Il “Leone delle Madonie”, cent’anni dopo. Giulio Masetti, immortale pilota che sfidò il destino alla Targa Florio

Storiche
11 settembre 2026, 8.30
Giulio Masetti
Giulio Masetti dei conti di Bagnano nacque a Vinci il 22 dicembre 1894. Il giovane crebbe nel suggestivo castello di Uzzano di Greve in Chianti. Apparteneva a una famiglia aristocratica e viveva di rendita grazie ai beni patrimoniali. Masetti scoprì presto una passione viscerale per il mondo delle automobili, che condivideva con il fratello Carlo.
Il suo debutto ufficiale nelle competizioni avvenne alla Targa Florio nel 1919. In quell’occasione si piazzò al 4° posto con una FIAT S57/14B dell’ante-guerra. La vettura era ormai datata ma permise al pilota di mettersi in mostra. Con lo stesso mezzo meccanico ottenne ottimi risultati l’anno successivo. Nel 1920 arrivò infatti al 2° posto alla Parma-Poggio di Berceto. Conquistò la medesima seconda posizione anche alla Coppa della Consuma. I dettagli di queste prime corse rivelarono subito il suo talento naturale: il pilota toscano dimostrò una notevole capacità di adattamento ai tracciati stradali più difficili. Le sue traiettorie erano precise e pulite fin dagli esordi. La stampa sportiva dell’epoca iniziò a seguirne le gesta con crescente interesse. I primi piazzamenti lo spinsero a cercare vetture più competitive per competere con i migliori professionisti. Masetti capì che la sua strada era legata indissolubilmente alle corse di durata. Voleva misurarsi sui circuiti più probanti d’Europa. La sua determinazione cresceva dopo ogni traguardo tagliato. Il giovane nobile era ormai pronto per il grande salto di qualità nel panorama automobilistico nazionale.

Il primo trionfo sulle Madonie e l’ascesa sportiva

Giulio Masetti su Mercedes Grand Prix (1922)
Il 1921 rappresentò l’anno della svolta definitiva per la carriera del pilota toscano. Giulio Masetti riuscì a salire su una FIAT S 57/14 B ex ufficiale da 5,2 litri. Con questo mezzo superò un’agguerrita concorrenza,  conquistando il quarto posto in Targa Florio. Il successo sulle strade siciliane lo consacrò definitivamente tra i grandi del volante. Nello stesso anno ottenne altre importanti affermazioni nel circuito nazionale; bissò infatti il trionfo alla Coppa della Consuma. Successivamente si impose anche nel prestigioso Circuito di Brescia. Il suo nome iniziò a circolare con insistenza in tutto l’ambiente automobilistico. Masetti affrontava le curve delle Madonie con una naturalezza disarmante, il pubblico siciliano rimase letteralmente affascinato dal suo stile di guida. Anche i non appassionati iniziarono ad ammirarlo. Lo avevano visto girare come un veterano su quelle strade impervie già dal 1919. Il toscano creò un legame magico con la popolazione locale, la sua guida fluida e coraggiosa entusiasmava le folle disposte lungo il percorso. Ogni sua sbandata controllata diventava un motivo di applauso. Le curve strette e i tornanti polverosi non sembravano metterlo in difficoltà. Il pilota capiva il ritmo della corsa come pochi altri rivali. La Sicilia divenne rapidamente la sua seconda casa sportiva. I successi del 1921 lo trasformarono da semplice outsider a uomo da battere. La sua ascesa fu rapidissima e attirò le attenzioni dei grandi costruttori esteri.

