L'Europa tenta di arginare l'avanzata cinese con i dazi e
con normative sulla componentistica locale, ma il colosso asiatico
BYD non
sembra intenzionato a rallentare. Anzi, rilancia. Dalle infrastrutture private
milionarie alla Formula 1, passando per tecnologie ibride capaci di ricaricarsi
nel tempo di un caffè: le dichiarazioni rilasciate da
Alfredo Altavilla,
Special Advisor di BYD in Europa, durante un recente evento del brand Denza,
tracciano un quadro tanto chiaro quanto implacabile per i concorrenti
occidentali.
Lo scontro sulle "regole fumose" e il paradosso tecnologico
Il nodo centrale della strategia europea sembra ruotare
attorno al limite del 70% di localizzazione della componentistica, una
soglia che, secondo Altavilla, è avvolta nella totale nebbia burocratica. Ma
prima ancora dei numeri, è l'atteggiamento politico di Bruxelles a finire sotto
la lente del manager, che non usa mezzi termini per descrivere le pretese
occidentali di joint venture in cui i cinesi dovrebbero cedere il loro know-how
restando in minoranza.
"Ma perché, quando noi siamo andati a fare le fabbriche
in Cina quarant'anni fa, abbiamo portato il meglio della nostra tecnologia?
Abbiamo portato la Volkswagen Santana e le Jeep di vecchia generazione, e
adesso pretendiamo che i cinesi portino in Europa la migliore tecnologia che
esiste? Io credo veramente che stiamo perdendo il senso della misura."
Un avvertimento netto sulle reali forze in campo: "La
collaborazione non significa usare o violentare un partner" precisa
Altavilla. "Significa giocare alla pari, prendendo consapevolezza del
fatto che c'è in questo momento una superiorità tecnologica che l'Europa non è
in grado di colmare".
E sulla famosa quota di componentistica europea, la
posizione di BYD è lapidaria:
"L'ho detto molto chiaramente a Bruxelles. A noi, che
se è 70, se è 85, se è 62 o 47, non ce ne frega assolutamente niente. Noi
arriviamo dovunque dobbiamo arrivare. Il vero problema è che non sono chiare le
regole con cui si stabilisce questo numero."
Chi certifica questa quota? Il fornitore o il costruttore? E
cosa accade nel periodo di transizione verso l'adeguamento? "Stiamo
parlando dei classici documenti fumosi in cui l'Europa si sta
specializzando", sentenzia l'Advisor.
Porte chiuse a Stellantis, occhi puntati sulla Spagna
Per aggirare l'ostacolo dei dazi, BYD sta cercando impianti brownfield
(strutture preesistenti da riqualificare) in Europa. Tuttavia, l'azienda
esclude categoricamente la via di produrre in fabbriche altrui.
"L'idea di fare contract manufacturing assieme ad
altri è oggettivamente impossibile" spiega Altavilla. "È molto
più logico per noi provare ad acquisire qualcosa e gestirla in maniera
autonoma."
Smentita su tutta la linea, dunque, l'ipotesi di una
condivisione in Italia con Stellantis. E sui presunti dialoghi con le
istituzioni per portare un hub produttivo nel nostro Paese, la chiusura è
altrettanto netta: "Noi non abbiamo avuto interlocuzioni con il governo
italiano". Al contrario, la Spagna emerge come una candidata
forte grazie a una struttura di costo estremamente competitiva e a una filiera
ben radicata.
L'offensiva di prodotto: Super Ibrido e ricariche lampo
Se l'Italia non sarà (per ora) il polo produttivo di BYD,
resta comunque il mercato europeo su cui il brand punta di più, premiato da una
crescita rapidissima che ha sorpreso gli stessi vertici aziendali (quote di
mercato raggiunte in 14 mesi che ai concorrenti asiatici avevano richiesto 10
anni).
La vera arma letale con cui BYD intende conquistare gli
automobilisti europei scettici è la combinazione di powertrain differenziati
(DM-i Plug-in Hybrid) e tecnologia Flash Charging. Per spiegare la
strategia, Altavilla fa un parallelo ambizioso:
"Il consumatore europeo ha bisogno di essere educato
all'elettrificazione. L'unica azienda che conosco che è stata capace di andare
contro il mercato ed aver successo è Steve Jobs con l'iPhone. Un bel giorno ci
ha messo in mano sto oggetto dicendoci: voi pensate di avere tutto quello che
vi serve, io vi do una roba che vi cambia la vita."
Un cambio di paradigma che mira ad abbattere le due storiche
barriere dell'elettrico: autonomia e tempi di ricarica.
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Tecnologia
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Tempo di Ricarica
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L'offerta BYD secondo Altavilla
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Puro Elettrico (EV)
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7 minuti
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"Col flash charging ti diamo una roba per cui
ricarichi in 7 minuti"
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Super Ibrido (PHEV)
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3 minuti
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"Non hai l'elettrico? Hai il Plug-in Hybrid e
ricarichi in 3 minuti? Che altro ti dobbiamo dare per convincerti che è
l'equivalente di una macchina a combustione?"
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Per supportare questi tempi senza pesare sulla rete
nazionale e senza i costi esorbitanti degli attuali operatori, BYD ha
annunciato una mossa senza precedenti: un investimento da due miliardi di
euro in 18 mesi per creare 3.200 stazioni proprietarie, dotate di sistemi
di accumulo BESS (Battery Energy Storage System).
Guida Autonoma e Formula 1: "Primi al mondo? Magari dopodomani"
L'espansione di BYD accelera anche sul software: i sistemi
di guida autonoma avanzata sbarcheranno in Europa "in un paio di
mesi", sfruttando la normativa comunitaria per un'omologazione unica
continentale.
C'è spazio anche per il motorsport. L'ingresso in Formula
1, ipotizzato per il cambio di regolamento del 2030, è sul tavolo a
una condizione precisa: deve servire da enabler tecnologico. "BYD
non è interessata a mettere uno sticker su una macchina" precisa
l'Advisor. O ci sarà uno scambio tecnologico reale, o l'operazione di puro
marketing verrà scartata perché troppo costosa.
L'avvertimento all'industria tradizionale è lanciato. E
sulle tempistiche dettate dal fondatore Wang Chuanfu per la conquista della
leadership globale entro il 2030, Altavilla si lascia scappare una battuta che
suona come una promessa: "Tra 5 anni... Magari dopodomani... Al primo
giorno lavorativo".