Mentre la politica frena sui motori a zero emissioni, un
report svela il potenziale economico del sistema Vehicle-to-Grid. Sfruttare le
auto per salvare la rete elettrica eviterebbe la spesa per cento nuove centrali
a gas e il collasso dei consumi energetici.
Il dibattito europeo sulla revisione dei limiti alle
emissioni di CO₂ per le nuove autovetture si concentra sempre più sulle
ricadute economiche e strutturali che le decisioni politiche avranno sui
sistemi energetici dei Paesi membri. Al centro del confronto vi è il potenziale
espresso dalle tecnologie di ricarica bidirezionale, note come Vehicle-to-Grid
(V2G), capaci di trasformare i veicoli elettrici (BEV) in unità di
stoccaggio energetico temporaneo.
Un recente studio condotto dall'istituto di ricerca tedesco Fraunhofer
ISI e promosso da Transport & Environment (T&E) ha
analizzato gli effetti di una potenziale rimodulazione dei target comunitari —
caldeggiata dall'associazione europea dei costruttori (ACEA) e sostenuta
da proposte di emendamento parlamentare come quelle del relatore Massimiliano
Salini (Forza Italia) — sull'efficienza della rete elettrica e sui
bilanci nazionali, con un focus specifico sulla situazione italiana.
Il ruolo macroeconomico dello stoccaggio mobile
La tecnologia V2G consente alle vetture elettriche di
assorbire l'energia generata dalle fonti rinnovabili (solare ed eolica) nei
momenti di picco produttivo e di reimmetterla in rete nelle ore di maggiore
richiesta. Secondo i modelli matematici elaborati dalla ricerca, il meccanismo
permetterebbe alla flotta circolante in Italia di vicariare la necessità di
sistemi di accumulo stazionari industriali per una capacità fino a 72 GW.
Sotto il profilo degli investimenti infrastrutturali, la
disponibilità di questa riserva energetica mobile eviterebbe la costruzione di
impianti di stoccaggio dedicati a terra, traducendosi in un minor fabbisogno di
spesa stimato fino a 36 miliardi di euro per il solo comparto elettrico
italiano.
Gli scenari energetici al 2040 e l'impatto della revisione dei limiti
Lo studio mette a confronto lo scenario attuale con quello
derivante da un eventuale allentamento dei vincoli sulle emissioni. Secondo le
stime del report, l'adozione delle flessibilità richieste dalla filiera
automobilistica comporterebbe una contrazione delle immatricolazioni pari a
circa 49 milioni di veicoli elettrici in meno a livello europeo entro il
2040. Questa flessione genererebbe ripercussioni su diversi comparti del
sistema energetico:
- Fabbisogno
di combustibili fossili: La minore diffusione di veicoli a zero
emissioni comporterebbe un incremento della spesa annuale per l'acquisto
di fonti fossili stimato in 28 miliardi di euro per l'Unione Europea. Di
questi, circa 4,7 miliardi di euro annui graverebbero sull'Italia,
che nel 2025 ha registrato un costo complessivo di approvvigionamento
energetico superiore ai 50 miliardi di euro.
- Capacità
di riserva e centrali di picco: Per sopperire alla mancanza della
capacità di accumulo distribuito fornita dalle batterie automobilistiche,
la rete europea necesserebbe di un terzo in più di capacità di riserva
(+13 GW). Per compensare tale deficit attraverso la generazione tradizionale,
si renderebbe necessaria la realizzazione di una capacità equivalente a
circa 150 centrali elettriche di riserva a turbina (gas), destinate
a entrare in funzione esclusivamente durante i picchi di domanda.
- Gestione
delle fontes rinnovabili: In assenza di un sistema di accumulo
diffuso, la sovrapproduzione da fotovoltaico ed eolico subirebbe maggiori
limitazioni tecniche nei momenti di bassa domanda. Il report stima una
potenziale dispersione di 6 TWh di energia pulita all'anno entro il
2040, pari al consumo annuo di oltre 1,5 milioni di famiglie europee, con
una conseguente riduzione del 37% (-51 GW) dei nuovi impianti solari
installati a causa della minore profittabilità.
- Adeguamento
delle infrastrutture di rete: La necessità di gestire i carichi di
picco senza il supporto della cessione di energia localizzata da parte dei
veicoli comporterebbe per l'Europa un costo aggiuntivo di 4 miliardi di
euro all'anno per il potenziamento di cavi e trasformatori.
Quadro comparativo degli effetti strutturali (Previsioni
al 2040):
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Parametro di Riferimento
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Impatto Complessivo UE
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Impatto Stimato per l'Italia
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Riduzione investimenti in accumuli fissi
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-
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Fino a 36 miliardi € (risparmio potenziale)
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Spesa addizionale in combustibili fossili
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+ 28 miliardi € / anno
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+ 4,7 miliardi € / anno
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Nuova capacità di riserva richiesta (Gas)
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+ 13 GW (circa 150 centrali)
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Integrata nella rete continentale
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Dispersione di energia rinnovabile non stoccata
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6 TWh / anno
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Quota proporzionale nazionale
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Costi extra per reti di distribuzione
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+ 4 miliardi € / anno
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Quota proporzionale nazionale
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I nodi applicativi: standard industriali e scadenze normative
Sebbene i vantaggi teorici del V2G siano quantificabili sul
piano economico, la fattibilità del sistema su larga scala si scontra con
l'attuale realtà industriale. Ad oggi, la maggior parte dei veicoli elettrici
in commercio non dispone dell'hardware e del software necessari per supportare
la ricarica bidirezionale.
Per superare questo limite tecnologico, T&E propone che
le istituzioni comunitarie non solo confermino i target emissivi vigenti, ma
introducano scadenze vincolanti all'interno del futuro regolamento
"Automotive Omnibus". La richiesta prevede l'istituzione dell'obbligo
normativo per tutti i costruttori di dotare i nuovi modelli di caricatori
bidirezionali e interoperabili entro il 2032.
"L’Italia, dove i trasporti dipendono ancora per oltre
il 90% dai combustibili fossili, deve valutare con attenzione la traiettoria
della propria transizione energetica", ha spiegato Esther Marchetti, Clean
Transport Manager di T&E Italia. "La diffusione delle batterie mobili
rappresenta uno strumento per garantire flessibilità alla rete e ottimizzare la
produzione da fonti rinnovabili. Rallentare questo processo rischierebbe di
aumentare la dipendenza dalle importazioni energetiche e i costi di adeguamento
delle infrastrutture nazionali".