La storia dell’automobilismo italiano è fatta di grandi marchi, ma soprattutto di straordinari artigiani che hanno dato forma al metallo, traducendo la velocità in forme d’arte. Tra questi maestri della lamiera spicca la figura di Rocco Motto, un carrozziere straordinario capace di legare il proprio nome alle più grandi scuderie da corsa del Novecento e di anticipare i tempi, dalle piste da rally fino al mondo dei veicoli ricreazionali.
Rocco Motto nacque nel 1904 a Rivarossa, nel Canavese (Piemonte). Iniziò a lavorare giovanissimo, nel 1916, come apprendista nella lavorazione delle lamiere presso la celebre Carrozzeria torinese Locati & Viarengo. Quelli furono anni fondamentali di intenso esercizio, durante i quali apprese i segreti del mestiere e sviluppò una profonda passione per la materia e per il “fare l’automobile". Grazie a questa precoce esperienza, nel 1925, a soli 21 anni, venne assunto come caporeparto presso la Martelleria Maggiora. Il desiderio di indipendenza lo spinse tuttavia, pochi anni dopo, a mettersi in proprio: nel 1932 fondò la sua attività insieme ai fratelli Ernesto e Clemente in una piccola officina di via Orta con il nome di “Rocco Motto Automartelleria”. Inizialmente la ditta si occupava della costruzione di scocche grezze per conto dei principali carrozzieri dell’epoca, tra cui Balbo, Ghia e Stabilimenti Farina.
L’inizio, il secondo dopoguerra e l’età dell’oro
Nella seconda metà degli anni Trenta arrivarono le prime commesse per clienti finali, consistenti nella trasformazione di vetture usate in furgoncini. Il vero punto di svolta avvenne nel 1938 con il trasferimento nella nuova sede di via Bardonecchia 101: qui Motto iniziò a specializzarsi nella costruzione di carrozzerie in alluminio, acquisendo una grande fama soprattutto nella realizzazione di vetture da competizione e modelli sportivi per clienti privati, firmando tra le altre cose le carrozzerie di diverse Siata.
Nel secondo dopoguerra l’attività riprese a pieno ritmo. Ad affiancare Rocco c’erano i fratelli Ernesto e Clemente e il figlio Francesco. Forte della sua straordinaria abilità nel realizzare carrozzerie resistenti e leggere, Motto ottenne da Piero Dusio (fondatore della Cisitalia) l’importante commessa per le monoposto piccole Cisitalia D46 e successivamente per la prima Cisitalia 202 — soprannominata “cassone” a causa della sua particolare conformazione aerodinamica, specialmente nel padiglione posteriore. Seguirono poi le commesse per la Cisitalia 204A, per le vetture “SVA” progettate da Giovanni Savonuzzi e, nel 1947, quella della FIAT per la prestigiosa 1100 S Mille Miglia.
Tecnica e stile
La notorietà di Motto crebbe rapidamente: supportato da un personale altamente qualificato, il carrozziere progettava e realizzava corpi vettura occupandosi personalmente dei piccoli ritocchi finali. Fu proprio in questo periodo che rivelò al mondo il suo stile distintivo, caratterizzato da linee semplici, essenziali, lisce e fluide. Diventando un punto di riferimento per l'allestimento di vetture da corsa su richiesta dei piloti, si impose come fornitore chiave di numerosi piccoli costruttori, scuderie e designer; dalla sua officina passarono marchi leggendari del calibro di Maserati, Osca, Ferrari, Giannini, Ermini, Taraschi, Giaur e Nardi.
L’eccellenza artigianale di Rocco Motto superò presto i confini italiani. Il pilota e imprenditore francese Louis Rosier si affidò a lui per l’allestimento delle Talbot D 26 GS da competizione e delle Renault 4 CV Sport destinate ai clienti privati. La notevole versatilità di Motto con i telai stranieri venne confermata dalle richieste di singoli clienti per interventi su châssis Delahaye, Jaguar, MG, Austin Healey, Panhard, Peugeot e Salmson.
Il successo internazionale
Tra i successi più clamorosi di questo periodo si ricordano la carrozzeria su base Delahaye 175 S, capace di trionfare al Rally di Montecarlo del 1951, e la stravagante Cadillac Elegante, costruita nel 1955 per Harry Birdsall e Joe Mascari. Parallelamente a questo lavoro di alta sartoria automobilistica, Motto tentò la via delle fuoriserie sportive in proprio: il primo esperimento risale al 1951 con la costruzione della coupé Sestriere su châssis FIAT 1100, che tuttavia non ebbe il successo sperato. Gli affari restavano comunque floridi e, nel 1954, per soddisfare il bisogno di nuovi spazi, l'azienda si trasferì nel capannone di fronte, in via Bardonecchia 93. Da queste mura uscirono capolavori indimenticabili come la Nardi-Giannini Bisiluro (1955) e un limitato numero di Lancia Aprilia Sport (1956).
L’evoluzione degli anni ’60
Il 1958 segnò una svolta familiare e societaria: i fratelli Ernesto e Clemente si separarono da Rocco per avviare un'attività indipendente nel settore di roulotte e rimorchi. Rocco Motto non si fermò e continuò a stupire con creazioni originali, come la curiosa FIAT 600 Campestre (1958), considerata uno dei primi esempi di fuoristrada leggero. Nel 1960 realizzò la carrozzeria della celebre Lancia Flaminia Loraymo, disegnata dallo stilista franco-statunitense Raymond Loewy ed esposta al Salone di Parigi, passata alla storia per essere stata la prima vettura a montare un alettone sulla parte posteriore del tetto. Nonostante queste perle, il fulcro del business rimase la produzione di scocche grezze per conto terzi, collaborando ad esempio con Abarth per le Porsche Carrera GTL (1959) e con Viotti per le FIAT 1100 Gran Turismo e 1500 Sport.
L’epilogo e l’entrata nel mito
Nel 1961 l’azienda si trasferì nuovamente in via Viverone 20/B. Tuttavia, a causa delle crescenti difficoltà nel reperire nuove commesse — una crisi che negli anni avrebbe purtroppo colpito e costretto alla chiusura tantissimi carrozzieri e artigiani — la produzione automobilistica terminò definitivamente nel 1965. Rocco Motto, affiancato ancora una volta dal figlio Francesco, decise allora di diversificare l'attività e si dedicò per diversi anni all’allestimento di rimorchi, veicoli commerciali e speciali. Intuendo i futuri trend della società, Motto divenne uno dei pionieri italiani nel settore delle roulotte e dei camper. Nel 1977 l’attività si spostò in via Saorgio 41 sotto il nome di Motto Caravan, marchio che rimase attivo fino alla sua definitiva chiusura nel 1990, ponendo fine a una straordinaria epopea manifatturiera italiana.