C'è un nome che compare su due oggetti apparentemente
lontanissimi tra loro: gli pneumatici della vostra auto e la guida gastronomica
più temuta al mondo. Non è un caso, non è una coincidenza e non è nemmeno una
strategia di diversificazione aziendale nel senso moderno del termine. È la
storia di una famiglia francese che, partendo da una fabbrica di gomma a
Clermont-Ferrand, ha finito per influenzare il modo in cui il mondo intero
viaggia, mangia e si sposta. Si chiama
Michelin, e nel 2026 celebra
120 anni
di presenza in Italia, il primo Paese straniero in cui abbia mai messo
piede.
Un'azienda globale con radici profonde
Michelin nasce nel 1889 per mano dei fratelli Édouard e
André Michelin, in una cittadina dell'Alvernia che ancora oggi ospita la
sede del gruppo. In poco più di un decennio, i due fratelli trasformano una
piccola manifattura di gomma in un'industria in rapida espansione, grazie a
un'intuizione tecnica cruciale: lo pneumatico rimovibile e riparabile in
tempi rapidi, brevettato nel 1891, che rivoluziona la praticità dei veicoli a
ruote.
Oggi Michelin è una delle multinazionali più riconoscibili
al mondo: circa 130.000 dipendenti, un fatturato di 27,2 miliardi di
euro e una presenza in oltre 170 Paesi. Ma dietro i numeri c'è una cultura
aziendale che ha sempre coniugato innovazione tecnica e capacità di
comunicazione, una rarità nell'industria manifatturiera.
L'Italia: il primo passo fuori dalla Francia
Era il 1906 quando Michelin oltrepassò per la prima
volta i confini francesi per aprire una sede all'estero. E la scelta cadde
sull'Italia. Non è un dettaglio da poco: l'Italia fu il primo Paese al mondo
in cui Michelin si insediò al di fuori della madrepatria, un primato che dice
molto sul peso storico e strategico che il Belpaese ha sempre avuto per il
gruppo transalpino.
Centovent'anni dopo, quella presenza si è trasformata in un
pilastro industriale. Michelin Italiana conta oggi oltre 3.800 dipendenti,
distribuiti tra la sede milanese e i siti produttivi piemontesi di Torino,
Alessandria e Cuneo. La capacità produttiva installata supera i 14
milioni di pneumatici l'anno e, secondo i dati Assogomma 2024, Michelin
concentra da sola il 63% del tonnellaggio complessivo di pneumatici
prodotti in Italia. Una quota che non ha eguali nel settore.
Lo stabilimento, oramai demolito, di Michelin a Torino
I numeri raccontano anche una storia di investimento
costante: negli ultimi cinque anni (2021–2025), Michelin ha immesso 432
milioni di euro nelle fabbriche italiane, con l'obiettivo di rafforzare
competitività, accelerare la digitalizzazione e ridurre l'impatto ambientale. A
questi si aggiunge un indotto di 328 milioni di euro generato nel 2024,
con una rete di circa 2.800 fornitori.
I festeggiamenti per il 120° anniversario sono iniziati il 22
gennaio 2026 allo stabilimento di Cuneo, con l'inaugurazione di una nuova
linea di produzione robotizzata: la prima in Europa in grado di produrre
pneumatici di grandi dimensioni fino a 25 pollici. Un investimento che proietta
Cuneo al ruolo di sito più innovativo dell'intero gruppo, laboratorio per lo
sviluppo di tecnologie pensate per il futuro dell'automotive. Come ha
dichiarato l'Amministratore Delegato Agostino Mazzocchi, "l'inaugurazione
della nuova linea robotizzata a Cuneo è la sintesi perfetta di come innovazione
e tradizione possano convivere".Il
Il nuovo stabilimento all'avanguardia di Cuneo
Il calendario delle celebrazioni si svilupperà lungo tutto
il 2026, toccando tutti i siti produttivi del Paese, e culminerà in novembre
con la presentazione della nuova edizione della Guida Michelin.
