Il mercato dell'auto in Italia manda segnali contrastanti. I
concessionari chiudono un mese di aprile brillante, ma l'ottimismo per le
vendite attuali si scontra con le nubi che si addensano sul resto dell'anno. A
spaventare l'industria e a frenare gli acquisti ci sono due grossi ostacoli:
uno esterno, rappresentato dalla minaccia di nuovi dazi americani, e uno tutto
interno, legato a regole fiscali italiane che scoraggiano il rinnovamento del
parco auto.
Questa combinazione di incertezze globali e burocrazia
locale ha spinto gli addetti ai lavori a rivedere al ribasso le prospettive per
i prossimi mesi.
I numeri: un aprile in crescita che non cancella la crisi
pre-pandemia
I dati nudi e crudi sorridono. Ad aprile 2026 sono state
vendute 155.210 nuove auto, segnando un netto +11,6% rispetto
allo stesso mese dell'anno precedente. L'intero primo quadrimestre si chiude in
positivo (640.083 unità, +9,8%).
Tuttavia, l'UNRAE (l'Associazione delle case
automobilistiche estere) ha dovuto tagliare le stime per l'intero 2026,
abbassando le previsioni a 1.530.000 immatricolazioni totali. Il motivo?
L'incertezza economica frena le famiglie. I numeri attuali, per quanto
positivi, sono un'illusione ottica se paragonati al periodo pre-crisi: rispetto
al 2019, mancano all'appello ancora 387.000 vetture (-20,2%).
Anche la crescita delle auto elettriche pure (arrivate
all'8,5% del mercato) e delle ibride plug-in (9,1%) nasconde una debolezza: è
spinta quasi interamente dalle scorte degli ecoincentivi statali passati,
concentrati in gran parte su un singolo modello a basso costo.
L'ombra dell'America: la paura per i dazi di Trump
A gelare gli entusiasmi ci ha pensato lo scenario
geopolitico. Le recenti dichiarazioni di Donald Trump, che ha minacciato di
imporre pesanti dazi del 25% sulle auto europee, rischiano di innescare
una guerra commerciale devastante. Un rincaro simile colpirebbe duramente le
fabbriche del Vecchio Continente, con inevitabili ripercussioni
sull'occupazione e sui prezzi finali per i consumatori.
Roberto Pietrantonio, Presidente di UNRAE, ha lanciato un
avvertimento chiaro: alzare barriere commerciali è un errore storico. "La
competitività si difende con investimenti e cooperazione, non con dazi che
finiscono per penalizzare imprese e cittadini". L'industria dell'auto,
impegnata nella costosissima transizione verso l'elettrico, ha disperatamente
bisogno di mercati aperti e regole stabili, non di guerre sui prezzi.
Il freno a mano italiano: serve una riforma fiscale
Se l'Europa deve difendersi dai dazi, l'Italia deve fare i
conti con i propri ritardi normativi. Per l'UNRAE, il vero motore per far
ripartire il mercato e svecchiare le strade italiane – tra le più inquinate
d'Europa – sono le auto aziendali. Ma le aziende hanno le mani legate da una
fiscalità vecchia di decenni.
Attualmente, per un'impresa o una partita IVA, scaricare i
costi di un'automobile è molto meno vantaggioso in Italia rispetto al resto
d'Europa. La richiesta al Governo è semplice e diretta: sfruttare la nuova
Delega Fiscale (in scadenza ad agosto) per aumentare gli sconti fiscali
sulle auto a zero emissioni, permettendo alle aziende di dedurre fino
all'80% dei costi per le auto aziendali usate anche dai dipendenti nel tempo
libero (il cosiddetto "uso promiscuo").
Senza una spinta fiscale per le flotte aziendali e senza
certezze internazionali, avverte l'UNRAE, il passaggio all'auto ecologica
rischia di rimanere un lusso per pochi, condannando il mercato a una pericolosa
stagnazione.