Auto, vendite in rialzo ad aprile (+11,6% con 155.210 targhe) ma stime 2026 in calo a 1,53 milioni: pesano lo spettro dei dazi di Trump e un fisco obsoleto

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05 maggio 2026, 10.49
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Il mercato dell'auto in Italia manda segnali contrastanti. I concessionari chiudono un mese di aprile brillante, ma l'ottimismo per le vendite attuali si scontra con le nubi che si addensano sul resto dell'anno. A spaventare l'industria e a frenare gli acquisti ci sono due grossi ostacoli: uno esterno, rappresentato dalla minaccia di nuovi dazi americani, e uno tutto interno, legato a regole fiscali italiane che scoraggiano il rinnovamento del parco auto.
Questa combinazione di incertezze globali e burocrazia locale ha spinto gli addetti ai lavori a rivedere al ribasso le prospettive per i prossimi mesi.

I numeri: un aprile in crescita che non cancella la crisi pre-pandemia

I dati nudi e crudi sorridono. Ad aprile 2026 sono state vendute 155.210 nuove auto, segnando un netto +11,6% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. L'intero primo quadrimestre si chiude in positivo (640.083 unità, +9,8%).
Tuttavia, l'UNRAE (l'Associazione delle case automobilistiche estere) ha dovuto tagliare le stime per l'intero 2026, abbassando le previsioni a 1.530.000 immatricolazioni totali. Il motivo? L'incertezza economica frena le famiglie. I numeri attuali, per quanto positivi, sono un'illusione ottica se paragonati al periodo pre-crisi: rispetto al 2019, mancano all'appello ancora 387.000 vetture (-20,2%).
Anche la crescita delle auto elettriche pure (arrivate all'8,5% del mercato) e delle ibride plug-in (9,1%) nasconde una debolezza: è spinta quasi interamente dalle scorte degli ecoincentivi statali passati, concentrati in gran parte su un singolo modello a basso costo.

L'ombra dell'America: la paura per i dazi di Trump

A gelare gli entusiasmi ci ha pensato lo scenario geopolitico. Le recenti dichiarazioni di Donald Trump, che ha minacciato di imporre pesanti dazi del 25% sulle auto europee, rischiano di innescare una guerra commerciale devastante. Un rincaro simile colpirebbe duramente le fabbriche del Vecchio Continente, con inevitabili ripercussioni sull'occupazione e sui prezzi finali per i consumatori.
Roberto Pietrantonio, Presidente di UNRAE, ha lanciato un avvertimento chiaro: alzare barriere commerciali è un errore storico. "La competitività si difende con investimenti e cooperazione, non con dazi che finiscono per penalizzare imprese e cittadini". L'industria dell'auto, impegnata nella costosissima transizione verso l'elettrico, ha disperatamente bisogno di mercati aperti e regole stabili, non di guerre sui prezzi.

Il freno a mano italiano: serve una riforma fiscale

Se l'Europa deve difendersi dai dazi, l'Italia deve fare i conti con i propri ritardi normativi. Per l'UNRAE, il vero motore per far ripartire il mercato e svecchiare le strade italiane – tra le più inquinate d'Europa – sono le auto aziendali. Ma le aziende hanno le mani legate da una fiscalità vecchia di decenni.
Attualmente, per un'impresa o una partita IVA, scaricare i costi di un'automobile è molto meno vantaggioso in Italia rispetto al resto d'Europa. La richiesta al Governo è semplice e diretta: sfruttare la nuova Delega Fiscale (in scadenza ad agosto) per aumentare gli sconti fiscali sulle auto a zero emissioni, permettendo alle aziende di dedurre fino all'80% dei costi per le auto aziendali usate anche dai dipendenti nel tempo libero (il cosiddetto "uso promiscuo").
Senza una spinta fiscale per le flotte aziendali e senza certezze internazionali, avverte l'UNRAE, il passaggio all'auto ecologica rischia di rimanere un lusso per pochi, condannando il mercato a una pericolosa stagnazione.
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