida la crescita tra i grandi mercati civetta, ma il divario sulla transizione elettrica con i partner continentali è ormai profondo.
Il mercato europeo delle autovetture mantiene un andamento positivo anche nel mese di maggio 2026. Secondo i dati diffusi dalle associazioni di categoria, le immatricolazioni nell'area continentale hanno fatto registrare un incremento del 3,6%, attestandosi a quota 1.152.523 unità rispetto alle 1.112.216 dello stesso periodo del 2025. Questa performance consolida il trend espansivo osservato fin dall'inizio dell'anno, spingendo il bilancio dei primi cinque mesi a complessive 5.824.814 unità, pari a un +4,5% su base annua. Il comparto, tuttavia, sconta ancora un ritardo strutturale rispetto ai livelli pre-crisi, posizionandosi a un -16,0% nel confronto diretto con il periodo gennaio-maggio del 2019.

L'Italia guida la crescita ma cede sui volumi

Analizzando i cinque principali mercati continentali (i cosiddetti Major Market), il mese di maggio mostra un quadro prevalentemente orientato al rialzo. La Spagna ha registrato un lievissimo calo (-0,8%), mentre la Germania ha mostrato una sostanziale stabilità (+0,1%). I progressi più marcati sono stati registrati nel Regno Unito (+7,1%), in Francia (+3,7%) e, in prima fila, in Italia, che ha guidato l'incremento mensile con un +7,6%.
Nonostante questa forte dinamica interna (+9,4% nel cumulato dei cinque mesi), la Penisola è scesa nuovamente in terza posizione assoluta per volume mensile e cumulato, superata dai volumi complessivi di Germania e Regno Unito.

Il divario sulle auto ricaricabili: la Penisola è fanalino di coda

Il vero elemento di frizione tra l'Italia e il resto d'Europa emerge dall'analisi delle vetture ricaricabili (ECV), categoria che raggruppa le elettriche pure (BEV) e le ibride plug-in (PHEV). A maggio, la penetrazione media delle auto alla spina nel mercato europeo ha toccato il 34% di share (con le BEV al 23,3% e le PHEV al 10,7%). Al netto del mercato italiano, la quota delle sole elettriche pure nel resto dei 30 Paesi europei sale al 25,5%.
In Italia, invece, la quota complessiva delle ECV a maggio si è fermata al 18,9%, ripartita tra un 10,1% di plug-in e un esiguo 8,8% di elettriche pure. Un dato, quest'ultimo, reso ancora più fragile dal fatto che oltre il 34% dei volumi nazionali di BEV risulta concentrato su un unico brand e modello. Le distanze con i partner europei restano profonde, collocando l'Italia all'ultimo posto tra i grandi mercati sia nel mese che nel bilancio da inizio anno:
  • Regno Unito: Guida la transizione con una quota ECV mensile del 41,1% (BEV al 27,3%).
  • Germania: Segna il 36,7% di quota ECV (BEV al 25,0%).
  • Francia: Raggiunge il 35,1% di share ECV (BEV al 29,1%).
  • Spagna: Si attesta al 23,1% di vetture ricaricabili (BEV al 10,8%).

Il nodo politico a Bruxelles e l'allarme dell'UNRAE

La scarsa penetrazione dei veicoli a zero emissioni rischia di penalizzare l'Italia anche sul fronte normativo europeo. Il primo testo di compromesso del Consiglio dell'UE sul Regolamento per i veicoli aziendali puliti ha lasciato inalterato l'impianto della Commissione, che fissa obiettivi stringenti senza ponderare la reale diffusione delle BEV nei singoli Stati. Questo approccio finisce per equiparare l'Italia a nazioni come la Francia, nonostante la quota di mercato italiana delle elettriche sia inferiore a un terzo di quella transalpina. In sede comunitaria si registrano forti divergenze: Italia e Germania guidano l'asse dei Paesi critici che chiedono maggiore flessibilità, mentre Francia e Spagna sostengono pienamente il testo della Commissione.
Un'opportunità per sbloccare la situazione potrebbe arrivare dal recente "Pacchetto di primavera" del Semestre europeo. La Commissione ha aperto alla possibilità di includere nella clausola di salvaguardia per le spese di difesa anche un margine dello 0,3% annuo per misure di sostegno energetico nel triennio 2026-2028. Per l'Italia si tratterebbe di risorse quantificabili in circa 14 miliardi di euro.
"Questo margine rappresenta un’occasione concreta da utilizzare come fonte di finanziamento per defiscalizzare la transizione energetica delle flotte aziendali, tema sul quale l’UNRAE ha elaborato e promosso nei tavoli istituzionali uno specifico schema di possibile applicazione", ha commentato Andrea Cardinali, Direttore Generale di UNRAE.
L'associazione ha criticato l'approccio puramente prescrittivo delle istituzioni europee, invitando a focalizzarsi sui fattori abilitanti: fiscalità di vantaggio, agevolazioni strutturali, infrastrutture di ricarica capillari e contenimento del costo dell'energia, rimettendo il consumatore al centro del dibattito.

Economia circolare: approvato il regolamento sui veicoli fuori uso

Sul fronte normativo si registra infine un passo storico: lo scorso 18 giugno la Plenaria del Parlamento europeo ha approvato la proposta di regolamento sulla gestione dei veicoli fuori uso, dopo un iter legislativo durato quasi tre anni. Il testo ratifica l'accordo che introduce il principio di responsabilità estesa del produttore e fissa obiettivi vincolanti sul contenuto di materiali riciclati all'interno delle nuove vetture. Il provvedimento è ora in attesa dell'ultima e formale ratifica da parte del Consiglio dell'UE per diventare definitivamente esecutivo.
loading

Le Più Lette

Loading