Nato a Torino il 24 agosto del 1941,
Diego Ottina è uno dei grandi interpreti e artefici del migliore stile
italiano dell’automobile (o car design che dir si voglia). Da
sempre un profondo amante dell’automobile,
fin da giovanissimo mostra una spiccata passione per il disegno e un profondo senso
dell’inventiva. Dopo il conseguimento del diploma,
inizia a lavorare nel settore commerciale; si tratta tuttavia di un periodo
vissuto con grande difficoltà, non essendo affatto quello il suo ambito di
passione.
La svolta avviene grazie a suo zio,
il quale rifornisce lo stilista Giovanni Michelotti di una serie di tecnigrafi.
Consapevole dell’interesse e del talento del nipote, propizia un contatto, con
il giovane Ottina che chiede di poter incontrare il celebre Carrozziere. L’incontro
avviene e il giovane si presenta portando con sé una serie di schizzi e disegni di
automobili. Ottina entra così nella scuderia di Michelotti nel 1963; quasi
come un segno del destino, a quel tempo il designer possedeva una BMW 700,
proprio una vettura che era stata disegnata da Michelotti.
La scuola da Giovanni Michelotti: dalla
punta alle matite al “fare l’automobile”
L’ingresso in Michelotti avviene
affrontando un periodo di prova in cui Ottina inizia occupandosi di tutto,
partendo letteralmente dal fare la punta alle matite. Dopo questo
inizio, Michelotti vede probabilmente qualcosa di buono in lui e gli propone di
rimanere stabilmente. Michelotti gestiva una realtà da grande stilista e
carrozziere in cui occorreva saper fare di tutto: dal disegno alla
modelleria, dalla produzione di componenti fino alla finitura. È esattamente in
questo modo che Ottina inizia a scoprire cosa significa concretamente “fare l’automobile”.
Di quel periodo il designer ricorda
nitidamente diversi episodi. Un giorno arrivarono i clienti inglesi della British
Leyland portando un modellino in cartoncino di un pianale: su indicazione
dello stesso Michelotti, Ottina prende tutte le misure del cartone e le
trasferisce in un disegno tecnico finalizzato a produrre il modellino in
legno. Un altro compito ricorrente, legato alle omologazioni necessarie, lo
vedeva recarsi a misurare l’automobile
terminata per tirare fuori tutte le viste tecniche da consegnare presso
gli uffici di omologazione. Non mancano i ricordi più leggeri e simpatici, come
quando in situazioni di emergenza Giovanni Michelotti gli chiedeva la cortesia
di andare a prendere il figlio Edgardo a scuola. Sempre a questi anni risale l’arrivo
del giapponese Tateo Uchida, futuro stretto collaboratore di Michelotti.
Uchida non parlava italiano ma mostrava una grandissima passione per il disegno
dell’auto; Ottina lo accoglie calorosamente, invitandolo a cena per farlo
ambientare e condividendo con lui persino una vacanza in Sardegna a bordo di
una Hino Contessa Coupé
(vettura disegnata proprio da Michelotti nel 1962), trascorsa tra una giocata a
scacchi e qualche lezione di disegno.
La vocazione da stilista e il
passaggio in Pininfarina
Per quanto l’esperienza da Michelotti
rappresenti una scuola importantissima, l’interesse di Ottina si rivolge sempre
di più verso il disegno puro della carrozzeria, ovvero il lavoro da stilista.
Tramite il collega Paolo Martin, già incrociato da Michelotti, viene a
sapere che vi sono posizioni aperte in Pininfarina adatte alle sue
aspirazioni. Coglie al volo l’occasione, congedandosi da Michelotti con
profonda riconoscenza e un bagaglio di esperienze fondamentale: il passaggio
dalle metodologie di lavoro di Michelotti a quelle della Pininfarina richiese
comunque un iniziale periodo di assestamento.
