75 anni di Alfa Romeo e Carabinieri: dalla "Matta" alla Giulia Quadrifoglio

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di Simone Bocca
05 maggio 2026, 16.02
Nell'immagine si vede la Alfa Romeo Giulia quadrifoglio
C'è una collaborazione che dura da tre quarti di secolo e che, nel tempo, è diventata qualcosa di più di un semplice rapporto istituzionale. Da una parte il Biscione, dall'altra la Fiamma: Alfa Romeo e l'Arma dei Carabinieri hanno percorso insieme settantacinque anni di storia italiana, e oggi quella storia ha un libro.
Si intitola "Carabinieri e Alfa Romeo – al servizio del Paese" ed è stato presentato al Museo Alfa Romeo di Arese alla presenza del Generale di Corpo d'Armata Salvatore Luongo, Comandante Generale dell'Arma, di Santo Ficili, CEO di Alfa Romeo e COO di Maserati, e di Lorenzo Ardizio, curatore del Museo e coautore dell'opera.

Dalla "Matta" alla Giulia Quadrifoglio

Nell'immagine si vede la Alfa Romeo M Matta dei Carabinieri
La storia comincia nel 1951, con la 1900 M "Matta": un fuoristrada robusto ed essenziale, prima Alfa Romeo a indossare la livrea dell'Arma, pensato per rispondere alle esigenze concrete di un Paese ancora impegnato nella ricostruzione postbellica. Da lì in poi, è stata una sequenza ininterrotta: la Giulia, con cui nel 1963 nasce la "Gazzella" del Nucleo Radiomobile — simbolo del pronto intervento che è entrato nell'immaginario collettivo degli italiani — e poi l'Alfetta, la 90, la 75, la 155, la 156, la 159, la Giulietta, il Tonale, lo Stelvio, fino alla Giulia Quadrifoglio oggi impiegata nei servizi speciali.
Non è una lista di modelli. È una mappa dell'Italia repubblicana, fermata fotogramma per fotogramma.

Un libro, cinque capitoli, settantacinque anni di Paese

Pubblicato da Giunti e Giorgio Nada Editore con testi di Danilo Moriero e Lorenzo Ardizio e fotografie originali di Alessandro Barteletti e Paolo Carlini, il volume è strutturato in cinque capitoli che non seguono soltanto la cronologia dei modelli, ma quella più ampia della storia del Paese. La ricostruzione postbellica, il miracolo economico, gli anni di piombo, la lotta alla criminalità organizzata, i nuovi scenari globali: ogni fase dell'Italia repubblicana trova un riflesso preciso nei mezzi dell'Arma, e quindi nelle Alfa Romeo in dotazione.
Si va dall'Alfetta 2.0 "Protetta" del 1979 — berlina blindata impiegata nelle scorte negli anni più bui del terrorismo — all'Alfa 75 del 1992, quando la presenza visibile dello Stato sul territorio era essa stessa un messaggio. Fino alla Giulia del 2021 e alla Tonale del 2023, che portano la partnership fin dentro il presente. Il volume si apre con le prefazioni del Ministro della Difesa Guido Crosetto e del Comandante Generale Luongo, e si chiude con un dialogo con il Comandante del Nucleo Radiomobile di Roma.

Due istituzioni, un segno comune

In occasione della presentazione è stato anche svelato il logo commemorativo del 75° anniversario: al centro il numero 75, che accoglie il Biscione e la Fiamma in un segno che vuole essere insieme iconico e istituzionale.
Immagine della presentazione dei Carabinieri e Alfa Romeo
Le parole di Santo Ficili restituiscono bene lo spirito dell'iniziativa: "Alfa Romeo è parte della memoria collettiva del nostro Paese, così come lo sono i Carabinieri. Due simboli diversi, ma uniti da una storia fatta di passione, disciplina, dedizione e velocità al servizio del bene comune."
Il Generale Luongo ha aggiunto una riflessione che va oltre il valore operativo dei mezzi: "Vedere una 'gazzella' avvicinarsi significa, per il cittadino, sapere di non essere solo." Una frase che dice molto su cosa sia diventato, nel tempo, questo sodalizio — qualcosa che travalica la meccanica e parla di identità, di fiducia, di Stato.
Le vetture protagoniste del libro sono in parte visibili al Museo di Arese, nella sezione "Alfa Romeo in Divisa", inaugurata nel 2020 e realizzata in collaborazione con l'Arma. Il museo stesso, del resto, è il luogo più adatto per raccontare una storia del genere: non solo automobilistica, ma autenticamente italiana.
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