Comprano due Ferrari con bonifici falsi e usano il trucco del gemello: la Cassazione toglie il bolide alla famiglia Sinti

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19 maggio 2026, 8.51
gtc4 lusso camou
Sembra la sceneggiatura di un film, tra supercar di lusso, bonifici falsificati, società di comodo e scambi di identità tra fratelli gemelli. Invece, è la complessa vicenda giudiziaria che ha coinvolto una famiglia Sinti del Veneziano e che si è appena conclusa con una pronuncia definitiva della Corte di Cassazione. Al centro della contesa, una fiammante Ferrari GTC4 Lusso dal valore di oltre 200.000 euro.

La genesi della truffa: bonifici fantasma e permute lampo

Tutto ha inizio nel 2025. Le indagini hanno scoperchiato un meccanismo truffaldino tanto audace quanto ingegnoso, che ha permesso agli indagati di entrare in possesso di ben due vetture del Cavallino Rampante senza di fatto sborsare un euro.
Il primo "colpo" ha riguardato una Ferrari Roma, acquistata tramite un bonifico bancario rivelatosi clamorosamente falso. Il tempo tecnico necessario al venditore per accorgersi del mancato accredito è stato sufficiente per far sparire l'auto: la fuoriserie è stata infatti immediatamente utilizzata come merce di scambio (data in permuta) per acquistare una seconda supercar, l'ambita Gtc4 Lusso.

Il valzer dei proprietari e la carta disperata del "gemello"

Consapevoli di avere le forze dell'ordine alle calcagna, i protagonisti della truffa hanno avviato una fitta rete di passaggi di proprietà per far perdere le tracce del nuovo bolide. L'intestazione della Gtc4 è passata dal primo acquirente, Richard Levak, alla Pagotto Srls (società del fratello Alex), per poi essere trasferita successivamente alla Pavan Srls. Quest'ultima società è risultata riconducibile a Shannon Hudorovic, compagna di Maverik Levak, a sua volta gemello di Richard.
Il castello di carte è crollato lo scorso luglio. Durante un'operazione, gli inquirenti sono riusciti a rintracciare la Ferrari. Alla guida, nonostante l'auto figurasse ormai intestata all'azienda della cognata, c'era proprio il primo proprietario, Richard Levak. Nel disperato tentativo di eludere i controlli, l'uomo ha tentato il tutto per tutto esibendo la patente del fratello gemello Maverik. Lo stratagemma, però, non ha ingannato gli agenti, che hanno proceduto al sequestro preventivo della vettura in quanto provento di truffa.

La battaglia legale: "Non sapevo nulla!"

La vicenda si è poi spostata nelle aule di tribunale fino ad arrivare all'ultimo grado di giudizio. Shannon Hudorovic ha presentato ricorso in Cassazione, rivendicando la legittima proprietà della vettura e chiedendone l'immediato dissequestro. La linea difensiva della donna si basava sulla totale estraneità ai fatti: ha dichiarato di aver agito in assoluta buona fede e che né lei né il compagno Maverik erano minimamente a conoscenza dei raggiri perpetrati dal cognato Richard.

Il verdetto degli Ermellini: una scusa che non regge

Una tesi che, tuttavia, non ha fatto breccia. La Suprema Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, mettendo la parola fine alla disputa. Secondo i giudici, la sequenza di passaggi di proprietà tra membri della stessa famiglia rappresenta una palese e maldestra manovra di occultamento per mascherare l'origine illecita del veicolo.
Inoltre, un dettaglio anagrafico inequivocabile ha smontato definitivamente la difesa: dagli atti risulta che Richard Levak viva letteralmente sotto lo stesso tetto insieme al gemello Maverik e a Shannon Hudorovic. Questa stretta convivenza ha reso, agli occhi degli Ermellini, del tutto inverosimile e surreale l'ipotesi che la donna fosse all'oscuro della reale provenienza della fuoriserie parcheggiata in garage.
Il sequestro preventivo della Ferrari è stato quindi confermato in via definitiva: l'auto non verrà restituita. Oltre al danno, la beffa: la donna si è vista condannare anche al pagamento di 3.000 euro per le spese processuali.
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