L’auto del prossimo Call of Duty sarà una Aston Martin mai vista prima

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di Simone Bocca
20 luglio 2026, 10.59
Nell'immagine si vede la Aston Martin Dreadnought vista dal davanti
Aston Martin ha sempre saputo costruire auto che sembrano uscite da un film. Questa volta ha fatto il contrario: è entrata direttamente in un videogioco. Si chiama Dreadnought, è un SUV tattico a trazione integrale con prestazioni da supercar e un motore V12, ed esiste esclusivamente nell'universo di Call of Duty: Modern Warfare 4, frutto di una collaborazione con Infinity Ward e Activision.
Nell'immagine si vede la Aston Martin Dreadnought
Non è un prototipo, non anticipa un modello di serie, quindi purtroppo non arriverà mai in concessionaria. È un progetto nato dalla libertà totale che solo un ambiente digitale può concedere: nessun vincolo normativo, nessun problema di omologazione, nessuna preoccupazione per il peso reale della corazza. Solo il team di design di Gaydon che si chiede cosa farebbe Aston Martin se potesse ignorare le leggi della fisica e del mercato.

Un'Aston Martin che va in guerra

Il risultato è qualcosa che non si era mai visto con il badge del Cygnus. La carrozzeria è in fibra di carbonio con trama herringbone, l'abitacolo ha rivestimenti in pelle Oxford Tan e una leva del cambio in Metallic Gold. La verniciatura si chiama Chiltern Green, scelta per mantenere un filo diretto con la tradizione britannica del marchio.
Nell'immagine si vedono gli interni della Aston Martin Dreadnought
Fin qui, Aston Martin riconoscibile. Poi arriva il resto: protezioni corazzate, serbatoi supplementari di carburante, vani dedicati all'equipaggiamento da combattimento, cerniere delle porte con finitura anodizzata Satin Gold. Telaio in fibra di carbonio, aerodinamica ottimizzata per scenari di combattimento, sistemi intelligenti adattivi e interfacce digitali di comando completamente integrate.
È come se qualcuno avesse preso un DBX707 e l'avesse mandato in un campo di addestramento militare per qualche anno.

Perché ha senso

Potrebbe sembrare un esercizio puramente commerciale, e in parte lo è. Ma c'è qualcosa di più interessante nel ragionamento dietro al Dreadnought. Il gaming è diventato uno dei principali canali attraverso cui i brand premium si avvicinano alle nuove generazioni, e Aston Martin non è la prima a capirlo. Tra i casi più iconici che mi vengono in mente posso citare la Ferrari F40 presente nel primo Gran Turismo del 1997, le Lamborghini Countach e Diablo in tutta la saga di Need for Speed e l'indimenticabile Porsche 911 Turbo (930) di Johnny Silverhand in Cyberpunk 2077.
La differenza è che qui non si tratta di inserire un modello esistente in una gara virtuale, ma di progettare qualcosa di completamente nuovo pensando fin dall'inizio alle regole di quel mondo.
Il Dreadnought non deve superare un crash test. Non deve rispettare le normative Euro 7. Non deve stare in un parcheggio. Deve sembrare credibile mentre sfonda un cancello sotto il fuoco nemico, e su quel fronte, a quanto pare, Aston Martin ha fatto il suo lavoro.
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