Quando Pablo Escobar sfiorò la Formula 1: la storia dimenticata di Ricardo Londoño, protetto dal re dei narcos

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di Simone Bocca
01 settembre 2026, 9.15
Nell'immagine generata con ChatGPT si vede Pablo Escobar appoggiato su una Lotus 78 di Formula 1
Immagine generata con ChatGpt
Quando si parla di Pablo Escobar vengono subito in mente il Cartello di Medellín, il narcotraffico e una delle organizzazioni criminali più potenti del Novecento. Molto meno nota è invece la storia del giorno in cui il denaro del re della cocaina colombiana sfiorò la Formula 1. Una vicenda rimasta nell'ombra per anni, riscoperta di recente grazie a internet e alla comunità degli appassionati di motorsport, che racconta quanto il crimine organizzato possa davvero arrivare ovunque, anche nei paddock del Circus.

Il pilota di Escobar

Il protagonista della storia si chiamava Ricardo Londoño Bridge, nato il 8 agosto 1949 a Medellín, la stessa città di Pablo Escobar. Londoño era un pilota con un curriculum discreto: aveva corso nelle serie americane IMSA GT, aveva centrato un settimo posto assoluto alla 24 Ore di Daytona del 1980 e aveva partecipato alla Can-Am Championship. Non un campione, ma un pilota capace, soprannominato "Cuchilla" negli ambienti del motorsport sudamericano.
Già nel 1979, un articolo del quotidiano colombiano El Tiempo aveva citato sia Londoño che Escobar come partecipanti alla stessa gara amatoriale di Copa Renault nei dintorni di Bogotá. Il legame tra i due era antico. Londoño era il protetto di Escobar, che voleva portarlo in Europa e lanciarlo in Formula 1. Il denaro proveniva direttamente dal narcotraffico, mascherato dietro una fantomatica sponsorizzazione dell'Associazione Nazionale dei Coltivatori di Caffè della Colombia.

La trattativa con Ensign

A fine 1980, Londoño lasciò la Colombia per l'Europa, dove noleggiò una Lotus 78 da Colin Bennett per partecipare all'ultimo round del Campionato Britannico di Formula 1 a Silverstone. Era una prova, un modo per farsi notare. E funzionò.
Il team britannico Ensign aveva appena perso il suo sponsor principale, Unipart, e i suoi rappresentanti erano alla ricerca disperata di nuovi finanziatori. Un incontro avvenne in una lussuosa fattoria colombiana: dopo un tour delle strutture, che includeva una pista di atterraggio privata, e una cena, l'accordo fu siglato. Londoño veniva ingaggiato per la stagione 1981.
Il nome usato come copertura era generico al limite del sospetto: semplicemente "Colombia". Una pubblicità alquanto enigmatica che insospettì Bernie Ecclestone, che non impiegò molto a scoprire che il denaro proveniva da un gruppo imprenditoriale con sede a Medellín, con Pablo Escobar come figura di riferimento.

I test a Rio, Rosberg e la superlicenza negata

Una settimana prima del Gran Premio del Brasile si tennero i test proprio a Rio de Janeiro, e Londoño ottenne tempi interessanti, riuscendo a tenersi dietro anche Nelson Piquet. Poi arrivò il colpo di scena: durante le prove, Keke Rosberg frenò di colpo davanti a Londoño in quello che era un classico "trucchetto" che il finlandese riservava ai novellini per intimorirli. Ne scaturì un incidente.
La FIA usò quell'episodio come pretesto ufficiale per negare la superlicenza a Londoño. La versione ufficiale parlava di tempi non sufficienti, ma i resoconti storici raccontano una storia diversa: il colombiano si era comportato bene nei test e il vero motivo del rifiuto era la provenienza dei fondi. Londoño scomparve dalla lista dei partecipanti al campionato mondiale di Formula 1 così come vi era apparso, in silenzio.

Cosa accadde dopo

Londoño provò a continuare la carriera correndo in tre gare di Formula 2 nel 1981 con il team Docking-Spitzey/Toleman, ottenendo come miglior risultato un nono posto al Gran Premio di Pau. Ma i suoi sponsor furono arrestati poco dopo, ponendo fine definitivamente al suo sogno motoristico.
Ricardo Londoño morì il 18 luglio 2009 a San Bernardo del Viento, in Colombia, a 59 anni, nel silenzio quasi totale. Non aveva mai confermato pubblicamente il legame con Escobar e nessuno degli altri protagonisti di quella vicenda aveva mai parlato apertamente.

Una storia che dice molto

Nessuno ha mai potuto dimostrare con certezza assoluta che Escobar fosse coinvolto direttamente nelle trattative con la Formula 1. Ma i puntini si collegano con una chiarezza difficile da ignorare: lo stesso circolo di Medellín, lo stesso denaro mascherato da associazione agricola, la stessa repentina sparizione quando le verifiche iniziarono a mordere. Oggi la FIA effettua controlli approfonditi su sponsor, investitori e proprietà delle squadre. Nei primi anni Ottanta il sistema era molto meno strutturato, e il Circus era un posto dove, con abbastanza denaro, si poteva bussare a molte porte senza che nessuno chiedesse troppe domande.
Quella porta rimase chiusa. Ma ci andò molto vicino.
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