Quando si parla di Pablo Escobar vengono subito in mente il
Cartello di Medellín, il narcotraffico e una delle organizzazioni criminali più
potenti del Novecento. Molto meno nota è invece la storia del giorno in cui il
denaro del re della cocaina colombiana sfiorò la Formula 1. Una vicenda rimasta
nell'ombra per anni, riscoperta di recente grazie a internet e alla comunità
degli appassionati di motorsport, che racconta quanto il crimine organizzato
possa davvero arrivare ovunque, anche nei paddock del Circus.
Il pilota di Escobar
Il protagonista della storia si chiamava Ricardo Londoño
Bridge, nato il 8 agosto 1949 a Medellín, la stessa città di Pablo Escobar.
Londoño era un pilota con un curriculum discreto: aveva corso nelle serie
americane IMSA GT, aveva centrato un settimo posto assoluto alla 24 Ore di
Daytona del 1980 e aveva partecipato alla Can-Am Championship. Non un campione,
ma un pilota capace, soprannominato "Cuchilla" negli ambienti
del motorsport sudamericano.
Già nel 1979, un articolo del quotidiano colombiano El
Tiempo aveva citato sia Londoño che Escobar come partecipanti alla stessa gara
amatoriale di Copa Renault nei dintorni di Bogotá. Il legame tra i due era
antico. Londoño era il protetto di Escobar, che voleva portarlo in Europa e
lanciarlo in Formula 1. Il denaro proveniva direttamente dal narcotraffico,
mascherato dietro una fantomatica sponsorizzazione dell'Associazione Nazionale
dei Coltivatori di Caffè della Colombia.
La trattativa con Ensign
A fine 1980, Londoño lasciò la Colombia per l'Europa, dove noleggiò una
Lotus 78 da Colin Bennett per partecipare all'ultimo round del Campionato
Britannico di Formula 1 a Silverstone. Era una prova, un modo per farsi notare.
E funzionò.
Il team britannico Ensign aveva appena perso il suo sponsor
principale, Unipart, e i suoi rappresentanti erano alla ricerca disperata di
nuovi finanziatori. Un incontro avvenne in una lussuosa fattoria colombiana:
dopo un tour delle strutture, che includeva una pista di atterraggio privata, e
una cena, l'accordo fu siglato. Londoño veniva ingaggiato per la stagione 1981.
Il nome usato come copertura era generico al limite del
sospetto: semplicemente "Colombia". Una pubblicità alquanto
enigmatica che insospettì Bernie Ecclestone, che non impiegò molto a scoprire
che il denaro proveniva da un gruppo imprenditoriale con sede a Medellín, con
Pablo Escobar come figura di riferimento.
I test a Rio, Rosberg e la superlicenza negata
Una settimana prima del Gran Premio del Brasile si tennero i
test proprio a Rio de Janeiro, e Londoño ottenne tempi interessanti, riuscendo
a tenersi dietro anche Nelson Piquet. Poi arrivò il colpo di scena: durante le
prove, Keke Rosberg frenò di colpo davanti a Londoño in quello che era un
classico "trucchetto" che il finlandese riservava ai novellini per
intimorirli. Ne scaturì un incidente.
La FIA usò quell'episodio come pretesto ufficiale per negare
la superlicenza a Londoño. La versione ufficiale parlava di tempi non
sufficienti, ma i resoconti storici raccontano una storia diversa: il
colombiano si era comportato bene nei test e il vero motivo del rifiuto era la
provenienza dei fondi. Londoño scomparve dalla lista dei partecipanti al
campionato mondiale di Formula 1 così come vi era apparso, in silenzio.
Cosa accadde dopo
Londoño provò a continuare la carriera correndo in tre gare
di Formula 2 nel 1981 con il team Docking-Spitzey/Toleman, ottenendo come
miglior risultato un nono posto al Gran Premio di Pau. Ma i suoi sponsor furono
arrestati poco dopo, ponendo fine definitivamente al suo sogno motoristico.
Ricardo Londoño morì il 18 luglio 2009 a San Bernardo del
Viento, in Colombia, a 59 anni, nel silenzio quasi totale. Non aveva mai
confermato pubblicamente il legame con Escobar e nessuno degli altri
protagonisti di quella vicenda aveva mai parlato apertamente.
Una storia che dice molto
Nessuno ha mai potuto dimostrare con certezza assoluta che
Escobar fosse coinvolto direttamente nelle trattative con la Formula 1. Ma i
puntini si collegano con una chiarezza difficile da ignorare: lo stesso circolo
di Medellín, lo stesso denaro mascherato da associazione agricola, la stessa
repentina sparizione quando le verifiche iniziarono a mordere. Oggi la FIA
effettua controlli approfonditi su sponsor, investitori e proprietà delle
squadre. Nei primi anni Ottanta il sistema era molto meno strutturato, e il
Circus era un posto dove, con abbastanza denaro, si poteva bussare a molte
porte senza che nessuno chiedesse troppe domande.
Quella porta rimase chiusa. Ma ci andò molto vicino.