La
Lancia Lambda, presentata nel 1922, introdusse una
concezione dell’automobile
profondamente diversa da quella allora dominante. Scocca portante, sospensioni
anteriori indipendenti, freni sulle quattro ruote e motore a V stretto
contribuirono alla nascita di una vettura più bassa, leggera e veloce. Tra gli
esemplari della Collezione Lancia custodita nello
Stellantis Heritage Hub di
Torino si trova una rara Berlina di prima serie, preziosa testimonianza di
questa rivoluzione.
Dalla Kappa a un’automobile
completamente nuova
Nel 1922 la gamma Lancia si articolò intorno
a due modelli: la grande Trikappa, automobile di lusso dotata di un
motore a otto cilindri, e la più compatta Lambda. Quest’ultima non rappresentava però una
semplice evoluzione delle vetture precedenti, ma introduceva un’architettura
completamente nuova, nata dalla volontà di Vincenzo Lancia di superare
alcuni dei limiti delle automobili del tempo.
La costruzione tradizionale prevedeva
un telaio formato da longheroni e traverse, sul quale veniva applicata una
carrozzeria generalmente costituita da pannelli metallici fissati a un’ossatura
di legno. Era un sistema relativamente semplice, che permetteva di affidare lo
chassis a carrozzieri differenti, ma presentava una limitata rigidità. Le
sollecitazioni prodotte dalle strade ancora rudimentali potevano deformare
progressivamente la struttura, provocando giochi, battiti e scricchiolii.
Secondo quanto tramandato, durante un
viaggio in nave verso gli Stati Uniti Vincenzo Lancia rifletté sulla maggiore efficienza delle strutture
a scafo, immaginando di applicarne il principio all’automobile.
Il brevetto del 1919
Nel marzo del 1919 Lancia
depositò il brevetto numero 171922, riguardante una vettura nella quale il
telaio veniva soppresso e sostituito da un guscio rigido, capace di collegare
direttamente l’asse
anteriore al ponte posteriore. La struttura, simile a quella di un’imbarcazione,
poteva estendersi al di sotto del piano degli assi, permettendo di abbassare
sensibilmente la posizione dei passeggeri.
L’idea iniziale era radicale: lo scafo,
aperto superiormente, non prevedeva neppure le portiere, per non interromperne
la continuità. I sedili erano sfalsati longitudinalmente e il pavimento era
attraversato da un tunnel centrale destinato all’albero di trasmissione. I passeggeri
avrebbero dovuto accedere all’abitacolo
scavalcando le fiancate, proprio come su una barca.
Il progetto venne reso più pratico da Battista
Giuseppe Falchetto, tecnico posto alle dirette dipendenze di Vincenzo
Lancia. Dopo numerose revisioni, nel 1921 fu costruito un primo prototipo,
ancora differente dalla vettura definitiva. La Lambda venne poi presentata al Salone
di Parigi del 1922.
Una carrozzeria che sostituiva il
telaio
Nella Lambda la struttura portante era
formata da elementi di lamiera tranciati e piegati, uniti attraverso rivetti,
saldature autogene e alcune saldature a punti. Le due fiancate erano collegate
dal parafiamma, dagli schienali dei sedili e da altri elementi trasversali.
Anche componenti apparentemente secondari partecipavano alla robustezza dell’insieme:
il cruscotto in alluminio fuso, la zona dei sedili e persino il vano
posteriore.
Per la prima volta comparve inoltre un
bagagliaio integrato nella struttura, accessibile attraverso un
coperchio superiore, anziché il
consueto baule separato fissato esternamente. Il tunnel della trasmissione
irrigidiva longitudinalmente la carrozzeria, mentre le fiancate ne delimitavano
lo scafo. Il legno non aveva più funzioni portanti, con l’eccezione degli assiti sui quali
poggiavano i piedi dei passeggeri.
Rispetto a una Fiat 505 Berlina,
utilizzata nel volume come termine di confronto, la Lambda pesava 1.225 kg
contro 1.540. Il vantaggio non dipendeva quindi da una singola invenzione,
ma dalla capacità di integrare struttura, meccanica e carrozzeria in un unico
progetto.
La sospensione “Lancia”
La forma bassa della Lambda non
sarebbe stata possibile con un tradizionale assale anteriore rigido. Vincenzo
Lancia e Falchetto svilupparono quindi una sospensione a ruote anteriori
indipendenti, nella quale ogni ruota poteva muoversi verticalmente senza
condizionare quella opposta.
La ricerca aveva anche una finalità di
sicurezza. Nelle sospensioni allora diffuse, la balestra svolgeva
contemporaneamente il compito di elemento elastico e di guida della ruota: la
sua rottura poteva quindi provocare la perdita di controllo della vettura.
