Giulio Masetti dei conti di Bagnano nacque a Vinci il 22 dicembre 1894.
Il giovane crebbe nel suggestivo castello di Uzzano di Greve in Chianti.
Apparteneva a una famiglia aristocratica e viveva di rendita grazie ai
beni patrimoniali. Masetti scoprì presto una passione viscerale per il mondo
delle automobili, che condivideva con il fratello Carlo.
Il suo debutto ufficiale nelle
competizioni avvenne alla Targa Florio nel 1919. In quell’occasione si
piazzò al 4° posto con una FIAT S57/14B dell’ante-guerra. La vettura era ormai datata ma
permise al pilota di mettersi in mostra. Con lo stesso mezzo meccanico ottenne
ottimi risultati l’anno successivo. Nel 1920 arrivò infatti al 2° posto
alla Parma-Poggio di Berceto. Conquistò la medesima seconda posizione anche
alla Coppa della Consuma. I dettagli di queste prime corse rivelarono
subito il suo talento naturale: il pilota toscano dimostrò una notevole capacità
di adattamento ai tracciati stradali più difficili. Le sue traiettorie erano
precise e pulite fin dagli esordi. La stampa sportiva dell’epoca iniziò a
seguirne le gesta con crescente interesse. I primi piazzamenti lo spinsero a
cercare vetture più competitive per competere con i migliori professionisti.
Masetti capì che la sua strada era legata indissolubilmente alle corse di
durata. Voleva misurarsi sui circuiti più probanti d’Europa. La sua
determinazione cresceva dopo ogni traguardo tagliato. Il giovane nobile era
ormai pronto per il grande salto di qualità nel panorama automobilistico
nazionale.
Il primo trionfo sulle Madonie e l’ascesa
sportiva
Il 1921 rappresentò l’anno
della svolta definitiva per la carriera del pilota toscano. Giulio Masetti
riuscì a salire su una FIAT S 57/14 B ex ufficiale da 5,2 litri. Con
questo mezzo superò un’agguerrita concorrenza,
conquistando il quarto posto in Targa Florio. Il successo sulle
strade siciliane lo consacrò definitivamente tra i grandi del volante. Nello
stesso anno ottenne altre importanti affermazioni nel circuito nazionale; bissò
infatti il trionfo alla Coppa della Consuma. Successivamente si impose
anche nel prestigioso Circuito di Brescia. Il suo nome iniziò a
circolare con insistenza in tutto l’ambiente automobilistico. Masetti
affrontava le curve delle Madonie con una naturalezza disarmante, il pubblico
siciliano rimase letteralmente affascinato dal suo stile di guida. Anche i non
appassionati iniziarono ad ammirarlo. Lo avevano visto girare come un veterano
su quelle strade impervie già dal 1919. Il toscano creò un legame magico con la
popolazione locale, la sua guida fluida e coraggiosa entusiasmava le folle
disposte lungo il percorso. Ogni sua sbandata controllata diventava un motivo
di applauso. Le curve strette e i tornanti polverosi non sembravano metterlo in
difficoltà. Il pilota capiva il ritmo della corsa come pochi altri rivali. La
Sicilia divenne rapidamente la sua seconda casa sportiva. I successi del 1921
lo trasformarono da semplice outsider a uomo da battere. La sua ascesa fu
rapidissima e attirò le attenzioni dei grandi costruttori esteri.
