L'analisi a tre mesi dallo scoppio del conflitto in Iran:
il gasolio sfonda la barriera psicologica alla pompa, impennano i costi della
logistica e per gli italiani il conto totale dei rincari (compresi mutui e
bollette) sale a 2,6 miliardi di euro.
A tre mesi esatti dallo scoppio del conflitto in Iran,
l’impatto economico sulle tasche degli italiani ha raggiunto proporzioni
drammatiche. L’impennata dei prezzi del petrolio e delle materie prime sui
mercati internazionali ha generato una vera e propria tempesta finanziaria,
quantificabile in 2,6 miliardi di euro di costi extra totali per le famiglie. A
pagare il prezzo più salato, secondo l'ultimo studio condotto dal portale di
comparazione Facile.it, è senza alcuna sorpresa il comparto della
mobilità e dell'automotive.
La sola spesa per il rifornimento di benzina e diesel ha
infatti registrato un incremento complessivo di circa 2 miliardi di euro
rispetto ai valori pre-conflitto. Si tratta di una cifra imponente che grava
direttamente sui bilanci di chi utilizza l'automobile per lavoro o necessità
quotidiana, e che gli interventi governativi strutturati finora sono riusciti
solo parzialmente a mitigare.
L'escalation dei prezzi alla pompa: i numeri della crisi
Analizzando nel dettaglio l'andamento dei listini nazionali
in modalità self, l'evidenza dei rincari è impietosa per gli
automobilisti.
- Il
Diesel: La situazione appare estremamente critica per i motori a
gasolio. Il prezzo medio è letteralmente decollato, passando da 1,70 euro
al litro di inizio anno ad oltre 2,00 euro al litro rilevati a
maggio. L'impatto di questa specifica voce di spesa sfiora gli 1,5
miliardi di euro di costi aggiuntivi complessivi. Un pieno da 50 litri
richiede oggi 101 euro, contro gli 85 euro di tre mesi fa.
- La
Benzina: Ha registrato un balzo dai 1,65 euro al litro di febbraio ad
oltre 1,90 euro al litro di maggio. Questa variazione si traduce in un
esborso supplementare complessivo di circa 500 milioni di euro per la
flotta di veicoli a benzina circolanti in Italia. Per un singolo pieno da
50 litri, la spesa media è passata da 83 euro a 97 euro.
Su base annua, ipotizzando una percorrenza media di 10.000
chilometri, un automobilista si trova a spendere 1.299 euro per la benzina
(+18%, ovvero 202 euro in più rispetto alle stime pre-crisi) e 1.131
euro per il diesel (+20%, con un aggravio di 191 euro).
Autotrasporto in ginocchio: l'effetto domino sulla logistica
L'effetto a catena del caro-gasolio si manifesta in maniera
dirompente nel settore dell’autotrasporto, asse portante della distribuzione
nazionale.
L’analisi evidenzia come un veicolo pesante impegnato su una
tratta standard di 3.000 chilometri richiedesse, prima del conflitto, una spesa
in carburante pari a 1.283 euro. Oggi, per coprire la medesima distanza, lo
stesso mezzo necessita di 1.543 euro: un rincaro netto di 260 euro a viaggio,
destinato inevitabilmente a riflettersi sui prezzi al consumo dei beni
trasportati.
Non solo auto: la morsa di bollette e mutui variabili
Se la mobilità rappresenta la falla principale nei risparmi
dei cittadini, il quadro economico generale viene ulteriormente aggravato dalle
altre due voci esaminate dal report: le utenze domestiche e il costo del
denaro.
Sul fronte dell'energia, le famiglie con contratti a prezzo
indicizzato nel mercato libero hanno subito un incremento medio di circa 50
euro nel trimestre marzo-maggio, portando il danno complessivo a 600 milioni
di euro. La bolletta del gas mostra i rincari più consistenti (+15%, circa
40 euro in più nel periodo), mentre l'energia elettrica ha fatto segnare un
incremento del 5%. Le proiezioni indicano che la spesa complessiva luce e gas
nei prossimi 12 mesi salirà a 2.120 euro (+8% rispetto alle stime pre-crisi).
Infine, si registra una forte tensione sul mercato del
credito. Pur in assenza di interventi ufficiali sui tassi da parte della BCE,
le aspettative degli operatori hanno spinto al rialzo l’Euribor, cresciuto di
circa 20 punti base. Su un finanziamento standard da 126.000 euro in 25 anni,
l’impatto si è già concretizzato in un aumento di 10 euro totali tra aprile e
maggio. Guardando ai mercati dei Futures, gli esperti prevedono una
progressione che potrebbe portare la rata mensile a toccare i 655 euro entro
la fine dell’anno (contro i 615 euro di gennaio), determinando un aumento
complessivo di circa 40 euro mensili.