L'intelligenza artificiale è entrata prepotentemente nel
mercato delle assicurazioni auto, ma il suo utilizzo sta sollevando un
polverone. Dietro la promessa di pratiche più veloci e snelle, si nasconderebbe
una spietata logica di contenimento dei costi, capace di compromettere la
qualità delle riparazioni e, di conseguenza, l'incolumità pubblica sulle
strade.
A lanciare il pesante allarme è l'Aiped (Associazione
Italiana Periti Estimatori Danni), che ha formalmente depositato un dossier
esplosivo sui tavoli di Antitrust e Ivass per denunciare le nuove criticità
nella gestione dei sinistri stradali.
La "mercificazione" del danno: l'algoritmo al posto dell'esperto
L'esposto, presentato nell'ambito della consultazione
pubblica sul mercato assicurativo, punta il dito contro un radicale cambio di
modello organizzativo adottato da alcune tra le principali compagnie. Secondo
l'Aiped, il settore sta assistendo a una gestione sempre più
"industriale" degli incidenti. Le assicurazioni starebbero infatti
riducendo drasticamente il ricorso ai tradizionali periti indipendenti,
dirottando enormi volumi di incarichi verso grandi network e partner
commerciali.
Queste macro-strutture, per smaltire l'enorme mole di
lavoro, si affidano massicciamente ad applicativi proprietari e sistemi basati
sull'Intelligenza Artificiale per quantificare i danni in modo totalmente
automatizzato. Il risultato? Valutazioni standardizzate, prive di un
accertamento fisico diretto, che spesso non verificano nemmeno la reale
coerenza del danno o il nesso causale. In altre parole, a decidere l'entità del
guasto e i costi di ripristino non è più l'occhio clinico di un professionista,
ma un algoritmo calato dall'alto, che secondo l'associazione non si basa su
standard tecnici pubblicamente verificabili.
Riparazioni al risparmio e vetture "pericolose"
Il cuore del problema, secondo i periti, è che la riduzione
spietata dei costi sta fagocitando la qualità dell'accertamento tecnico,
trasformando il sinistro in un mero "prodotto" da liquidare al minor
prezzo e nel minor tempo possibile.
"Siamo di fronte alla mercificazione del danno",
tuona Luigi Mercurio, presidente di Aiped. Le ripercussioni di questo
sistema a catena di montaggio ricadono direttamente sui carrozzieri e sugli
automobilisti. Se il software taglia in modo arbitrario e automatico i tempi
stimati per la manodopera o il budget destinato ai pezzi di ricambio per far
quadrare i bilanci, l'officina si troverà impossibilitata a eseguire una
riparazione "a regola d'arte".
Un dettaglio inquietante, considerando la complessità
tecnologica delle vetture moderne. "Parliamo di componenti strutturali, di
sistemi di sicurezza passiva, di sensori ADAS", avverte Mercurio.
"Un'auto riparata sulla base di una perizia superficiale fatta da un
algoritmo o da un network standardizzato è un'auto potenzialmente pericolosa.
Ridurre la quantificazione del danno a una mera logica di contenimento dei
costi significa correre il rischio di compromettere la qualità delle riparazioni
e la sicurezza dei veicoli che tornano a circolare".
Il dossier inviato alle autorità Garanti apre ora un faro su
una pratica che, se confermata, delineerebbe un pericoloso paradosso: la
tecnologia, teoricamente adottata per ottimizzare e velocizzare le pratiche,
potrebbe finire per mettere a rischio gli automobilisti ogni volta che si
mettono al volante dopo un incidente.