La rivalità con la Mercedes e la provocazione di Stoccarda

Nel 1922 Giulio Masetti aveva ventotto anni e un curriculum di tutto rispetto. Il pilota desiderava ardentemente il definitivo riconoscimento a livello internazionale. Per questo motivo cercò un contatto diretto con i vertici della Mercedes. I tedeschi erano reduci dalle pesanti pene della prima guerra mondiale. La casa di Stoccarda puntava a un progetto a lungo termine focalizzato su Indianapolis. Volevano tornare in testa alla classifica delle grandi corse con risonanza mondiale. Gli emissari tedeschi, tuttavia, snobbarono con freddezza il nobile fiorentino. La risposta alla sua richiesta fu un netto rifiuto. I manager dissero infatti: “Abbiamo i nostri piloti!”. Poi aggiunsero una frase provocatoria che ferì l’orgoglio del conte: “Ha mai pensato, Herr Graf Masetti, che quella Targa potrebbe averla vinta per un colpo di fortuna?”. La sconfitta dell’anno precedente bruciava ancora molto in casa Mercedes. Masetti aveva battuto il loro portabandiera Otto Sailer per due minuti di distacco. Agli occhi dei tecnici teutonici quel divario non dimostrava una reale supremazia di guida. Non accettavano l’idea che un privato avesse surclassato il loro ingegnere di punta. La casa tedesca riteneva Sailer un pilota formidabile e metodico. La vittoria dell’italiano veniva liquidata come un semplice evento fortuito. Questa umiliazione formale scatenò in Masetti un profondo desiderio di rivalsa sportiva: voleva dimostrare sul campo il proprio reale valore.

L’orgoglio e la Mercedes dipinta di Rosso Italia

Masetti incassò il colpo e decise di reagire con audacia. Acquistò privatamente una Mercedes Grand Prix da 4,5 litri ancora efficiente. La vettura aveva parecchie gare sulle spalle ma restava un mezzo formidabile. Per pura rivalsa contro la casa madre, decise di dipingerla di rosso Italia. Arrivò in Sicilia determinato a conquistare un bis consecutivo da privato. La Targa Florio del 1922 si annunciava estremamente combattuta. Le case ufficiali volevano vincere la prestigiosa corsa a ogni costo. La FIAT affidò a Biagio Nazzaro la 801/402 del 1921. Assegnò inoltre le 501 S e le 802/403 a Lampiano e Giaccone. La Mercedes si presentò con una formazione massiccia e ufficiale: schierò tre tipo Grand Prix da 4,5 litri per Salzer, Lautenschlager e Masetti (gestito da privato). Portò due 28/95 Hp da 7,3 litri per Werner e Sailer. Schierò infine due vetture sport 45/65 Hp con compressore per Scheef e Minoia. Lo squadrone dell’Alfa Romeo schierò le 20/30 ES di serie. Le vetture erano affidate a Ferrari, d’Avanzo, Sivocci e Ascari. Solo la macchina di Campari correva nella categoria corsa. Insieme a lui c’era la Austro Daimler di Alfred Neubauer. Come temibili outsider si presentarono le Ballot di Goux e Foresti. Il livello della competizione era assoluto.

L’elettrizzante battaglia del 1922 e il secondo trionfo

La Mercedes era quasi certa del successo finale sullo sterrato siciliano. Una grande nave tedesca in crociera nel Mediterraneo attraccò nell’isola; centinaia di passeggeri tedeschi sbarcarono per seguire l’evento sulle Madonie. Sin dal via, Masetti si pose in testa alla corsa con decisione. Era inseguito da vicino dalla Ballot di Jules Goux. Il francese si dimostrò a suo agio sulle strade siciliane. Nel secondo giro Goux recuperò il ritardo e passò al comando. Mantenne la prima posizione a lungo, alimentando una lotta magnifica. Dietro inseguivano Ascari e Nazzaro, poi superati da Giaccone e Sailer. Ascari fu rallentato dalle forature ma compì una rimonta spettacolare. Il conte Masetti rimase un osso durissimo e non mollava. La sua pulizia di guida si associava a una particolare efficacia sul circuito. Giro dopo giro, Masetti godeva del confronto con il cronometro. In casa Mercedes i musi si allungarono all'inverosimile. La vettura rossa di Masetti minacciava lo squadrone ufficiale. I turisti tedeschi si trovarono ad applaudire a stento una macchina tedesca ritenuta ormai italiana. Il clou del confronto si risolse sul finale della gara. Jules Goux incappò in un’uscita di strada presso Polizzi. Il francese perse almeno trenta secondi preziosi in quel frangente. La precisione di guida e il coraggio favorirono l’italiano. Giulio Masetti ottenne la seconda vittoria consecutiva, precedendo Goux di 1'40". Terzo fu Foresti e quarto Ascari. La malasorte colpì la corsa: Biagio Nazzaro morì tre mesi e mezzo dopo a Strasburgo.