Bibendum: il logo che ha conquistato il mondo, e l'Italia in particolare
C'è un personaggio che accompagna Michelin da 128 anni e che
quasi tutti sanno riconoscere, anche chi non saprebbe dire esattamente da dove
viene. Si chiama Bibendum o, come lo chiamiamo in Italia, semplicemente
l'Omino Michelin, ed è uno dei marchi registrati più antichi della
storia, eletto nel 2000 dal Financial Times come il miglior logo di
tutti i tempi.
La sua origine è un misto di fortuna e immaginazione. Era il
1894, durante l'Esposizione Universale e Coloniale di Lione, quando Édouard
Michelin notò una pila di pneumatici disposti in modo tale da suggerire la
silhouette di una figura umana. "Con un paio di braccia in più sembrerebbe
un omino", disse. L'idea rimase lì, in attesa del momento giusto.
Quattro anni dopo, nel 1898, André Michelin incontrò
il fumettista Marius Rossillon (noto con il nome d'arte di O'Galop)
che gli mostrò un bozzetto creato per un birrificio bavarese e rifiutato dal
committente. L'immagine raffigurava una grande figura umana che reggeva un
bicchiere di birra con la frase oraziana "Nunc est bibendum",
tradotto in: "Ora bisogna bere". André suggerì di sostituire l'uomo
con una figura fatta di pneumatici. Nacque così Bibendum.
Il primo manifesto, datato 1898, mostra l'omino che brinda
con un bicchiere pieno di frammenti di vetro e chiodi, pronunciando "À
votre santé. Le pneu Michelin boit l'obstacle" — "Alla vostra salute.
Lo pneumatico Michelin si beve gli ostacoli". Il nome "Bibendum"
non fu mai quello ufficiale, ma divenne il nome del personaggio da solo, quasi
per osmosi.
Nei suoi primi anni, Bibendum era tutt'altro che un
personaggio per famiglie: veniva raffigurato come un gladiatore, un
donnaiolo, un buon bevitore con sigaro e monocolo. Era pensato per i ricchi
borghesi che, all'epoca, erano gli unici a potersi permettere un'automobile.
Con il calo dei prezzi delle vetture e l'allargamento del mercato, anche
Bibendum si democratizzò: negli anni '20 smise di fumare e bere, iniziò a fare
sport, e divenne l'amico di tutti.
Il legame con l'Italia è particolarmente stretto. Già
nel 1907, appena un anno dopo l'apertura della sede italiana, Michelin
lanciò nel Belpaese la rivista "Il pneumatico Michelin",
all'interno della quale Bibendum teneva una rubrica personale. In uno
dei suoi editoriali più celebri, l'omino descriveva un Ballo delle Nazioni e
rivolgeva un omaggio appassionato all'Italia: "Oh tu, sublime Madonna,
destino di Roma, accetta il mio omaggio, tu i cui occhi brillano degli
splendori del Rinascimento". Un attestato d'amore, firmato da un
personaggio fatto di gomma, che dice molto sull'importanza che il mercato
italiano aveva già agli occhi del gruppo francese.
Negli anni '50, Bibendum divenne anche l'angelo
custode dei camionisti: alcuni clienti entusiasti avevano preso l'abitudine di
montare la mascotte sul tetto dei loro mezzi pesanti, e Michelin decise di
farne una tradizione ufficiale, producendo mascotte di qualità pensate
appositamente per i camion. Un gesto che trasformò un personaggio pubblicitario
in un simbolo popolare, trasportato lungo le strade d'Italia e d'Europa.
Nel 2000, oltre al titolo di miglior logo del mondo,
Bibendum diventa un personaggio 3D per la prima campagna pubblicitaria
mondiale: "Il giusto pneumatico cambia tutto". Nel 2017 torna
al design piatto, più essenziale, in linea con l'estetica contemporanea. Ma la
sua riconoscibilità è rimasta intatta: secondo alcune stime, il 90% della
popolazione mondiale è in grado di identificarlo immediatamente.
La Guida Rossa: la svolta verso la gastronomia moderna
La storia della Guida Michelin è una delle più sorprendenti
dell'intera storia del marketing mondiale. E parte, come quasi tutto in casa
Michelin, da un'idea semplice e geniale.
