Siamo stati al Supercar Owners Circle: a Monterey c'è ancora chi pensa solo a guidare

Approfondimenti
14 agosto 2026, 10.30
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Ci sono automobili che a Monterey si guardano. E poi ci sono quelle che si guidano. La differenza sembra piccola, almeno finché non ci si trova in mezzo a un serpentone di Ferrari, Porsche, Lamborghini, hypercar e pezzi quasi unici, con davanti le montagne della California e nello specchietto altrettanti milioni di dollari che affrontano le stesse curve.
Noi questa volta siamo dentro. A bordo di una Ferrari Amalfi guidiamo nel serpentone del Supercar Owners Circle. Dell’Amalfi parleremo altrove: oggi la protagonista non è Lei, ma tutto l’insieme di queste meravigliose opere d’arte su 4 ruote. E, soprattutto, le persone che hanno deciso di guidarle.
La giornata comincia in una villa affacciata sull’Oceano Pacifico, appena a sud di Carmel, lungo la strada che porta verso Big Sur. Durante la Monterey Car Week queste location cambiano pelle: per qualche giorno diventano quartier generali di costruttori, salotti per collezionisti, luoghi dove presentare una novità lontano dalla confusione dei grandi eventi.
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Fuori, quella mattina, c’è uno schieramento che potrebbe riempire da solo un concorso d’eleganza. Una Ferrari F40 accanto a una Lamborghini Diablo, Porsche di generazioni diverse, hypercar contemporanee, pezzi rarissimi, auto che normalmente siamo abituati a vedere immobili sotto le luci di una presentazione o sul prato perfetto di un Concours.
Qui, invece, sono tutte accese.
Ma essere lì non è scontato.
Nel Supercar Owners Circle non basta un accredito stampa. Non esiste un desk al quale presentarsi mostrando il tesserino da giornalista. L’invito è personale. Il nostro è arrivato perché ci conoscono, perché negli anni hanno imparato ad apprezzare il nostro lavoro e, soprattutto, perché sanno che sappiamo distinguere ciò che può essere raccontato da ciò che deve rimanere riservato.
Entrare nel SOC significa prima di tutto ricevere fiducia. Significa vedere automobili, persone e momenti ai quali normalmente non si ha accesso, ma anche sapere quando bisogna tenere spento un registratore.
I nomi dei proprietari, per esempio, non li leggerete. Li conosciamo, ma rimarranno fuori da queste righe. Fa parte del privilegio di essere stati ammessi a vivere il loro evento.Arrivano da ogni parte del mondo. Lavorano nei campi più diversi e, particolare che sorprende, molti sono giovani. Ma quando si accendono i motori professioni, nazionalità e patrimoni rimangono fuori dall’abitacolo.
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Perché qui non si fanno affari. 
Qui si guida.
Lasciamo l’Oceano alle nostre spalle e il gruppo punta verso la Carmel Valley. Le automobili si dispongono in fila e il SOC diventa un lungo nastro colorato che attraversa la California.
Dall’abitacolo dell’Amalfi vediamo il serpentone allungarsi davanti a noi e scomparire curva dopo curva. A volte ne distinguiamo soltanto tre o quattro; poi la strada si apre e ricompaiono tutte insieme.
Lungo il percorso accade qualcosa che non avevamo previsto. La gente aspetta ai bordi delle strade, fotografa, filma. Qualcuno probabilmente sa già che stiamo arrivando, grazie a un tam tam che corre sui social, altri sentono prima il rumore e soltanto dopo vedono comparire le macchine.
Telefoni alzati, c’è chi saluta, gli automobilisti rallentano.
E sorrisi.
Nessuno sembra infastidito. Al contrario. Per qualche secondo la strada diventa uno spettacolo condiviso. Perché quello che sta passando davanti alle loro case è, in fondo, un museo viaggiante. Solo che le opere non sono dietro una corda. Hanno i motori accesi.
La Carmel Valley lentamente rimane alle nostre spalle e cominciamo a salire. Arrivano le montagne, le curve e cambia tutto. Cambia la temperatura. Cambiano i colori. Cambiano persino gli odori.
