The Quail 2026: ti porto dentro il salotto buono della Monterey Car Week

Approfondimenti
15 agosto 2026, 10.39
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Prima ancora di vedere le automobili si sente il rumore. Non quello dei motori, almeno non ancora, ma quello di una Monterey Car Week che qui, al The Quail, cambia improvvisamente registro. Fuori ci sono il traffico, le hypercar che girano senza meta, i telefoni fuori dai finestrini e le telecamere attaccate alle carrozzerie. Dentro, sul prato perfettamente rasato del Quail Lodge, c'è ancora il salotto buono dell'automobile.
Arriviamo presto. La Carmel Valley è fresca, le signore hanno già tirato fuori vestiti e cappelli, gli uomini – miracolo americano – sono spesso eleganti anche loro. Poi comincia il bombardamento: una presentazione ogni dieci minuti. Cade un telo, si accende un motore, due parole dell'amministratore delegato e bisogna già correre allo stand successivo. Ventidue debutti tra costruttori e piccoli atelier in una sola giornata.
E quest'anno si parte dall'Italia.
Lamborghini ha portato qui la nuova Revuelto SV. Due lettere, Super Veloce, che raccontano 55 anni di storia iniziata con la Miura SV e che oggi finiscono sulla Lamborghini stradale più potente e veloce mai costruita a Sant'Agata Bolognese. V12 ibrido, 1.065 CV, 1.425 Nm, da zero a cento in 2,4 secondi e oltre 345 km/h. Ne costruiranno 1.963, naturalmente non per caso: è l'anno di fondazione della Lamborghini.
Revuelto SV Quail 2026
Bastano pochi passi e troviamo un'altra Lamborghini. O meglio, quello che resta dell'idea originale di una Diablo dopo che qualcuno ha deciso di smontarla e ricominciare praticamente da capo.
È la Eccentrica V12 Roadster, seconda creatura dell'azienda fondata da Emanuel Colombini. Si parte da una Diablo della prima serie, ma vengono riprogettati oltre 3.500 componenti. Il tetto scompare, il V12 aspirato di 5,7 litri arriva a 550 CV e rimane un oggetto che oggi sembra quasi sovversivo: il cambio manuale a sei rapporti con la griglia a vista. Dentro tanta Alcantara…Il team tecnico è guidato da Maurizio Reggiani, per anni uomo chiave della Lamborghini. Ne verranno costruite soltanto diciannove.
Ed eccolo uno dei fili conduttori del Quail 2026: il restomod.
Non è più la stravaganza di qualche appassionato con molti soldi. È diventato un settore dell'industria automobilistica. Qui troviamo Eccentrica, Kimera e un piccolo esercito di aziende, molte italiane, che recuperano automobili sulle quali una generazione è cresciuta sognando e le ricostruiscono come se fossero state progettate oggi. Porsche soprattutto, ma anche Ferrari, Lamborghini, Mustang e persino dune buggy.
È interessante perché racconta anche come stia cambiando il collezionista. Il nuovo cliente spesso non vuole semplicemente possedere la macchina che aveva appesa al muro della cameretta. La vuole con più cavalli, freni migliori, carbonio, aria condizionata che funzioni e magari Apple CarPlay. Vuole il ricordo, ma senza sopportarne tutti i difetti.
Poi arrivano le hypercar vere.
GMSV S1 011
Hennessey mostra la Blackbird e, paradossalmente, in mezzo a tanta tecnologia la cosa più moderna sembra essere tornare indietro. V8 aspirato, oltre 9.000 giri, cambio manuale a sei rapporti, contagiri analogico, comandi fisici e persino una normale chiave per mettere in moto.
Gordon Murray porta il concetto ancora più lontano: la nuova S1 mette il pilota al centro, usa un V12 Cosworth aspirato da 4,2 litri capace di raggiungere i 12.100 giri e ancora una volta un cambio manuale. È curioso: per anni ci hanno spiegato che il futuro dell'automobile ad altissime prestazioni sarebbe stato fatto di elettrificazione e schermi. Qui alcune delle macchine più costose del mondo tornano invece a vendere aspirazione naturale, leggerezza e una leva da muovere con la mano.
Poi RUF con la EHRA da 650 CV e cambio manuale a sette marce, Aston Martin, Czinger, Koenigsegg, Porsche, Acura, BMW Alpina e Defender. Cadillac porta la V-One Concept, Bugatti la Destrier, Spyker torna a far parlare di sé.