Siamo nel 1900, anno dell'Esposizione Universale di
Parigi. In Francia circolano appena 2.400-3.000 automobili, e Michelin
produce pneumatici quasi esclusivamente per biciclette. I fratelli Michelin
capiscono che per far crescere il mercato automobilistico, e quindi la domanda
dei loro prodotti, devono fare una cosa sola: convincere le persone a
viaggiare di più. Più chilometri percorsi, più pneumatici usurati, più
pneumatici venduti. La logica è tanto elementare quanto brillante.
La prima edizione della Guida Michelin
La risposta si chiama Guida Michelin: un libretto
rosso di 400 pagine, stampato in 35.000 copie e distribuito gratuitamente
agli automobilisti francesi. Al suo interno non c'erano stelle né classifiche
gastronomiche, ma informazioni pratiche per il viaggiatore: come cambiare una
ruota, dove trovare un meccanico, dove rifornirsi di carburante, dove mangiare
e dormire lungo il percorso. Uno strumento di sopravvivenza su strada, non una
bibbia della cucina.
La svolta arriva nel 1920, quando André Michelin, notando
che una copia della guida veniva usata come appoggio per un banco in
un'officina, decide di metterla in vendita nelle librerie. Il ragionamento è
fulminante: "L'uomo rispetta solo ciò per cui paga". La guida smette
di essere gratuita e acquista immediatamente un valore diverso agli occhi del
pubblico.
Nel 1926 arriva la prima stella. Nel 1931 il
sistema si completa con le tre stelle, che ancora oggi rappresentano il massimo
riconoscimento: una stella per "un ottimo ristorante nella sua
categoria", due per "cucina eccellente, merita una deviazione",
tre per "cucina eccezionale, merita un viaggio". Un sistema che,
quasi cent'anni dopo, è rimasto sostanzialmente invariato e che ha trasformato
la parola "stellato" in un aggettivo della lingua comune, capace di
descrivere qualsiasi cosa di pregio, ben oltre il mondo della cucina.
La Guida Michelin Italia nasce nel 1956, in
anticipo rispetto a molte aspettative, ma con una limitazione geografica
significativa: la prima edizione copre soltanto il Nord e il Centro della
penisola, fermandosi alla Toscana. Il motivo è pratico: nel 1959 scendere al
Sud era un'impresa complicata vista la condizione delle strade. Solo con
l'apertura dell'Autostrada del Sole (A1), che collegò Milano a Napoli,
la guida poté estendersi verso meridione. Nonostante il perimetro ridotto, la
prima edizione italiana assegnò subito 89 stelle: un segnale che la
cucina italiana aveva già tutto ciò che serviva per entrare nell'olimpo
gastronomico mondiale.
L'edizione 2026 è stata presentata al Teatro Regio
di Parma, scelta non casuale per una città che è Città Creativa per la
Gastronomia UNESCO, e conta 1.971 ristoranti nella selezione
complessiva, con 15 ristoranti a tre stelle e la Lombardia che guida la
classifica regionale con 64 stellati. Un patrimonio gastronomico che non ha
eguali.
120 anni sono solo l'inizio
Michelin è una di quelle aziende che sarebbe impossibile
spiegare con una sola categoria. È un produttore di pneumatici, certo. Ma è
anche l'editore della guida gastronomica più influente al mondo, il creatore di
una delle mascotte pubblicitarie più riconoscibili della storia, un attore
industriale di primo piano nel tessuto produttivo italiano e, in un certo
senso, uno dei grandi protagonisti del racconto della mobilità del Novecento.
Il 2026, con i 120 anni in Italia, è l'occasione per
guardare a tutto questo con la giusta prospettiva. Da Cuneo ad Alessandria, da
Milano ai ristoranti stellati di tutta la penisola, l'impronta di Michelin sul
Belpaese è profonda, stratificata e tutt'altro che finita. La nuova linea
robotizzata inaugurata in gennaio è il segnale più chiaro: Michelin non guarda
al passato per celebrarsi, ma per trovare la spinta verso il futuro.
Centovent'anni fa un omino fatto di pneumatici arrivò in
Italia con un sogno industriale. Oggi quell'omino è il logo più famoso del
mondo, e l'Italia è ancora lì, al centro di quella storia.