Concorso Italiano, il ritorno dell’Italia vera

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22 agosto 2026, 12.18
concorso italiano 2026
Quasi 600 vetture, il più grande schieramento nella storia dell’evento, e meno folklore da cartolina. Con il ritorno di Raffaello Porro, il Concorso Italiano sembra aver ritrovato la propria identità e un ruolo centrale nella Monterey Car Week. C’eravamo anche noi, con la Maserati GranCabrio Trofeo arrivata dalla Route 66.
Il miglioramento si avverte ancora prima di cominciare a contare le automobili. Sul prato del Bayonet Black Horse Golf Course sono quasi seicento, il numero più alto mai raggiunto nelle 41 edizioni del Concorso Italiano. Ma la vera novità non è soltanto quantitativa. È l’Italia raccontata in maniera diversa.
Sono sparite le orchestrine chiamate a intonare l’inevitabile repertorio di canzoni italiane, quelle che all’estero continuano a evocare un Paese fermo alla rassicurante caricatura di pizza, spaghetti e mandolino. C’è meno folklore da cartolina e molta più cultura dell’automobile. L’Italia vera, almeno quella che piace a noi: auto belle, eleganti, sportive, storiche. Vetture costruite per essere guidate e poi conservate, capaci di raccontare il design e l’ingegno del nostro Paese senza bisogno di aggiungere una tovaglia a quadretti.

Il ritorno di Raffaello Porro si vede

Conosce la Monterey Car Week, le sue dinamiche e il pubblico americano, ma soprattutto sembra avere compreso che il Concorso Italiano deve tornare a occupare una posizione precisa nel calendario della settimana. Non può competere con Pebble Beach sul terreno del concorso d’eleganza, né con The Quail su quello del lusso quasi irreale. Deve essere altro: la più grande festa popolare dell’automobile italiana negli Stati Uniti.

La nuova proprietà sembra condividere questa ambizione

Il prato era più ordinato, il programma più coerente e la selezione molto più rappresentativa. Abarth, Alfa Romeo, Bizzarrini, De Tomaso, Ferrari, FIAT, Iso, Lamborghini, Lancia e Maserati componevano un catalogo a cielo aperto della nostra industria, della nostra storia. Accanto alle supercar contemporanee c’erano vetture restaurate con pazienza, automobili conservate per decenni e modelli arrivati da garage lontanissimi. Non tutto era raro, non tutto era milionario. Ed è proprio questo il punto: l’automobile italiana non vive soltanto di esemplari irraggiungibili, ma anche dell’affetto di chi continua a usare una FIAT, un’Alfa o una vecchia Lancia perché dentro quella macchina riconosce una parte della propria storia.
L’edizione 2026 ha registrato quasi 600 vetture iscritte, il risultato più importante dalla nascita dell’evento nel 1985. Fra gli ospiti anche Valentino Balboni, storico collaudatore Lamborghini, mentre Ducati ha celebrato il proprio centenario con una selezione di modelli che attraversava la storia di Borgo Panigale. 

Il centro emotivo della giornata è stato il Duetto Day

PAOLO DELLACHA' AND WINNERS OF DUETTO AWARD 3
Quasi cinquanta Alfa Romeo Spider hanno festeggiato i sessant’anni del modello disegnato da Pininfarina: una lunga sequenza di “osso di seppia”, coda tronca, Aerodinamica e quarta serie. Auto diverse, legate dalla stessa idea di libertà e da una linea che l’America ha imparato ad amare anche grazie al cinema.
Il raduno è stato il primo atto di un programma realizzato insieme al Monterey Motorsports Festival. Dopo l’esposizione e la premiazione al Concorso Italiano, le Spider sono partite in parata verso il Monterey County Fairgrounds, trasformando due eventi fino a ieri separati in un’unica giornata dedicata alla cultura dell’auto. A suggellare la ricorrenza è stata la presenza di Paolo Dellachà, amministratore delegato di Pininfarina, che ha consegnato il premio all’esemplare meglio conservato. 
Sul prato c’eravamo anche noi, con una Maserati GranCabrio Trofeo arrivata dopo un viaggio iniziato sulla Route 66. Una coincidenza che, nell’anno dei centenari, ha acquistato un significato particolare: la strada più famosa d’America venne istituita nel 1926, lo stesso anno in cui la Tipo 26, prima automobile a portare il Tridente sul cofano, debuttò vincendo la propria classe alla Targa Florio.
La nostra GranCabrio rappresentava invece la Maserati di oggi: quattro posti veri, capote in tela, trazione integrale Q4 e il V6 Nettuno biturbo di 3 litri, abbinato al cambio automatico ZF a otto rapporti. Una scoperta capace di attraversare l’America senza rinunciare al carattere di una sportiva e un meraviglioso impianto audio Sonus faber.
maserati grancabrio trofeo al concorso italiano 2026
Dal palco abbiamo raccontato una parte di quel viaggio, cominciato sull’asfalto della Mother Road e terminato sul green del Concorso Italiano. Il resto lo racconteremo nei prossimi giorni, in un articolo interamente dedicato alla GranCabrio e ai cento anni che uniscono la Route 66 alla prima Maserati con il Tridente.
Al tramonto, quando le automobili hanno iniziato a lasciare il campo e la parata si è diretta verso il Monterey Motorsports Festival, la sensazione era chiara. Il Concorso Italiano non ha ancora concluso il proprio percorso di rilancio, ma sembra finalmente avere ritrovato la direzione. Meno Italia immaginata dagli altri, più Italia raccontata attraverso ciò che sa fare meglio. E quando sul prato ci sono le automobili giuste, pizza e mandolino possono tranquillamente restare a casa.
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