Aston Martin ha sempre saputo costruire auto che sembrano
uscite da un film. Questa volta ha fatto il contrario: è entrata direttamente
in un videogioco. Si chiama
Dreadnought, è un SUV tattico a trazione
integrale con prestazioni da supercar e un motore V12, ed esiste esclusivamente
nell'universo di
Call of Duty: Modern Warfare 4, frutto di una
collaborazione con Infinity Ward e Activision.
Non è un prototipo, non anticipa un modello di serie, quindi
purtroppo non arriverà mai in concessionaria. È un progetto nato dalla libertà
totale che solo un ambiente digitale può concedere: nessun vincolo normativo,
nessun problema di omologazione, nessuna preoccupazione per il peso reale della
corazza. Solo il team di design di Gaydon che si chiede cosa farebbe Aston
Martin se potesse ignorare le leggi della fisica e del mercato.
Un'Aston Martin che va in guerra
Il risultato è qualcosa che non si era mai visto con il
badge del Cygnus. La carrozzeria è in fibra di carbonio con trama herringbone,
l'abitacolo ha rivestimenti in pelle Oxford Tan e una leva del cambio in
Metallic Gold. La verniciatura si chiama Chiltern Green, scelta
per mantenere un filo diretto con la tradizione britannica del marchio.
Fin qui, Aston Martin riconoscibile. Poi arriva il resto:
protezioni corazzate, serbatoi supplementari di carburante, vani dedicati
all'equipaggiamento da combattimento, cerniere delle porte con finitura
anodizzata Satin Gold. Telaio in fibra di carbonio, aerodinamica
ottimizzata per scenari di combattimento, sistemi intelligenti adattivi e
interfacce digitali di comando completamente integrate.
È come se qualcuno avesse preso un DBX707 e l'avesse mandato
in un campo di addestramento militare per qualche anno.
Perché ha senso
Potrebbe sembrare un esercizio puramente commerciale, e in
parte lo è. Ma c'è qualcosa di più interessante nel ragionamento dietro al
Dreadnought. Il gaming è diventato uno dei principali canali attraverso cui i
brand premium si avvicinano alle nuove generazioni, e Aston Martin non è la
prima a capirlo. Tra i casi più iconici che mi vengono in mente posso citare la Ferrari F40 presente nel primo Gran Turismo del 1997, le Lamborghini Countach e Diablo in tutta la saga di Need for Speed e l'indimenticabile Porsche 911 Turbo (930) di Johnny Silverhand in Cyberpunk 2077.
La differenza è che qui non si tratta di inserire
un modello esistente in una gara virtuale, ma di progettare qualcosa di completamente
nuovo pensando fin dall'inizio alle regole di quel mondo.
Il Dreadnought non deve superare un crash test. Non deve
rispettare le normative Euro 7. Non deve stare in un parcheggio. Deve sembrare
credibile mentre sfonda un cancello sotto il fuoco nemico, e su quel fronte, a
quanto pare, Aston Martin ha fatto il suo lavoro.