Nel segno dell’innovazione. Guardando all’America da un lunotto panoramico

Storiche
29 maggio 2026, 8.30
Il posteriore della Studebaker Champion Starlight Coupè (1947)
Era il 1947 quando come “un fulmine a ciel sereno” arrivò sul mercato la Studebaker Champion Starlight Coupè, disegnata dal duo Virgil Exner e Raymond Loewy. Tra tutte le caratteristiche (oltre al particolare frontale con ogiva cromata centrale) quella che lasciò il segno, fu il particolare lunotto posteriore panoramico” che avvolgeva tutta la parte posteriore in modo continuo, fino a sconfinare sulle fiancate. Qualcosa di innovativo, che in questo modo non si era mai visto.
Realizzato per sezioni tenute insieme da telaietti, in quanto al tempo non era possibile formare un’intero lunotto in vetro di tale portata, diede un aspetto inedito al modello rendendolo iconico. Ma non si trattò solo di un intervento stilistico (per quanto non scontato): in questo modo aumentava la luminosità interna e l’abitabilità ne usciva migliorata, dando la sensazione d’essere accomodati in un salotto futuristico.
La suggestione arrivò dal mondo aeronautico, che, in quel momento, stava iniziando a rivoluzionare lo stile automobilistico statunitense. Da una parte l’innovazione venne accolta con qualche ironica critica, del tipo: “Il prossimo anno la Studebaker uscirà con un modello di cui non si sarà in grado di capire in quale direzione si andrà”. A dirlo fu il comico Fred Allen, che sottolineava come osservandola da un certo punto di vista la parte posteriore dell’auto sembrava quella anteriore e viceversa. Ma dall’altra parte suscitò grande curiosità e ammirazione, fino a scavalcare latlantico, portando diversi Carrozzieri e stilisti italiani a sperimentare questa soluzione su alcune loro realizzazioni.

Abitabilità e visibilità di gran lusso

Una foto in bianco nero della Lancia Aprilia Gran Gala Boneschi (1948)
Nel 1947 aprì subito le danze la FIAT 1100 Coupé carrozzata da Boneschi, con un composto lunotto panoramico che ben si inseriva nelle forme e proporzioni generali, ma fu con la Lancia Aprilia Gran Gala (1948) che estese in tema, proponendo una vettura ariosa, raffinata e molto aerodinamica.
La FIAT 6C 1500 Vittoria Belvedere, presentata nel 1948, rappresenta uno degli esempi emblematici delleleganza e dellinnovazione italiane nel periodo dell’immediato secondo dopoguerra. Progettata dal grande stilista Giovanni Michelotti per la Carrozzeria Balbo di Torino (fondata nel 1914 da Alfonso Balbo), questa berlina a due porte venne realizzata sull’autotelaio della FIAT 6C 1500 D. Il suo design innovativo non solo la rese distintiva nel panorama automobilistico dell’epoca, ma influenzò anche modelli successivi, tra cui l’Alfa Romeo 6C 2500, progettata dallo stesso Michelotti presso la Carrozzeria Allemano, nello stesso 1948. Uno degli elementi più sorprendenti della Vittoria è il padiglione privo del tradizionale montante B: questa scelta progettuale audace contribuisce a valorizzare le linee eleganti e continue della vettura, offrendo al contempo un abitacolo più aperto e arioso e rafforzando il profilo fluido e moderno dell’insieme.
Ma senza dubbio, la caratteristica più distintiva è il lunotto posteriore panoramico in plexiglas wrap-around. Questo ampio elemento curvo garantisce una visibilità eccezionale e si integra perfettamente con il design della vettura, sottolineandone la modernità; l’utilizzo del plexiglas, materiale particolarmente innovativo per l’epoca, influenzò moltissimo il design dellepoca, aprendo nuove possibilità formali e funzionali. Grazie al padiglione senza montante B, al lunotto panoramico in plexiglas e alle linee morbide e continue, la FIAT 1500 Vittoria Belvedere costituisce un esempio significativo dell’artigianalità e della visione progettuale della Carrozzeria Balbo unita alla maestria di Michelotti.
una foto in bianco e nero della Fiat 1500 B Vittoria Belvedere Balbo (1948)

Da Torino a Vercelli

Altra realizzazione della Carrozzeria Balbo, fu la FIAT 1100 Coupé nel 1948. In quegli anni, FIAT cercava di arricchire la propria offerta collaborando con diversi Carrozzieri, con l’obiettivo di sviluppare modelli su misura destinati a una clientela più raffinata. Dal punto di vista meccanico, era basata sulla FIAT 1100 B: sviluppata per rispondere alle esigenze dei consumatori del dopoguerra, sempre più orientati verso vetture che combinassero funzionalità e stile, la FIAT 1100 Coupé Balbo venne presentata in diverse mostre, dove furono messe in evidenza le sue caratteristiche di design e ingegneria.
Una foto in bianco e nero della Fiat 1100 B Vittoria Balbo (1948)
Ma si pose anche come ridisegno in piccolo del concetto sviluppato sulla 1500 Vittoria, su tutto il lunotto panoramico, inserito in forme e volumi più massicci, che qui la fanno apparire più “importante”. La produzione fu limitata a pochi esemplari, in parte ancora esistenti. Costruita dalla Carrozzeria Francis Lombardi di Vercelli (fondata nel 1947 da Francesco Lombardi) su disegno di Giuseppe Rinaldi, la FIAT 1100 Berlinetta Francis Lombardi del 1950 venne sviluppata con un focus sullinnovazione stilistica e costruttiva. Realizzata artigianalmente, la carrozzeria combinava acciaio e alluminio, ottenendo una struttura leggera e resistente.
Il design risentiva delle tendenze contemporanee, che privilegiavano l’integrazione tra stile e prestazioni, e anche qui strizzando l’occhio a quell’innovazione del lunotto panoramico, moderno e irresistibile, riproponendo in parte il disegno in fiancata della Studebaker Champion Starlight Coupè. Dal punto di vista tecnico era basata sull’autotelaio FIAT 1100 B; la produzione della FIAT 1100 Berlinetta Francis Lombardi fu limitata, rendendola oggi un raro esempio di carrozzeria italiana del periodo.

Piccola ma panoramica

Una foto in bianco e nero della Fiat 500 C Topolino Francis Lombardi (1949)
Sempre Francis Lombardi estese il concetto alla FIAT 500 C Topolino, con la versione speciale FIAT 500 Berlina nel 1949, su progetto di Giuseppe Rinaldi. Il progetto privilegiava la praticità, con proporzioni studiate per facilitare la manovrabilità urbana e l’abitabilità. Dal punto di vista costruttivo, il modello adottava una struttura monoscocca, soluzione che migliorava la rigidità complessiva riducendo il peso. Una delle caratteristiche distintive era ancora una volta il lunotto panoramico, molto avvolgente insieme alla linea curva del padiglione (elemento tipico del linguaggio stilistico di Rinaldi), contribuendo sia all’estetica sia alla funzionalità, in particolare per quanto riguarda lo spazio interno destinato ai passeggeri.
I dati relativi alla produzione complessiva non sono specificati, ma risultano diversi esemplari sopravvissuti. L’integrazione di questa innovazione tra soluzioni stilistiche e ingegneria generò un filone di breve durata, ma che seppe lasciare un’impronta nella storia dellautomobile.
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