Prince Skyline Sport. Quando Giovanni Michelotti portò lo stile italiano in Giappone

Storiche
Prince Skyline Sports Coupè
Prima delle tante numerose collaborazioni tra costruttori giapponesi e carrozzieri europei, vi fu un’automobile capace di unire per prima Torino e Tokyo. Era la Prince Skyline Sport, proposta come Coupé e Cabriolet, disegnata da Giovanni Michelotti e presentata al Salone di Torino del 1960, e poi al 8º All Japan Motor Show, svoltosi presso l’Harumi International Trade Center di Tokyo dal 25 ottobre al 7 novembre 1961. Non fu soltanto una fuoriserie elegante e rarissima, ma la prima automobile giapponese di serie disegnata da uno stilista straniero e, soprattutto, la prima collaborazione tra un costruttore nipponico e un designer italiano.
Le origini della Prince affondano nell’industria aeronautica giapponese. Dopo la Seconda guerra mondiale, la Tachikawa Aircraft Company, impossibilitata a proseguire la costruzione di aeroplani, riconvertì parte delle proprie competenze verso l’automobile. La scarsità di petrolio e la relativa disponibilità di energia elettrica favorirono lo sviluppo della Tama, presentata nel 1947: una semplice vettura elettrica, costruita dalla Tokyo Electric Car Company e destinata soprattutto all’impiego come taxi.
Quando la disponibilità di carburante tornò alla normalità, l’azienda si orientò sui motori a combustione interna. Un ruolo fondamentale fu assunto dalla Fuji Precision Industries, nata a sua volta dalle attività della Nakajima Aircraft e guidata sul piano tecnico dall’ingegnere Ryoichi Nakagawa. Nel 1952 la Casa assunse il nome Prince Motor Company, in omaggio all’investitura del principe ereditario Akihito. Due anni dopo si fuse con la Fuji Precision, fornitrice dei suoi motori; la denominazione Prince sarebbe stata ripristinata ufficialmente nel 1961.
Questo intreccio di esperienze aeronautiche contribuì a formare una Casa tecnicamente ambiziosa, capace di adottare soluzioni poco comuni nell’industria automobilistica giapponese del tempo.

Skyline e Gloria, due rami della stessa famiglia

Prince Skyline Sports Coupè
Nell’aprile del 1957 debuttò la prima Prince Skyline ALSI, erede della Prince Sedan. Era una berlina elegante, influenzata dal gusto americano nei fregi cromati e nelle piccole pinne posteriori, ma particolarmente avanzata sotto la carrozzeria. Il motore GA30, un quattro cilindri in linea di 1.484 cc, sviluppava 60 CV, mentre le sospensioni adottavano uno schema a doppi triangoli anteriori e un raffinato ponte De Dion al retrotreno. Tra i tecnici legati allo sviluppo della Skyline emerse Shinichiro Sakurai, destinato a diventare una delle figure centrali nella storia del modello.
Nel 1959 la famiglia si ampliò con la Prince Gloria BLSI, inizialmente sviluppata come una Skyline 1900 più grande, potente e prestigiosa. Non apparteneva quindi a una piattaforma estranea, ma costituiva una diretta derivazione della Skyline. Questo legame chiarisce un particolare apparentemente contraddittorio: la futura Skyline Sport avrebbe utilizzato telaio e motore della Gloria, conservando però il nome Skyline. La meccanica proveniva infatti dalla variante più prestigiosa della medesima genealogia progettuale, mentre la denominazione Skyline Sport ne indicava il ruolo di modello sportivo e d’immagine.

L’incontro con Giovanni Michelotti

interni Prince Skyline Sports Coupè
Prince possedeva competenze ingegneristiche di alto livello, ma desiderava attribuire alla propria automobile di sportiva quanto di rappresentanza un linguaggio internazionale. Nakagawa aveva conosciuto da vicino lo stile europeo durante un viaggio compiuto nel 1955, maturando un particolare interesse per le carrozzerie sportive italiane.
Un ruolo determinante nel contatto con Torino viene attribuito a Takeshi Inoue, proveniente dal settore dell’arredamento della Takashimaya e coinvolto nelle attività stilistiche della Prince per volontà di Shojiro Ishibashi, fondatore della Bridgestone e figura influente nella società. Inoue fu inviato in Italia per studiare il design automobilistico e contribuì a individuare in Giovanni Michelotti l’interlocutore adatto.
L’accordo venne definito nel 1959. Michelotti, già autore di centinaia di progetti per alcune delle maggiori carrozzerie torinesi, diventò così il primo stilista italiano chiamato a disegnare un’automobile per un costruttore giapponese. Due telai Prince furono inviati a Torino per realizzare una Coupé e una Cabriolet, con la costruzione delle carrozzerie effettuata presso la Carrozzeria Allemano.

