Era il 1947 quando come “un fulmine a ciel sereno” arrivò sul
mercato la Studebaker
Champion Starlight Coupè, disegnata dal duo Virgil Exner e Raymond Loewy.
Tra tutte le caratteristiche (oltre al particolare frontale con ogiva
cromata centrale) quella che lasciò il segno, fu il particolare lunotto
posteriore “panoramico”
che avvolgeva tutta la parte posteriore in modo continuo, fino a sconfinare
sulle fiancate. Qualcosa di innovativo, che in questo modo non si era
mai visto.
Realizzato per sezioni tenute insieme
da telaietti, in quanto al tempo non era possibile formare un’intero lunotto in vetro di tale portata, diede un aspetto
inedito al modello rendendolo iconico. Ma non si trattò solo di un
intervento stilistico (per quanto non scontato): in questo modo aumentava la luminosità
interna e l’abitabilità ne usciva migliorata, dando la sensazione d’essere accomodati in un salotto futuristico.
La
suggestione arrivò dal mondo aeronautico, che, in quel momento, stava
iniziando a rivoluzionare lo stile automobilistico statunitense.
Da una parte l’innovazione venne accolta con qualche ironica critica, del
tipo: “Il prossimo anno la Studebaker uscirà con un modello di cui
non si sarà in grado di capire in quale direzione si andrà”. A dirlo fu il
comico Fred Allen, che sottolineava come osservandola da un certo punto di
vista la parte posteriore dell’auto
sembrava quella anteriore e viceversa. Ma dall’altra parte suscitò grande curiosità e ammirazione,
fino a scavalcare l’atlantico, portando diversi Carrozzieri e stilisti italiani a
sperimentare questa soluzione su alcune loro realizzazioni.
Abitabilità e visibilità di gran lusso
Nel 1947 aprì subito le danze la FIAT 1100 Coupé carrozzata da Boneschi, con un
composto lunotto panoramico che ben si inseriva nelle forme e proporzioni
generali, ma fu con la Lancia Aprilia Gran Gala (1948) che estese in
tema, proponendo una vettura ariosa, raffinata e molto aerodinamica.
La FIAT 6C 1500 Vittoria Belvedere, presentata nel 1948, rappresenta uno degli esempi
emblematici dell’eleganza
e dell’innovazione
italiane nel periodo dell’immediato secondo dopoguerra.
Progettata dal grande stilista Giovanni
Michelotti per la Carrozzeria Balbo di Torino (fondata nel 1914
da Alfonso
Balbo), questa berlina a due porte venne
realizzata sull’autotelaio
della FIAT 6C 1500 D. Il suo design innovativo non
solo la rese distintiva nel panorama automobilistico dell’epoca, ma influenzò anche modelli successivi, tra cui l’Alfa Romeo 6C 2500,
progettata dallo stesso Michelotti presso la Carrozzeria Allemano, nello
stesso 1948.
Uno degli elementi più sorprendenti
della Vittoria è il padiglione privo del tradizionale montante B: questa scelta progettuale audace contribuisce a
valorizzare le linee eleganti e continue della vettura, offrendo al
contempo un abitacolo più aperto e arioso e rafforzando il profilo
fluido e moderno dell’insieme.
Ma senza dubbio, la caratteristica più distintiva è il lunotto
posteriore panoramico in plexiglas “wrap-around”. Questo ampio elemento curvo
garantisce una visibilità eccezionale e si integra perfettamente con il
design della vettura, sottolineandone la modernità; l’utilizzo del plexiglas,
materiale particolarmente innovativo per l’epoca, influenzò moltissimo il design dell’epoca, aprendo nuove possibilità formali e funzionali.
Grazie al padiglione senza montante
B, al lunotto panoramico in plexiglas e alle linee morbide e
continue, la FIAT 1500 Vittoria Belvedere costituisce un esempio significativo dell’artigianalità e
della visione progettuale della Carrozzeria Balbo unita alla maestria
di Michelotti.
Da Torino a Vercelli
Altra realizzazione della Carrozzeria
Balbo, fu la FIAT 1100 Coupé nel 1948. In quegli anni, FIAT cercava di arricchire la propria
offerta collaborando con diversi Carrozzieri, con l’obiettivo di sviluppare modelli su misura destinati
a una clientela più raffinata.
Dal punto di vista meccanico, era
basata sulla FIAT 1100 B: sviluppata per rispondere alle esigenze dei
consumatori del dopoguerra, sempre più orientati verso vetture che
combinassero funzionalità e stile, la FIAT 1100 Coupé Balbo venne
presentata in diverse mostre, dove furono messe in evidenza le sue caratteristiche
di design e ingegneria.
Ma si pose anche come ridisegno in piccolo
del concetto sviluppato sulla 1500 Vittoria, su tutto il lunotto
panoramico, inserito in forme e volumi più massicci, che qui la fanno
apparire più “importante”. La produzione fu limitata a pochi esemplari,
in parte ancora esistenti.
Costruita dalla Carrozzeria Francis
Lombardi di Vercelli (fondata nel 1947 da Francesco Lombardi)
su disegno di Giuseppe Rinaldi, la FIAT 1100
Berlinetta Francis Lombardi del 1950
venne sviluppata con un focus sull’innovazione stilistica e costruttiva. Realizzata artigianalmente, la carrozzeria combinava acciaio
e alluminio, ottenendo una struttura leggera e resistente.
Il design
risentiva delle tendenze contemporanee, che privilegiavano l’integrazione tra stile e prestazioni, e anche qui strizzando l’occhio a quell’innovazione
del lunotto panoramico, moderno e
irresistibile, riproponendo in parte il disegno in fiancata della Studebaker
Champion Starlight Coupè.
Dal punto di vista tecnico era basata
sull’autotelaio FIAT 1100 B; la produzione della FIAT 1100 Berlinetta Francis
Lombardi fu limitata, rendendola oggi un raro esempio di
carrozzeria italiana del periodo.
Piccola ma panoramica
Sempre Francis Lombardi estese
il concetto alla FIAT 500 C Topolino, con la versione speciale FIAT 500 Berlina nel 1949, su progetto di Giuseppe Rinaldi. Il progetto
privilegiava la praticità, con proporzioni studiate per facilitare la manovrabilità
urbana e l’abitabilità.
Dal punto di vista costruttivo, il
modello adottava una struttura monoscocca, soluzione che migliorava la rigidità
complessiva riducendo il peso. Una delle caratteristiche distintive era
ancora una volta il lunotto panoramico, molto avvolgente insieme alla linea
curva del padiglione (elemento tipico del linguaggio stilistico di
Rinaldi), contribuendo sia all’estetica sia alla funzionalità, in particolare per quanto
riguarda lo spazio interno destinato ai passeggeri.
I dati relativi alla produzione
complessiva non sono specificati, ma risultano diversi esemplari
sopravvissuti. L’integrazione
di questa innovazione tra soluzioni stilistiche e ingegneria generò
un filone di breve durata, ma che seppe lasciare un’impronta nella storia dell’automobile.