La rivalità con la Mercedes e la
provocazione di Stoccarda
Nel 1922 Giulio Masetti aveva ventotto
anni e un curriculum di tutto rispetto. Il pilota desiderava ardentemente
il definitivo riconoscimento a livello internazionale. Per questo motivo cercò un
contatto diretto con i vertici della Mercedes. I tedeschi erano reduci
dalle pesanti pene della prima guerra mondiale. La casa di Stoccarda puntava a
un progetto a lungo termine focalizzato su Indianapolis. Volevano
tornare in testa alla classifica delle grandi corse con risonanza mondiale. Gli
emissari tedeschi, tuttavia, snobbarono con freddezza il nobile fiorentino. La
risposta alla sua richiesta fu un netto rifiuto. I manager dissero infatti: “Abbiamo
i nostri piloti!”. Poi aggiunsero una frase provocatoria che ferì l’orgoglio
del conte: “Ha mai pensato, Herr Graf Masetti, che quella Targa potrebbe
averla vinta per un colpo di fortuna?”. La sconfitta dell’anno precedente
bruciava ancora molto in casa Mercedes. Masetti aveva battuto il loro
portabandiera Otto Sailer per due minuti di distacco. Agli occhi dei
tecnici teutonici quel divario non dimostrava una reale supremazia di guida.
Non accettavano l’idea che un privato avesse surclassato il loro ingegnere di
punta. La casa tedesca riteneva Sailer un pilota formidabile e metodico. La
vittoria dell’italiano veniva liquidata come un semplice evento fortuito.
Questa umiliazione formale scatenò in Masetti un profondo desiderio di rivalsa
sportiva: voleva dimostrare sul campo il proprio reale valore.
L’orgoglio e la Mercedes dipinta di
Rosso Italia
Masetti incassò il colpo e decise di
reagire con audacia. Acquistò privatamente una Mercedes Grand Prix da 4,5
litri ancora efficiente. La vettura aveva parecchie gare sulle spalle ma
restava un mezzo formidabile. Per pura rivalsa contro la casa madre, decise
di dipingerla di rosso Italia. Arrivò in Sicilia determinato a conquistare
un bis consecutivo da privato. La Targa Florio del 1922 si annunciava
estremamente combattuta. Le case ufficiali volevano vincere la prestigiosa
corsa a ogni costo. La FIAT affidò a Biagio Nazzaro la 801/402 del 1921. Assegnò inoltre le 501 S e le
802/403 a Lampiano e Giaccone. La Mercedes si presentò con una
formazione massiccia e ufficiale: schierò tre tipo Grand Prix da 4,5 litri
per Salzer, Lautenschlager e Masetti (gestito da privato). Portò due 28/95
Hp da 7,3 litri per Werner e Sailer. Schierò infine due vetture sport 45/65 Hp
con compressore per Scheef e Minoia.
Lo squadrone dell’Alfa Romeo schierò le 20/30 ES di serie. Le vetture
erano affidate a Ferrari, d’Avanzo, Sivocci e Ascari. Solo la macchina
di Campari correva nella categoria corsa. Insieme a lui c’era la Austro Daimler di Alfred Neubauer. Come temibili outsider si
presentarono le Ballot di Goux e Foresti. Il livello della competizione
era assoluto.
L’elettrizzante battaglia del 1922 e
il secondo trionfo
La Mercedes era quasi certa del
successo finale sullo sterrato siciliano. Una grande nave tedesca in crociera
nel Mediterraneo attraccò nell’isola; centinaia di passeggeri tedeschi
sbarcarono per seguire l’evento sulle Madonie. Sin dal via, Masetti si pose in
testa alla corsa con decisione. Era inseguito da vicino dalla Ballot di
Jules Goux. Il francese si dimostrò a suo agio sulle strade siciliane. Nel
secondo giro Goux recuperò il ritardo e passò al comando. Mantenne la prima posizione a lungo,
alimentando una lotta magnifica. Dietro inseguivano Ascari e Nazzaro,
poi superati da Giaccone e Sailer. Ascari fu rallentato dalle forature
ma compì una rimonta spettacolare. Il conte Masetti rimase un osso durissimo e
non mollava. La sua pulizia di guida si associava a una particolare
efficacia sul circuito. Giro dopo giro, Masetti godeva del confronto con il
cronometro. In casa Mercedes i musi si allungarono all'inverosimile. La vettura
rossa di Masetti minacciava lo squadrone ufficiale. I turisti tedeschi si
trovarono ad applaudire a stento una macchina tedesca ritenuta ormai italiana.