Separando queste funzioni, la nuova soluzione riduceva le conseguenze di un
simile cedimento.
Dopo aver esaminato diverse possibilità,
Falchetto scelse un sistema a guide verticali, nel quale erano riuniti molla,
guida della ruota e ammortizzatore idraulico. Nacque così quella che sarebbe
divenuta nota come “sospensione Lancia”, destinata a caratterizzare per molti
anni le automobili della Casa.
Alla Lambda vennero applicati anche i freni
a tamburo sulle quattro ruote. Vincenzo Lancia, inizialmente dubbioso sull’utilità
dei freni anteriori, cambiò rapidamente opinione dopo aver guidato un prototipo
sul quale questi potevano essere inseriti o esclusi mediante un comando.
Un quattro cilindri a V stretto
Il terzo elemento fondamentale era il
motore, un quattro cilindri a V stretto di 13° 6’, soluzione che permetteva di ridurne
larghezza e lunghezza. Le due bancate erano coperte da un’unica testata e le valvole venivano
comandate da un solo asse a camme collocato centralmente.
Nelle prime serie la cilindrata era di
2.120 cm³, con una potenza di 49 CV a 3.250 giri. Il cambio
disponeva inizialmente di tre marce, diventate quattro dalla quinta serie. La
velocità massima raggiungeva i 110 km/h, contro gli 80 della Fiat 505
presa come riferimento.
Con la settima serie il motore crebbe
a 2.370 cm³ e 59 CV; nell’ottava
raggiunse 2.568 cm³ e 69 CV, consentendo alla Lambda di toccare i 120
km/h. Anche il passo venne aumentato in alcune versioni, migliorando lo spazio
interno e permettendo l’adozione
di due strapuntini ripiegabili davanti al sedile posteriore.
Una forma determinata dalla tecnica
La Lambda si distingueva
immediatamente dalle alte e imponenti automobili contemporanee. L’assenza
del telaio tradizionale, il motore compatto e le sospensioni anteriori
indipendenti permisero di abbassare il pavimento, i sedili e il baricentro. Ne
derivò una posizione di guida più distesa e una carrozzeria sorprendentemente
vicina al terreno.
Lo stile era caratterizzato dal cofano
a “tempio greco”, dalle fiancate lisce e dai
parafanghi sottili, disegnati attraverso linee tese e quasi orizzontali. Le
ruote a raggi Rudge-Whitworth alleggerivano visivamente l’insieme, mentre le due ruote di scorta
collocate posteriormente concludevano una sagoma lunga e slanciata. Molti di
questi elementi furono ripresi dalla concorrenza, che tuttavia non poteva
imitare facilmente la ridotta altezza della Lambda, conseguenza diretta della
sua particolare architettura.
La Berlina della Collezione Lancia
L’esemplare conservato nello Stellantis
Heritage Hub è una Lambda Berlina di prima serie. La sua carrozzeria
permette di comprendere anche uno dei limiti iniziali del progetto: la
struttura portante era stata concepita soprattutto per la versione Torpedo e la
trasformazione in vettura chiusa richiedeva l’applicazione di un tetto separato.
La copertura rigida, allora denominata
ballon, era formata da un traliccio di listelli di legno rivestito con
imbottitura e pegamoide, secondo una tecnica simile a quella sviluppata da
Weymann. Comprendeva la terza luce laterale e i montanti del parabrezza,
fissandosi alla parte inferiore della scocca mediante perni filettati.
Le piccole portiere conservavano
soglie alte, che i passeggeri dovevano quasi scavalcare, e ricevevano telai
aggiunti per sostenere vetri divisi in due parti, scorrevoli longitudinalmente.
L’abitacolo
era comunque accuratamente rifinito, coerentemente con il prezzo di 43.000
lire richiesto nel 1922 per la Torpedo.
La forma dell’innovazione
Nel corso delle nove serie la Lambda
venne progressivamente aggiornata e la sua struttura modificata per consentire
carrozzerie più spaziose e convenzionali. La produzione complessiva raggiunse 13.000
esemplari, un risultato significativo per un’automobile tanto sofisticata.
Osservata oggi, la Lambda mostra come
l’innovazione
non debba necessariamente essere nascosta. La sua altezza ridotta, le
proporzioni slanciate, le piccole portiere e persino la conformazione dell’abitacolo
derivano dalle scelte compiute da Vincenzo Lancia e Battista Falchetto. Nella
Lambda, forse più che in ogni precedente automobile della Casa, la tecnica
non si limitò a migliorare la forma: contribuì direttamente a crearla.