Gunther Werks estremizza ancora la Porsche 993 con la GXR-Evo: 455 CV da un boxer aspirato di quattro litri che sfiora i 9.000 giri, cambio manuale e meno di 1.100 chili a secco. Soltanto quindici esemplari.
E poi BRABUS. La BODO è quasi un riassunto dell'eccesso del Quail: carrozzeria interamente in carbonio, V12 biturbo 5,2 litri da 1.000 CV, 1.200 Nm, 360 km/h e un milione di euro prima delle tasse. Ne faranno 77, in omaggio al 1977, anno in cui Bodo Buschmann fondò l'azienda.
Ma sarebbe un errore raccontare The Quail come un salone dell'auto da qualche milione di dollari trasferito su un campo da golf.
Perché basta girarsi.
E ci sono loro.
Le storiche non sono il contorno della giornata, sono ciò che permette di capire tutto il resto. Si passa dalle Sport e Racing anteguerra alle vetture da corsa del dopoguerra, dalle Great Ferraris alle supercar che oggi hanno già conquistato un posto nella storia.
Quest'anno cinque classi speciali raccontano altrettanti pezzi dell'automobile: il centenario della Route 66, la Lamborghini Diablo, le GT giapponesi, la Ferrari F40 e la collezione di Bruce Meyer.
Ferrari F40 Quail 2026
La distesa delle Ferrari F40 merita da sola di fermarsi. L'ultima Ferrari nata con Enzo Ferrari ancora al comando, un'automobile che quasi quarant'anni dopo riesce nell'impresa di sembrare ancora cattiva. Bassa, larga, alettone enorme, abitacolo ridotto all'essenziale. Poi la guardi accanto alle hypercar da mille cavalli appena presentate e scopri che quell'alettone, che nel 1987 sembrava quasi una provocazione, oggi appare persino discreto.
Poco più avanti ci sono trenta Lamborghini Diablo.Ed è forse uno degli angoli più belli del Quail perché in poche centinaia di metri abbiamo davanti tre epoche della stessa storia: la Diablo originale, la sua reinterpretazione Eccentrica e la nuova Revuelto SV. La macchina da poster degli anni Novanta è diventata un oggetto da collezione e contemporaneamente la materia prima dalla quale qualcuno ricomincia a costruire.
Poi le giapponesi
Per decenni quasi ignorate dai grandi concorsi d'eleganza, oggi Skyline, Supra, NSX e le grandi GT del Sol Levante hanno conquistato il prato. Anche questo racconta il cambio generazionale. Chi oggi ha trenta o quarant'anni non è necessariamente cresciuto con la 250 GTO o la Miura. È cresciuto con Gran Turismo, Fast & Furious, il tuning e la cultura JDM. E adesso ha iniziato a collezionare.
La Route 66 compie cent'anni e naturalmente gli americani non potevano lasciarsela sfuggire. Cromature, berline, auto da viaggio e un pezzo dell'America che partiva senza sapere esattamente quando sarebbe arrivata dall'altra parte del Paese.Bella celebrazione. Ma questa non è la festa della Route 66.
The Quail è altro.
Naturalmente tutti hanno il telefono in mano, ma almeno qui non sembra essere lui il protagonista della giornata.E soprattutto ci sono pochissimi giovanissimi.
Fuori è un'altra storia.
E alla fine, dopo mille cavalli, carbonio, restomod e hypercar da milioni di dollari, a vincere il Concorso di Eleganza è una Ferrari meravigliosa.
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Il Best of Show della 23ª edizione va alla Ferrari 625/250 Testa Rossa del 1957 di Bruce Meyer, carrozzata Scaglietti. Nata per John von Neumann, pilota e storico distributore Ferrari della California meridionale, vinse undici gare già nella stagione 1957 prima di ricevere il tre litri V12 della 250 Testa Rossa.
Sessantanove anni dopo è ancora lì.
Ed è forse davanti a lei che tutto torna ad avere un senso.
Intorno ci sono automobili costruite in 15, 19, 60 o 77 esemplari proprio per essere esclusive. Ci sono clienti disposti a spendere milioni pur di avere qualcosa che il vicino non possa comprare. Ci sono costruttori che cercano di creare oggi la futura auto da collezione.
Poi arriva una Ferrari del 1957 e ricorda a tutti una regola molto semplice.
L'esclusività si può costruire. La rarità si può programmare. Il prezzo si può decidere.
La storia, invece, bisogna aspettare che accada.
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