Il segreto delle "batterie su quattro ruote": ecco come le auto elettriche possono far risparmiare 36 miliardi all'Italia

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08 giugno 2026, 11.51
byd vehicle to load
Mentre la politica frena sui motori a zero emissioni, un report svela il potenziale economico del sistema Vehicle-to-Grid. Sfruttare le auto per salvare la rete elettrica eviterebbe la spesa per cento nuove centrali a gas e il collasso dei consumi energetici.
Il dibattito europeo sulla revisione dei limiti alle emissioni di CO₂ per le nuove autovetture si concentra sempre più sulle ricadute economiche e strutturali che le decisioni politiche avranno sui sistemi energetici dei Paesi membri. Al centro del confronto vi è il potenziale espresso dalle tecnologie di ricarica bidirezionale, note come Vehicle-to-Grid (V2G), capaci di trasformare i veicoli elettrici (BEV) in unità di stoccaggio energetico temporaneo.
Un recente studio condotto dall'istituto di ricerca tedesco Fraunhofer ISI e promosso da Transport & Environment (T&E) ha analizzato gli effetti di una potenziale rimodulazione dei target comunitari — caldeggiata dall'associazione europea dei costruttori (ACEA) e sostenuta da proposte di emendamento parlamentare come quelle del relatore Massimiliano Salini (Forza Italia) — sull'efficienza della rete elettrica e sui bilanci nazionali, con un focus specifico sulla situazione italiana.

Il ruolo macroeconomico dello stoccaggio mobile

La tecnologia V2G consente alle vetture elettriche di assorbire l'energia generata dalle fonti rinnovabili (solare ed eolica) nei momenti di picco produttivo e di reimmetterla in rete nelle ore di maggiore richiesta. Secondo i modelli matematici elaborati dalla ricerca, il meccanismo permetterebbe alla flotta circolante in Italia di vicariare la necessità di sistemi di accumulo stazionari industriali per una capacità fino a 72 GW.
Sotto il profilo degli investimenti infrastrutturali, la disponibilità di questa riserva energetica mobile eviterebbe la costruzione di impianti di stoccaggio dedicati a terra, traducendosi in un minor fabbisogno di spesa stimato fino a 36 miliardi di euro per il solo comparto elettrico italiano.

Gli scenari energetici al 2040 e l'impatto della revisione dei limiti

Lo studio mette a confronto lo scenario attuale con quello derivante da un eventuale allentamento dei vincoli sulle emissioni. Secondo le stime del report, l'adozione delle flessibilità richieste dalla filiera automobilistica comporterebbe una contrazione delle immatricolazioni pari a circa 49 milioni di veicoli elettrici in meno a livello europeo entro il 2040. Questa flessione genererebbe ripercussioni su diversi comparti del sistema energetico:
  • Fabbisogno di combustibili fossili: La minore diffusione di veicoli a zero emissioni comporterebbe un incremento della spesa annuale per l'acquisto di fonti fossili stimato in 28 miliardi di euro per l'Unione Europea. Di questi, circa 4,7 miliardi di euro annui graverebbero sull'Italia, che nel 2025 ha registrato un costo complessivo di approvvigionamento energetico superiore ai 50 miliardi di euro.
  • Capacità di riserva e centrali di picco: Per sopperire alla mancanza della capacità di accumulo distribuito fornita dalle batterie automobilistiche, la rete europea necesserebbe di un terzo in più di capacità di riserva (+13 GW). Per compensare tale deficit attraverso la generazione tradizionale, si renderebbe necessaria la realizzazione di una capacità equivalente a circa 150 centrali elettriche di riserva a turbina (gas), destinate a entrare in funzione esclusivamente durante i picchi di domanda.
  • Gestione delle fontes rinnovabili: In assenza di un sistema di accumulo diffuso, la sovrapproduzione da fotovoltaico ed eolico subirebbe maggiori limitazioni tecniche nei momenti di bassa domanda. Il report stima una potenziale dispersione di 6 TWh di energia pulita all'anno entro il 2040, pari al consumo annuo di oltre 1,5 milioni di famiglie europee, con una conseguente riduzione del 37% (-51 GW) dei nuovi impianti solari installati a causa della minore profittabilità.
  • Adeguamento delle infrastrutture di rete: La necessità di gestire i carichi di picco senza il supporto della cessione di energia localizzata da parte dei veicoli comporterebbe per l'Europa un costo aggiuntivo di 4 miliardi di euro all'anno per il potenziamento di cavi e trasformatori.
Quadro comparativo degli effetti strutturali (Previsioni al 2040):
Parametro di Riferimento Impatto Complessivo UE Impatto Stimato per l'Italia
Riduzione investimenti in accumuli fissi - Fino a 36 miliardi € (risparmio potenziale)
Spesa addizionale in combustibili fossili + 28 miliardi € / anno + 4,7 miliardi € / anno
Nuova capacità di riserva richiesta (Gas) + 13 GW (circa 150 centrali) Integrata nella rete continentale
Dispersione di energia rinnovabile non stoccata 6 TWh / anno Quota proporzionale nazionale
Costi extra per reti di distribuzione + 4 miliardi € / anno Quota proporzionale nazionale

I nodi applicativi: standard industriali e scadenze normative

Sebbene i vantaggi teorici del V2G siano quantificabili sul piano economico, la fattibilità del sistema su larga scala si scontra con l'attuale realtà industriale. Ad oggi, la maggior parte dei veicoli elettrici in commercio non dispone dell'hardware e del software necessari per supportare la ricarica bidirezionale.
Per superare questo limite tecnologico, T&E propone che le istituzioni comunitarie non solo confermino i target emissivi vigenti, ma introducano scadenze vincolanti all'interno del futuro regolamento "Automotive Omnibus". La richiesta prevede l'istituzione dell'obbligo normativo per tutti i costruttori di dotare i nuovi modelli di caricatori bidirezionali e interoperabili entro il 2032.
"L’Italia, dove i trasporti dipendono ancora per oltre il 90% dai combustibili fossili, deve valutare con attenzione la traiettoria della propria transizione energetica", ha spiegato Esther Marchetti, Clean Transport Manager di T&E Italia. "La diffusione delle batterie mobili rappresenta uno strumento per garantire flessibilità alla rete e ottimizzare la produzione da fonti rinnovabili. Rallentare questo processo rischierebbe di aumentare la dipendenza dalle importazioni energetiche e i costi di adeguamento delle infrastrutture nazionali".
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