Per decenni ci hanno raccontato una storia semplice: le
rotonde sono il sistema definitivo per garantire la sicurezza agli incroci.
Eliminano le svolte a sinistra più pericolose, rallentano il traffico, riducono
la gravità degli urti. Una soluzione di ingegneria quasi infallibile, almeno
sulla carta. La realtà quotidiana dell'asfalto, però, racconta qualcosa di
diverso, e un report dell'associazione spagnola Automovilistas Europeos
Asociados (AEA) lo dimostra con i numeri alla mano.
I dati che cambiano la narrazione
Lo studio, condotto sull'arco di un quinquennio in Spagna,
restituisce un quadro tutt'altro che rassicurante: 43.463 incidenti con
vittime nelle rotonde spagnole, con un bilancio di 309 morti e oltre
54.000 feriti. Numeri che da soli già preoccupano, ma che acquistano un
significato ben più preciso quando si separa ciò che accade in autostrada da
ciò che accade nei centri urbani.
Sulle strade extraurbane la situazione resta sostanzialmente
stabile, con un leggero aumento degli incidenti, anche se la gravità è
cresciuta con un incremento del 12,5% nei decessi. È in città, però, che la
situazione diventa allarmante: gli incidenti nelle rotonde urbane sono
aumentati del 31,6%, con un incremento del 32,3% nel numero di feriti
nel periodo tra 2020 e 2024.
Il motivo del contrasto è abbastanza intuitivo:
nell'ambiente urbano si concentrano fretta, traffico denso, rotonde con corsie
multiple che si intrecciano e una scarsa pazienza che spesso si traduce nel
classico tamponamento per mancato cedimento della precedenza o svolta
scorretta.
Il problema non è solo umano: è anche di progettazione
La parte più interessante del report non riguarda solo i
comportamenti scorretti al volante, ma punta il dito anche contro
l'infrastruttura stessa. AEA propone una misura precisa: audit tecnici
esterni per verificare la reale pericolosità e la qualità progettuale di
molte rotonde esistenti.
Non sono pochi i casi di rotonde sovradimensionate, con tre
o quattro corsie interne che poi confluiscono in strade a una sola corsia,
oppure rotonde divise che confondono chi le percorre, o uscite segnalate male
che costringono a tagliare bruscamente la traiettoria. Diversi studi sulla
sicurezza stradale stimano che una parte significativa degli errori al volante
non nasca da negligenza, ma da segnaletica carente o tracciati poco intuitivi.
Quando il design è confuso, è solo questione di tempo prima che l'errore umano
si manifesti.
Come si percorre davvero una rotonda
Al di là dei problemi di progettazione, ignorare le regole
di base resta il nemico numero uno. Il comportamento corretto prevede di
accedere dalla corsia di destra e percorrere l'intero giro sulla corsia esterna
se si prende una delle prime uscite; chi invece deve effettuare un'inversione
di marcia o uscire dalle ultime uscite utilizza correttamente le corsie
interne, per poi spostarsi per tempo sulla corsia destra segnalando la manovra.
Il comportamento più pericoloso, e più diffuso, è quello che
in Spagna chiamano informalmente "l'ascia": chi percorre la corsia
interna e decide di uscire tagliando direttamente la traiettoria delle auto che
procedono sulla corsia esterna. È severamente vietato uscire direttamente da
una corsia interna se ci sono veicoli all'esterno, perché si viola la priorità
di chi circola correttamente sulla destra. Altrettanto rischiosa è la
cosiddetta "linea retta": entrare nella rotonda tagliando le corsie
in diagonale, come fosse una chicane da circuito.
Le tre regole d'oro
Per evitare incidenti e sanzioni, la normativa spagnola si
può riassumere in tre principi semplici. La priorità è sempre di chi è già
dentro la rotonda, senza eccezioni. Si esce sempre dalla corsia esterna: se ci
si trova all'interno e non si è riusciti a spostarsi in tempo sulla destra per
la propria uscita, è necessario fare un altro giro completo piuttosto che
tagliare la traiettoria. E l'indicatore di direzione sinistro non va lasciato
acceso mentre si percorre la rotonda: quello destro si attiva solo quando si
sta per prendere l'uscita successiva o ci si sposta attivamente sulla corsia di
destra.
Quest'ultima regola, però, è delicata: molti conducenti
presumono erroneamente che un'auto che non segnala stia per continuare dritta e
uscire dalla rotonda. Un'aspettativa che genera spesso conflitti e incidenti,
sia perché chi è sulla corsia interna tenta di tagliare per uscire, sia per i
tamponamenti dovuti alla riduzione di velocità in vista della curva.
Il vero problema, però, è sempre legato al mancato utilizzo
delle frecce. Secondo le stime, oltre la metà dei conducenti non utilizza gli
indicatori di direzione nelle rotonde: un'omissione che riduce la fluidità del
traffico, impedisce a chi attende di entrare di capire se la corsia si libererà
e genera code evitabili.
Una soluzione a due velocità
Il report di AEA lascia un messaggio piuttosto netto: le
rotonde stanno perdendo la loro efficacia protettiva, soprattutto nei contesti
urbani. La soluzione, con tutta probabilità, richiede un doppio sforzo: da un
lato amministrazioni pubbliche disposte ad analizzare e correggere i progetti
carenti delle proprie città, dall'altro automobilisti pronti ad abbandonare le
cattive abitudini al volante e ad applicare, finalmente, le regole base di
convivenza nelle rotonde.