L’umidità dell’Oceano è ormai lontana. Entra nell’abitacolo l’odore della vegetazione secca della California, quello della terra scaldata dal sole. Poi, quasi senza preavviso, arriva la pioggia. La temperatura scende. Poche miglia più avanti torna il sole e per un tratto il paesaggio sembra quasi un piccolo deserto.
Caldo, freddo, acqua, polvere. 
E curve. 
Tante.
È qui che quelle automobili smettono definitivamente di essere quotazioni, numeri di telaio o fotografie da Instagram e tornano semplicemente a essere automobili.
Si sporcano. Prendono acqua. Scaldano i freni. 
Respirano
E soprattutto vengono guidate.
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Durante le soste si parla. Poco di lavoro e quasi nulla di denaro. La conversazione converge sulle auto, di come va quel modello, di quella appena comprata, di quella posseduta anni fa. Qualcuno vuole sapere cosa ne pensa l’altro. Si confrontano motori, cambi, sensazioni. Si raccontano strade.
Ed è probabilmente questo il segreto del Supercar Owners Circle. In una Monterey Car Week nella quale alcune automobili raggiungono valori da capogiro e le aste ricordano ogni sera quanto il collezionismo sia diventato anche investimento, qui per qualche ora il valore economico sembra perdere importanza.
Nessuno è venuto per vendere qualcosa al vicino.
La moneta comune è un’altra: la passione.
L’auto è passione, non speculazione.
Poi la montagna finisce. La strada comincia a scendere e davanti a noi il paesaggio si apre. La California cambia ancora una volta faccia e il serpentone raggiunge la pianura, fino a infilarsi tra i vigneti.
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Qui arriva una delle immagini più belle della giornata. Le automobili si allineano sulla terra chiara, circondate dai filari e dalle colline bruciate dal sole. Ferrari, Porsche, Lamborghini, Mercedes-AMG, Corvette, hypercar e rarità difficili persino da incontrare singolarmente. Vederle tutte insieme, impolverate dopo chilometri di strada, ha qualcosa di surreale.
La sosta è in una winery. Ma niente vino. Solo acqua e caffè. Bisogna tornare al volante e nessuno ha intenzione di trasformare il tour in una degustazione. È un dettaglio piccolo, ma racconta forse meglio di molte parole lo spirito della giornata.
Si riparte. I motori tornano ad accendersi uno dopo l’altro e il serpentone prende la strada di Monterey. L’ultima tappa è un’altra villa immersa nel verde, quella scelta da Eccentrica come propria casa durante la Car Week.
Ad aspettare il Supercar Owners Circle ci sono Emanuel Colombini, Andrea Colombo e tutto lo staff. E qui c’è un particolare che vale la pena raccontare.
Nel gruppo hanno viaggiato anche due Eccentrica. 
Ma non sono automobili della factory portate al tour per fare scena o per essere fotografate. Sono vetture già vendute, appartenenti ai loro proprietari.Hanno percorso le stesse strade degli altri. Hanno preso la stessa pioggia, attraversato la stessa polvere, affrontato le stesse curve.
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Sono state usate.
Forse è proprio questa la parola che alla fine della giornata continua a tornare in mente. 
Usate
Perché durante la Monterey Car Week siamo abituati a vedere alcune delle automobili più straordinarie del mondo immobili sui prati perfetti di Pebble Beach, custodite nelle ville, illuminate negli stand o spinte lentamente sul palco di un’asta.
Con il Supercar Owners Circle succede esattamente il contrario. Si accendono i motori e si parte. Si attraversano la costa del Pacifico, la Carmel Valley, le montagne, la pioggia, il caldo, un piccolo pezzo di deserto e infine i vigneti. Ci si ferma per un caffè, si parla di automobili e poi si ricomincia a guidare.
Alla fine rimangono la polvere sulle carrozzerie, qualche goccia d’acqua, l’odore dei motori caldi e le immagini della gente incontrata lungo la strada, con i telefoni alzati e soprattutto il sorriso. 
Perché un museo è bellissimo. 
Ma qualche volta è ancora più bello quando mette in moto i motori e se ne va.
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