L’ingresso ufficiale in Pininfarina
avviene il 15 gennaio 1970, dove entra alla corte del grande stilista Aldo
Brovarone (prossimo a diventare capo dell’Ufficio Stile), con il quale
stringe subito un’ottima intesa, così come con il capo ufficio Paolo Martin. Da
quel momento in poi rimarrà sempre legato alla scuderia di Cambiano, muovendosi
in un ambiente positivo: prima sotto la direzione di Franco Martinengo
alla sezione Studi e Ricerche, e successivamente con Leonardo Fioravanti,
con il quale sperimenta un modo di lavorare ancora più propositivo, chiaro e
lineare. In Pininfarina diventerà in seguito felice collega degli stilisti Pietro
Camardella e Giuseppe Randazzo.
Il primo progetto completo nel segno
di Alfa Romeo
Il suo primo progetto assoluto è l’Alfa
Romeo Alfetta Spider (1972).
Si tratta di una vettura dalla linea molto semplice, caratterizzata da un cuneo
accennato, paraurti integrati e un grande equilibrio tra raccordi curvi e
spigoli vivi. La vettura monta un roll bar per soddisfare le specifiche del
mercato americano, mentre la fiancata è impreziosita da uno sguscio che
richiama esplicitamente quello della Spider “Duetto”. Il progetto nasce come
iniziativa autonoma della Pininfarina, rientrando nella prassi dell’epoca
di stuzzicare i marchi automobilistici con proposte e idee nuove. Questa
vettura racconta molto bene il modo di Ottina di intendere l’automobile:
semplicità, coerenza, sintesi dei concetti e capacità innovativa, uniti
a una buona passione per le prestazioni.
Successivamente arriva l’Autobianchi
A112 Giovani (1973),
una vettura decisamente “sopra le righe”. Il progetto manifesta i pensieri
legati al difficile contesto storico in cui Ottina si trova a disegnare,
caratterizzato dagli "anni di piombo” e dagli attentati: da qui nasce la
voglia di definire una vettura concepita per liberare la mente e lo spirito,
capace al contempo di proteggere visivamente i propri occupanti, in un
perfetto equilibrio tra ispirazione e una certa dose di ironia. L’idea di fondo
era proporre qualcosa di fortemente innovativo che fosse in grado di ottenere
il massimo delle prestazioni con il minimo delle risorse. Nel 1974 firma
la Fiat 130 Shooting Brake Maremma, nata su espresso desiderio dell’Avvocato
Giovanni Agnelli per il proprio uso personale e solo successivamente presentata
al pubblico: un elemento di grande interesse del modello è lo spoiler
integrato nella forma, introdotto con una duplice intenzione sia
aerodinamica che stilistica.
Si disegna per tutti: dalle Peugeot
alla Honda
La proficua collaborazione fai
Pininfarina con il marchio Peugeot porta diversi progetti alla matita di
Ottina. Si passa dalla grande berlina Peugeot 505 (1979) fino all’estrosa Peugeot Peugette (1976). Quest’ultima è un’ennesima proposta
stimolata da Pininfarina, nata in occasione dei 25 anni di collaborazione con
Peugeot (iniziata nel 1951 con la 403). La Peugette viene pensata per i giovani
all’insegna
della massima e semplice vivibilità (essendo persino trasformabile da
biposto a monoposto per le corse) ma anche della più rigida razionalità produttiva, sfruttando vari pannelli simmetrici
per ottimizzare al massimo i costi di produzione. Gli interni rappresentano un
vero e proprio tributo al product design dell’epoca, nel solco delle contaminazioni
reciproche tra settori diversi. Successivamente arriverà anche il progetto
della 405 berlina (1987), seguita dalla variante station wagon “Break”.
