Le preoccupazioni sulla longevità delle auto a batteria (BEV) sembrano destinate a ridimensionarsi. Secondo le ultime rilevazioni tecniche da parte di studi di settore, la perdita di capacità energetica degli accumulatori è un processo molto più lento e gestibile di quanto ipotizzato in passato. In media, un pacco batterie perde tra il 2% e il 3% della sua efficienza ogni anno, un dato che rassicura sulla tenuta del valore e delle prestazioni nel lungo termine.
I punti chiave dello studio
L'analisi mette in luce come l'evoluzione dei software di gestione (BMS) e dei sistemi di raffreddamento abbia stabilizzato l'usura chimica delle celle. Ecco gli aspetti principali:
- Longevità: Con un calo medio annuo così contenuto, una vettura elettrica può mantenere circa l'80% della sua capacità originale anche dopo dieci anni di utilizzo intenso.
- L'impatto della ricarica rapida: Sebbene l'uso frequente di colonnine High Power (DC) acceleri leggermente lo stress termico, i moderni sistemi di pre-condizionamento hanno ridotto drasticamente questo divario rispetto alla ricarica lenta (AC).
- Chimica delle celle: La differenza tra le batterie LFP (Litio-Ferro-Fosfato), più resistenti ai cicli di carica completi, e le NMC (Nichel-Manganese-Cobalto), più dense ma più sensibili, rimane un fattore determinante per la velocità di degrado.
Fattori che influenzano la salute della batteria
Nonostante la media rassicurante del 2-3%, il comportamento dell'utente rimane fondamentale. I fattori che accelerano l'invecchiamento includono:
- Temperature estreme: Il calore eccessivo rimane il nemico numero uno della chimica interna.
- Stato di carica (SoC): Mantenere l'auto ferma per lungo tempo con la batteria allo 0% o al 100% favorisce l'ossidazione precoce.
- Abitudini di ricarica: Cicli di ricarica brevi e frequenti sono generalmente preferibili a scariche totali seguite da ricariche complete.
I dati confermano che il "fine vita" di un'auto elettrica non coincide quasi mai con l'esaurimento della batteria. Anche quando la capacità scende sotto la soglia utile per la mobilità (solitamente il 70%), questi accumulatori sono pronti per una seconda vita come sistemi di accumulo stazionario per abitazioni o industrie.
Consigli?
Ricaricare il più possibile utilizzando correnti di ricariche basse, comunemente le wallbox, e sfruttare le HPC quando si viaggia e non se ne può fare a meno.