Il clou del confronto si risolse sul finale della gara. Jules Goux incappò in un’uscita di strada presso
Polizzi. Il francese
perse almeno trenta secondi preziosi in quel frangente. La precisione di
guida e il coraggio favorirono l’italiano. Giulio Masetti ottenne la seconda
vittoria consecutiva, precedendo Goux di 1'40". Terzo fu Foresti e quarto Ascari. La malasorte colpì la corsa: Biagio
Nazzaro morì tre mesi e mezzo dopo a Strasburgo.
Consolidamento di un campione
internazionale
L’anno trascorso con l’Alfa Romeo
ufficiale rese Masetti ancora più forte. Il pilota era diventato molto più sicuro
dei propri mezzi meccanici. Il confronto costante con i migliori professionisti
lo aveva fatto crescere. Aveva sviluppato una tecnica sopraffina e una grande
esperienza. I compagni lo rispettavano e gli avversari lo temevano sul
tracciato. I costruttori lo tenevano costantemente d’occhio per il futuro. Il
nobile Masetti dimostrava di avere fegato da vendere in ogni situazione.
Possedeva soprattutto un grande sangue freddo nelle condizioni
difficili. In molte occasioni questa dote significò la vittoria o la salvezza.
Nel 1923 bissò
la vittoria alla Coppa della Consuma con l’Alfa Romeo RLS, piazzandosi inoltre al 4° posto
alla Targa Florio dello stesso anno. Successivamente ottenne un trionfo
alla Coppa della Consuma con la Bugatti, e vinse anche la Coppa
Gallenga sempre su Bugatti. Nel 1924 salì a bordo dell’Alfa Romeo
RLS ufficiale. Arrivò 2° sulle Madonie dietro la Mercedes guidata da
Werner. Nel 1925 vinse ancora la Coppa Gallenga con una Bugatti.
Ottenne poi strepitosi successi internazionali fuori dall’Italia. Con la Sunbeam
da Gran Premio vinse la Salita del Klausen e giunse 2° alla 200
Miglia di Brooklands e poi 3° al GP di Francia. La sua fama era
ormai globale.
Il tragico epilogo del 1926 e
l'immortalità del mito
Nel 1926 la Targa Florio si
annunciava come un duello titanico. Si sfidavano le Bugatti Type 35 e le
Delage 2LCV.
I pronostici erano incerti tra i campioni Meo Costantini e Masetti.
Le puntate si raccoglievano il sabato sera al Grand Hotel delle Terme di
Termini Imerese. Il toscano era l’idolo locale e non aveva mai steccato in
Sicilia. Una fresca mattinata primaverile baciata dal sole accolse i
piloti, il Leone delle Madonie conduceva con un ritmo davvero
impressionante. Le Bugatti rivali erano, però, quasi imprendibili su quelle
strade. Masetti non voleva rinunciare alla vittoria e decise di guidare al
limite. La sua Delage numero 13 sfrecciava veloce lungo il percorso,
ma dopo appena un terzo del primo giro si consumò il dramma: la vettura
arrivò a un ponticello sotto Caltavuturo, a 27 km da Cerda, lì si trovava una doppia curva stretta da fare come su
un binario. La macchina si imbizzarrì, si impuntò, sbandò e decollò improvvisamente.
Un terrapieno fece da terribile trampolino per il mezzo. Il pilota perse
il controllo e la vettura si ribaltò: Masetti superava di mezzo busto il
piano superiore e rimase tragicamente schiacciato nella ricaduta,
sotto lo sterzo. Un carabiniere accorse e raccolse gli ultimi respiri di un
uomo. Il conte aveva eletto l’ardimento puro a fondamento della vita. Oggi un cippo
dedicato a un eroe ricorda il suo mito eterno.