Quasi 600 vetture, il più grande schieramento nella storia dell’evento,
e meno folklore da cartolina. Con il ritorno di Raffaello Porro, il Concorso
Italiano sembra aver ritrovato la propria identità e un ruolo centrale nella
Monterey Car Week. C’eravamo anche noi, con la Maserati GranCabrio Trofeo
arrivata dalla Route 66.
Il miglioramento si avverte ancora prima di cominciare a contare le automobili.
Sul prato del Bayonet Black Horse Golf Course sono quasi seicento, il numero
più alto mai raggiunto nelle 41 edizioni del Concorso Italiano. Ma la vera
novità non è soltanto quantitativa. È l’Italia raccontata in maniera diversa.
Sono sparite le orchestrine chiamate a intonare l’inevitabile repertorio di
canzoni italiane, quelle che all’estero continuano a evocare un Paese fermo
alla rassicurante caricatura di pizza, spaghetti e mandolino. C’è meno folklore
da cartolina e molta più cultura dell’automobile. L’Italia vera, almeno quella
che piace a noi: auto belle, eleganti, sportive, storiche. Vetture costruite
per essere guidate e poi conservate, capaci di raccontare il design e l’ingegno
del nostro Paese senza bisogno di aggiungere una tovaglia a quadretti.
Il ritorno di Raffaello Porro si vede
Conosce la Monterey Car Week, le sue
dinamiche e il pubblico americano, ma soprattutto sembra avere compreso che il
Concorso Italiano deve tornare a occupare una posizione precisa nel calendario
della settimana. Non può competere con Pebble Beach sul terreno del concorso
d’eleganza, né con The Quail su quello del lusso quasi irreale. Deve essere
altro: la più grande festa popolare dell’automobile italiana negli Stati Uniti.
La nuova proprietà sembra condividere questa ambizione
Il prato era più
ordinato, il programma più coerente e la selezione molto più rappresentativa.
Abarth, Alfa Romeo, Bizzarrini, De Tomaso, Ferrari, FIAT, Iso, Lamborghini,
Lancia e Maserati componevano un catalogo a cielo aperto della nostra industria,
della nostra storia. Accanto alle supercar contemporanee c’erano vetture
restaurate con pazienza, automobili conservate per decenni e modelli arrivati
da garage lontanissimi. Non tutto era raro, non tutto era milionario. Ed è
proprio questo il punto: l’automobile italiana non vive soltanto di esemplari
irraggiungibili, ma anche dell’affetto di chi continua a usare una FIAT,
un’Alfa o una vecchia Lancia perché dentro quella macchina riconosce una parte
della propria storia.
L’edizione 2026 ha registrato quasi 600 vetture iscritte, il risultato più
importante dalla nascita dell’evento nel 1985. Fra gli ospiti anche Valentino
Balboni, storico collaudatore Lamborghini, mentre Ducati ha celebrato il
proprio centenario con una selezione di modelli che attraversava la storia di
Borgo Panigale.
Il centro emotivo della giornata è stato il Duetto Day
Quasi cinquanta
Alfa Romeo Spider hanno festeggiato i sessant’anni del modello disegnato da
Pininfarina: una lunga sequenza di “osso di seppia”, coda tronca, Aerodinamica
e quarta serie. Auto diverse, legate dalla stessa idea di libertà e da una
linea che l’America ha imparato ad amare anche grazie al cinema.
Il raduno è stato il primo atto di un programma realizzato insieme al
Monterey Motorsports Festival. Dopo l’esposizione e la premiazione al Concorso
Italiano, le Spider sono partite in parata verso il Monterey County
Fairgrounds, trasformando due eventi fino a ieri separati in un’unica giornata
dedicata alla cultura dell’auto. A suggellare la ricorrenza è stata la presenza
di Paolo Dellachà, amministratore delegato di Pininfarina, che ha consegnato il
premio all’esemplare meglio conservato.
Sul prato c’eravamo anche noi, con una Maserati GranCabrio Trofeo arrivata
dopo un viaggio iniziato sulla Route 66. Una coincidenza che, nell’anno dei
centenari, ha acquistato un significato particolare: la strada più famosa
d’America venne istituita nel 1926, lo stesso anno in cui la Tipo 26, prima
automobile a portare il Tridente sul cofano, debuttò vincendo la propria classe
alla Targa Florio.
La nostra GranCabrio rappresentava invece la Maserati di oggi: quattro posti
veri, capote in tela, trazione integrale Q4 e il V6 Nettuno biturbo di 3 litri,
abbinato al cambio automatico ZF a otto rapporti. Una scoperta capace di
attraversare l’America senza rinunciare al carattere di una sportiva e un
meraviglioso impianto audio Sonus faber.
Dal palco abbiamo raccontato una parte di quel viaggio, cominciato
sull’asfalto della Mother Road e terminato sul green del Concorso Italiano. Il
resto lo racconteremo nei prossimi giorni, in un articolo interamente dedicato
alla GranCabrio e ai cento anni che uniscono la Route 66 alla prima Maserati
con il Tridente.
Al tramonto, quando le automobili hanno iniziato a lasciare il campo e la
parata si è diretta verso il Monterey Motorsports Festival, la sensazione era
chiara. Il Concorso Italiano non ha ancora concluso il proprio percorso di
rilancio, ma sembra finalmente avere ritrovato la direzione. Meno Italia
immaginata dagli altri, più Italia raccontata attraverso ciò che sa fare
meglio. E quando sul prato ci sono le automobili giuste, pizza e mandolino
possono tranquillamente restare a casa.