A quasi tredici anni dal drammatico incidente sugli sci a
Méribel e a venti esatti dall'ultima vittoria di Schumi in rosso (Gran Premio di Cina 2006), emergono nuovi particolari sugli attimi immediatamente precedenti
l'impatto che ha segnato la vita del sette volte campione del mondo di Formula
1 Michael Schumacher. A rivelarli è stato Jean Todt, ex team principal della
Ferrari ed ex presidente della FIA, tra le pochissime persone ammesse a far
visita al pilota e da sempre vicine alla sua famiglia. Nel corso
dell'intervista rilasciata al podcast francese En Toute Liberté, Todt ha
spiegato come l'ex campione tedesco non stesse guardando davanti a sé al
momento della caduta: "Michael non guardava davanti a sé, stava guardando
suo figlio, che era con un amico. Poi è scivolato su una roccia e si è stampato
con la testa contro un'altra".
Si tratta di una testimonianza attribuita direttamente
all'ex dirigente della Scuderia di Maranello che non era mai comparsa nei
verbali dell'inchiesta ufficiale. A gennaio 2014, le autorità francesi — sulla
base dei rilievi e dei filmati della videocamera montata sul casco —
stabilirono che il pilota procedeva a velocità moderata circa otto metri fuori
pista quando uno sci urtò un sasso affiorante. La velocità e le attrezzature
furono escluse dalle cause determinanti della caduta, ma il dettaglio visivo legato
alla presenza del figlio Mick non era mai stato reso pubblico.
La telefonata da Bali e la corsa a Grenoble
Nel corso del racconto, Todt ha ripercorso anche i concitati
momenti in cui apprese la notizia del tragico evento, avvenuto il 29 dicembre
2013. In quel momento l'ex manager si trovava a Bali con la moglie per
trascorrere le festività natalizie, quando ricevette la telefonata di Corinna
Schumacher che lo informava del trasferimento d'urgenza in elicottero verso
l'ospedale di Grenoble.
Todt contattò immediatamente il professor Gérard Saillant —
luminare della neurologia con cui aveva fondato l'Institut du Cerveau a Parigi
— e si mise in viaggio per raggiungere la Francia già il giorno successivo. Da
quel momento, il dirigente francese è rimasto costantemente al fianco della
famiglia, entrando a far parte della ristrettissima cerchia di persone ammesse
nella residenza del campione.
Il legame di oggi e il rispetto della privacy
Mantenendo il massimo riserbo sulle condizioni cliniche
dell'ex pilota nel rispetto della linea scelta dai familiari, Todt ha voluto
offrire un ritratto umano della situazione attuale, privo di speculazioni
mediche. "Non è più lo stesso Michael che conoscevamo, ma è ancora
qui", ha dichiarato l'ex presidente della FIA.
Il loro rapporto prosegue tuttora sotto forma di una salda e
profonda amicizia. "Viviamo diversamente, ma con lo stesso affetto e la
stessa amicizia per lui e per la famiglia", ha concluso Todt, confermando
come il legame nato nelle stagioni dei trionfi iridati con la Ferrari si
mantenga solido nel tempo, al riparo dal clamore mediatico.