Ecco come stiamo pagando il taglio delle accise

Notizie
03 aprile 2026, 17.58
benzinai aperti coronavirus
L'esecutivo corre ai ripari per evitare la stangata di primavera sui carburanti, ma la coperta è corta. La proroga del taglio delle accise costa carissima, l'effetto alla pompa è quasi impercettibile e, per finanziare la misura, spunta un'ipotesi controversa: utilizzare i proventi destinati alla transizione ecologica.
Il governo italiano si prepara a varare in extremis la proroga del taglio delle accise sui carburanti, una misura necessaria per disinnescare la potenziale rabbia sociale legata ai rincari in vista dei ponti primaverili. Con il termine fissato al 7 aprile, l'esecutivo – che naviga in acque politicamente complesse a causa delle recenti turbolenze interne e dei ritardi su Transizione 5.0 – si trova costretto a prolungare lo sconto almeno fino alla fine del mese.
Tuttavia, un'analisi approfondita della manovra rivela criticità economiche e strutturali di grande rilevanza, sollevando dubbi sulla reale efficacia e sulla provenienza delle coperture finanziarie.

Lo "sconto fantasma" e il peso sui conti pubblici

La misura ha un impatto massiccio sulle casse dello stato, con un costo stimato in oltre 20 milioni di euro al giorno. Per coprire il provvedimento fino alla fine di aprile, serviranno almeno 460 milioni di euro, cifra che non include i crediti d'imposta per settori specifici come l'autotrasporto e la pesca.
Nonostante l'esborso miliardario, il beneficio reale per gli automobilisti si è assottigliato drasticamente. A causa delle crescenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente e del conseguente rialzo delle quotazioni energetiche internazionali, gran parte dello sconto iniziale è stato assorbito dal mercato.
  • Sconto teorico: 24,4 centesimi al litro.
  • Sconto reale residuo: circa 7 centesimi al litro.
Nel frattempo, i prezzi alla pompa continuano a salire. I dati del ministero delle Imprese e del made in Italy evidenziano che il gasolio in modalità self-service ha superato i 2 euro al litro sulla rete ordinaria e i 2,14 euro in autostrada. La benzina si attesta rispettivamente a 1,7 e 1,8 euro al litro.

Il paradosso delle coperture: fondi verdi per i combustibili fossili

Il nodo centrale del dibattito riguarda il reperimento delle risorse. Esclusa la possibilità di attingere dai bilanci dei ministeri, come avvenuto in passato, il governo starebbe puntando su un mix finanziario che fa discutere:
  1. Extragettito Iva: circa 200 milioni di euro deriverebbero dai maggiori incassi fiscali generati proprio dall'aumento dei prezzi alla pompa.
  2. Sistema Ets: altri 300 milioni di euro verrebbero prelevati dai proventi delle aste delle quote di emissione di Co2.
È proprio quest'ultimo punto a generare le maggiori perplessità. Il sistema europeo Ets nasce con il preciso scopo di disincentivare l'uso di combustibili fossili, obbligando chi inquina a pagare e vincolando i paesi membri a reinvestire i proventi in politiche climatiche e di decarbonizzazione (come mobilità sostenibile, tecnologie a basse emissioni ed efficienza energetica). Utilizzare questi fondi per abbattere il prezzo di benzina e gasolio rappresenta, di fatto, una palese contraddizione rispetto agli obiettivi climatici fissati dall'Unione europea, configurando un sussidio indiretto alle fonti fossili pagato con i soldi destinati all'ambiente.

Un aiuto iniquo e il rischio cartelli

Oltre alle questioni ambientali, la misura "a pioggia" continua a sollevare critiche per la sua natura regressiva. I dati storici dell'Ufficio parlamentare di bilancio, relativi ai tagli varati dal governo Draghi, dimostrano che gli sconti generalizzati sui carburanti favoriscono sproporzionatamente le fasce più agiate: il 10% più ricco della popolazione ottiene un vantaggio economico sei volte superiore rispetto al 10% più povero. Diversi economisti suggeriscono che l'erogazione di bonus mirati, come social card o sconti diretti legati all'Isee, risulterebbe fiscalmente più sostenibile e socialmente più equa.
A complicare il quadro si aggiungono i rilievi dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Se da un lato il ministero rivendica l'efficacia del monitoraggio sui prezzi, l'antitrust – come ricordato anche dal Servizio bilancio del Senato – avverte che l'eccessiva diffusione dei prezzi medi raccomandati potrebbe, paradossalmente, facilitare meccanismi collusivi tra le compagnie. Un rischio tutt'altro che teorico, confermato dalla sanzione di oltre 936 milioni di euro inflitta nel settembre 2025 a sei compagnie petrolifere per aver fatto "cartello" sulla componente bio dei carburanti.
loading

Le Più Lette

Loading