L’ora delle Ferrari
Nel 1980 è la volta della Ferrari
Pinin, una vera scommessa per la Pininfarina che Ottina interpreta con
estrema coerenza e con il giusto pizzico di innovazione, trattandosi di un
progetto radicalmente diverso rispetto all’universo tradizionale Ferrari. Un
grande colpo di eleganza è rappresentato dai fanali posteriori grandi ma
mascherati in tinta carrozzeria (soluzione anche suggerita e appoggiata da
Leonardo Fioravanti) per apparire visivamente più piccoli. Al contrario,
sul frontale anteriore viene proposta una forte reinterpretazione della
classica calandra Ferrari, mantenuta ampia ma perfettamente proporzionata alla
vettura, con fiancata continua e pulita.
Diego Ottina partecipa attivamente
anche alla definizione del progetto Ferrari Testarossa (1984). Tra i
numerosi interventi da lui firmati, pensa in particolare all’inserimento
dell’iconica
e lunga alettatura in fiancata, una soluzione resasi necessaria sia per
rispettare le severe norme di sicurezza statunitensi che per aumentare l’efficenza
aerodinamica a seguito dei test in galleria del vento. Oltre a definire questo
elemento, Ottina articola anche la caratteristica forma “sovrapposta” della vettura finale.
Nel 1984 segue la Honda HP-X,
un progetto fortemente ispirato al mondo aeronautico e in particolare alla
struttura del cockpit: questa influenza porta a spingere molto in avanti l’intero
volume della vettura, esasperando il profilo a cuneo, caratterizzato da
una modellata alettatura che si estende dal fianco fino a raggiungere la parte
superiore del posteriore. La commessa arriva direttamente dalla Honda, che
intende esplorare la possibilità di produrre una futura vettura sportiva a
motore posteriore (quella che diventerà poi la celebre NSX).
Gli ultimi prototipi e la transizione
dirigenziale
Particolare è il caso dell’Alfa
Romeo Vivace (1986). Il modello nasce come proposta interna all’Alfa
Romeo con l’obiettivo
di definire una vettura che, partendo da una base comune, sia già tecnicamente
pronta per essere offerta contemporaneamente sia in versione Spider che in versione Coupé. Di questo disegno spicca la parte in
grigio della fiancata che taglia il volume e sale verso l’alto, richiamando l’impostazione
stilistica vista sulla HP-X.
L’ultimo progetto nato dalla mano
diretta di Ottina è la Lancia HIT (1988), acronimo di High Italian
Technology. Il prototipo viene sviluppato con l’idea, da parte di Pininfarina, di
dimostrare la propria capacità di saper costruire automobili perfettamente
funzionanti su propria iniziativa. L’intento è quello di disegnare una
vettura indubbiamente propositiva dal punto di vista stilistico, senza però distogliere
l’attenzione dalla capacità tecnica, dalle soluzioni ingegneristiche e
dalla qualità della realizzazione. La vettura viene infatti realizzata con un
avanzato telaio in carbonio e motorizzata con la frizzante unità della Delta HF
Integrale: il 2.0 litri bialbero turbo a 8 valvole da 185 CV.
Cogliendo ancora dal suo racconto,
Diego Ottina ci confessa che a un certo punto della sua prolifica e
significativa parabola professionale, mostrando in questo grande onestà intellettuale e semplice saggezza, non sentì più il giusto trasporto
emotivo per il disegno puro dell’automobile.
Preferì quindi dedicarsi, sempre all’interno della Pininfarina, a ruoli
differenti: si occupò inizialmente di consulenza e assistenza in area
modellistica per seguire lo svolgimento dei vari progetti, per poi
dedicarsi sempre più stabilmente a ruoli di tipo manageriale e dirigenziale in
stretta collaborazione con Lorenzo Ramaciotti, all’epoca Direttore Generale. Un sentito
ringraziamento a Diego Ottina per averci aperto le porte della sua carriera
e per tutte le automobili che ci ha donato. Un ringraziamento anche a Pietro
Camardella, che ha reso possibile questo indimenticabile incontro.