Un volto mai visto su un’automobile giapponese

Michelotti trasformò la severa base Prince in una vettura bassa, slanciata e immediatamente riconoscibile. Rispetto alla berlina, la carrozzeria raggiungeva 4.650 mm di lunghezza (circa 270 in più), mentre l’altezza scendeva a soli 1.385 mm nella Coupé. Il passo rimaneva di 2.535 mm, ma le nuove proporzioni facevano apparire l’automobile molto più lunga e dinamica.
Il frontale era dominato da una calandra larga e leggermente trapezoidale, ai cui lati trovavano posto i caratteristici doppi fari disposti obliquamente. Più che un semplice vezzo, la loro inclinazione accompagnava il profilo del cofano e imprimeva al volto della vettura un’espressione esotica e sofisticata. Il paraurti sottile non interrompeva la composizione, lasciando alla calandra e ai gruppi ottici il compito di definire l’identità dell’auto.
La fiancata era pulita, percorsa da una linea continua che partiva dal parafango anteriore e acquistava forza dietro la portiera, sollevandosi leggermente verso la coda. Il padiglione della Coupé, luminoso e leggero, terminava in montanti posteriori sottili, raccordati a un volume di coda lungo e quasi orizzontale. Nella Cabriolet, l’assenza del tetto esaltava ulteriormente la linea di cintura e la notevole lunghezza del corpo vettura, conferendole un’eleganza più mondana che apertamente sportiva.
Anche la parte posteriore evitava interventi superflui: superfici tese, piccoli gruppi ottici e paraurti discreti componevano una coda personale, lontana tanto dall’esuberanza americana quanto dalla rigidità delle berline giapponesi contemporanee. Era una forma italiana, ma non imposta meccanicamente: Michelotti seppe adattarla alle dimensioni e alla dignità istituzionale richieste da Prince.
Prince Skyline (ALSID-2)

Da Torino al Giappone

La Skyline Sport debuttò al 42º Salone dell’Automobile di Torino, nel novembre 1960. Secondo la documentazione Nissan, furono esposte una Coupé blu e una Cabriolet bianca. Si trattava di un avvenimento eccezionale: un’automobile giapponese veniva presentata all’estero prima ancora di essere mostrata nel proprio Paese.
La Coupé conservata dalla Nissan è proprio uno degli esemplari realizzati in Italia. Si distingue dalle successive vetture di produzione per alcuni stemmi e dettagli, compreso lo specchio retrovisore interno decorato con i cinque cerchi olimpici, omaggio alle Olimpiadi di Roma del 1960. Dopo la presentazione giapponese del 1961, la produzione iniziò nell’aprile 1962. Per riprodurre correttamente le superfici disegnate da Michelotti, Prince fece arrivare dall’Italia alcuni artigiani battilastra, incaricati di trasmettere alle maestranze locali le tecniche di lavorazione manuale. Ogni carrozzeria richiedeva quindi tempi e costi ben lontani da quelli di una normale catena di montaggio.

Tecnica Gloria e costruzione artigianale

Sotto l’abito torinese trovava posto il quattro cilindri GB4 di 1.862 cc, con distribuzione ad aste e bilancieri, capace di sviluppare 94 CV a 4.800 giri/minuto e 15,6 kgm di coppia a 3.600 giri. Il cambio era manuale a quattro rapporti con comando al volante e la trazione posteriore. Le sospensioni conservavano i doppi triangoli anteriori e il ponte De Dion, mentre i freni erano a tamburo sulle quattro ruote.
Con un peso di circa 1.350 kg, la Coupé poteva raggiungere i 150 km/h, valore considerevole per un’automobile giapponese dell’epoca. La Cabriolet era leggermente più alta e pesava circa 1.340 kg.
Il prezzo, tuttavia, era proibitivo per moltissime tasche: 1.850.000 yen per la Coupé e 1.950.000 per la Cabriolet, cifre oggi paragonabili, secondo Nissan, a oltre 20 milioni di yen (oggi corrispondenti a quasi 110.000 Euro). La produzione si fermò così a circa 60 esemplari complessivi, rendendo la Skyline Sport una delle automobili giapponesi più rare del secondo dopoguerra.

Il primo ponte tra Torino e Tokyo

La Prince Skyline Sport non ebbe il successo commerciale necessario per diventare un modello di grande serie, ma il suo valore storico supera ampiamente il numero degli esemplari costruiti. Dimostrò che l’industria giapponese poteva dialogare alla pari con la cultura progettuale italiana e aprì una strada che altri costruttori avrebbero presto seguito.
Per Michelotti rappresentò inoltre l’inizio di un rapporto privilegiato con il Giappone, proseguito pochi anni dopo con la Hino Contessa. La Skyline Sport rimane dunque il punto d’origine di quella vicenda: un’automobile nella quale la precisione tecnica della Prince incontrò la sensibilità di un designer torinese, dando forma al primo autentico ponte automobilistico tra Italia e Giappone.
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