Consolidamento di un campione internazionale

Giulio Masetti su Delage 2LCV (1926)
L’anno trascorso con l’Alfa Romeo ufficiale rese Masetti ancora più forte. Il pilota era diventato molto più sicuro dei propri mezzi meccanici. Il confronto costante con i migliori professionisti lo aveva fatto crescere. Aveva sviluppato una tecnica sopraffina e una grande esperienza. I compagni lo rispettavano e gli avversari lo temevano sul tracciato. I costruttori lo tenevano costantemente d’occhio per il futuro. Il nobile Masetti dimostrava di avere fegato da vendere in ogni situazione. Possedeva soprattutto un grande sangue freddo nelle condizioni difficili. In molte occasioni questa dote significò la vittoria o la salvezza. Nel 1923 bissò la vittoria alla Coppa della Consuma con l’Alfa Romeo RLS, piazzandosi inoltre al 4° posto alla Targa Florio dello stesso anno. Successivamente ottenne un trionfo alla Coppa della Consuma con la Bugatti, e vinse anche la Coppa Gallenga sempre su Bugatti. Nel 1924 salì a bordo dell’Alfa Romeo RLS ufficiale. Arrivò 2° sulle Madonie dietro la Mercedes guidata da Werner. Nel 1925 vinse ancora la Coppa Gallenga con una Bugatti. Ottenne poi strepitosi successi internazionali fuori dall’Italia. Con la Sunbeam da Gran Premio vinse la Salita del Klausen e giunse 2° alla 200 Miglia di Brooklands e poi 3° al GP di Francia. La sua fama era ormai globale.

Il tragico epilogo del 1926 e l'immortalità del mito

Nel 1926 la Targa Florio si annunciava come un duello titanico. Si sfidavano le Bugatti Type 35 e le Delage 2LCV. I pronostici erano incerti tra i campioni Meo Costantini e Masetti. Le puntate si raccoglievano il sabato sera al Grand Hotel delle Terme di Termini Imerese. Il toscano era l’idolo locale e non aveva mai steccato in Sicilia. Una fresca mattinata primaverile baciata dal sole accolse i piloti, il Leone delle Madonie conduceva con un ritmo davvero impressionante. Le Bugatti rivali erano, però, quasi imprendibili su quelle strade. Masetti non voleva rinunciare alla vittoria e decise di guidare al limite. La sua Delage numero 13 sfrecciava veloce lungo il percorso, ma dopo appena un terzo del primo giro si consumò il dramma: la vettura arrivò a un ponticello sotto Caltavuturo, a 27 km da Cerda, lì si trovava una doppia curva stretta da fare come su un binario. La macchina si imbizzarrì, si impuntò, sbandò e decollò improvvisamente. Un terrapieno fece da terribile trampolino per il mezzo. Il pilota perse il controllo e la vettura si ribaltò: Masetti superava di mezzo busto il piano superiore e rimase tragicamente schiacciato nella ricaduta, sotto lo sterzo. Un carabiniere accorse e raccolse gli ultimi respiri di un uomo. Il conte aveva eletto l’ardimento puro a fondamento della vita. Oggi un cippo dedicato a un eroe ricorda il suo mito eterno.
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