C'è una collaborazione che dura da tre quarti di secolo e
che, nel tempo, è diventata qualcosa di più di un semplice rapporto
istituzionale. Da una parte il Biscione, dall'altra la Fiamma:
Alfa Romeo e
l'Arma dei Carabinieri hanno percorso insieme settantacinque anni di storia
italiana, e oggi quella storia ha un libro.
Si intitola "Carabinieri e Alfa Romeo – al servizio
del Paese" ed è stato presentato al Museo Alfa Romeo di Arese alla
presenza del Generale di Corpo d'Armata Salvatore Luongo, Comandante Generale
dell'Arma, di Santo Ficili, CEO di Alfa Romeo e COO di Maserati, e di Lorenzo
Ardizio, curatore del Museo e coautore dell'opera.
Dalla "Matta" alla Giulia Quadrifoglio
La storia comincia nel 1951, con la 1900 M
"Matta": un fuoristrada robusto ed essenziale, prima Alfa Romeo a
indossare la livrea dell'Arma, pensato per rispondere alle esigenze concrete di
un Paese ancora impegnato nella ricostruzione postbellica. Da lì in poi, è
stata una sequenza ininterrotta: la Giulia, con cui nel 1963 nasce la
"Gazzella" del Nucleo Radiomobile — simbolo del pronto intervento che
è entrato nell'immaginario collettivo degli italiani — e poi l'Alfetta, la 90,
la 75, la 155, la 156, la 159, la Giulietta, il Tonale, lo Stelvio, fino alla
Giulia Quadrifoglio oggi impiegata nei servizi speciali.
Non è una lista di modelli. È una mappa dell'Italia
repubblicana, fermata fotogramma per fotogramma.
Un libro, cinque capitoli, settantacinque anni di Paese
Pubblicato da Giunti e Giorgio Nada Editore con testi di
Danilo Moriero e Lorenzo Ardizio e fotografie originali di Alessandro
Barteletti e Paolo Carlini, il volume è strutturato in cinque capitoli che non
seguono soltanto la cronologia dei modelli, ma quella più ampia della storia
del Paese. La ricostruzione postbellica, il miracolo economico, gli anni di
piombo, la lotta alla criminalità organizzata, i nuovi scenari globali: ogni
fase dell'Italia repubblicana trova un riflesso preciso nei mezzi dell'Arma, e
quindi nelle Alfa Romeo in dotazione.
Si va dall'Alfetta 2.0 "Protetta" del 1979
— berlina blindata impiegata nelle scorte negli anni più bui del terrorismo —
all'Alfa 75 del 1992, quando la presenza visibile dello Stato sul
territorio era essa stessa un messaggio. Fino alla Giulia del 2021 e
alla Tonale del 2023, che portano la partnership fin dentro il presente.
Il volume si apre con le prefazioni del Ministro della Difesa Guido Crosetto e
del Comandante Generale Luongo, e si chiude con un dialogo con il Comandante
del Nucleo Radiomobile di Roma.
Due istituzioni, un segno comune
In occasione della presentazione è stato anche svelato il logo
commemorativo del 75° anniversario: al centro il numero 75, che accoglie il
Biscione e la Fiamma in un segno che vuole essere insieme iconico e
istituzionale.
Le parole di Santo Ficili restituiscono bene lo spirito
dell'iniziativa: "Alfa Romeo è parte della memoria collettiva del
nostro Paese, così come lo sono i Carabinieri. Due simboli diversi, ma uniti da
una storia fatta di passione, disciplina, dedizione e velocità al servizio del
bene comune."
Il Generale Luongo ha aggiunto una riflessione che va oltre
il valore operativo dei mezzi: "Vedere una 'gazzella' avvicinarsi
significa, per il cittadino, sapere di non essere solo." Una frase che
dice molto su cosa sia diventato, nel tempo, questo sodalizio — qualcosa che
travalica la meccanica e parla di identità, di fiducia, di Stato.
Le vetture protagoniste del libro sono in parte visibili al
Museo di Arese, nella sezione "Alfa Romeo in Divisa", inaugurata nel
2020 e realizzata in collaborazione con l'Arma. Il museo stesso, del resto, è
il luogo più adatto per raccontare una storia del genere: non solo
automobilistica, ma autenticamente italiana.