All’interno
della Collezione Bertone, oggi conservata nello Stellantis Heritage Hub
di Torino, si trovano due curiose concept car Citroën separate da quattordici anni: la GS
Camargue del 1972 e la Zabrus del 1986. Entrambe raccontano la
figura del car designer Marc Deschamps,
purtroppo raramente ricordato, ma protagonista di una lunga stagione della
carrozzeria torinese.
L’arrivo di Marc Deschamps
Nato nel 1944, Marc Deschamps
era di origine belga, sebbene la parte iniziale della sua formazione e della
sua carriera si sia svolta prevalentemente in Francia. Dopo il diploma conobbe Paul
Bouvot, responsabile dello stile Peugeot, che ne riconobbe le capacità e ne
seguì la preparazione per circa due anni.
Nel 1971 Deschamps arrivò alla Carrozzeria Bertone di
Grugliasco, entrando nel gruppo diretto da Marcello Gandini. Erano gli
anni della Stratos, della Countach e delle più radicali sperimentazioni sul
profilo a cuneo. Deschamps assimilò quel linguaggio senza rinunciare a una
personale attenzione per l’abitabilità,
la leggerezza del padiglione e il rapporto tra superfici vetrate e volumi
inferiori.
Lasciata Bertone nel 1974, collaborò con la Carrozzeria Chapron, allora celebre soprattutto per le
trasformazioni delle Citroën
DS e SM. Passò successivamente alla Ligier e, nel 1976, entrò in Renault, chiamato da Robert Opron, già autore in Citroën di modelli come GS, SM e CX. A
Deschamps viene ricondotto anche il lavoro sulla Renault 5 Turbo, la cui
impostazione interna fu sviluppata con il contributo di Bertone attraverso
Gandini.
Nel 1979 tornò a Grugliasco per
raccogliere una delle eredità più impegnative del design italiano: sostituire
Gandini alla guida dello stile Bertone. Conservò l’incarico fino al 1992,
attraversando un periodo nel quale la carrozzeria cercava di affiancare ai
prototipi le commesse industriali e la produzione in piccola serie.
Sotto la sua direzione nacquero la Ritmo Cabrio, l’Alfa
Romeo Delfino, la Chevrolet
Corvette Ramarro, la Citroën Zabrus, la Lamborghini Genesis, la Chevrolet Nivola e l’elettrica Blitz. Alla sua stagione appartengono
inoltre importanti progetti di serie come la Citroën XM e la Škoda Favorit. Dopo Bertone lavorò con Coggiola
e partecipò alla nascita dello studio Heuliez Torino, proseguendo poi l’attività
attraverso automobili come la B.Engineering Edonis e la Lamborghini Pregunta.
L’incontro tra Bertone e Citroën con la Camargue
La prima importante opportunità concessa
a Deschamps fu la Citroën GS Camargue.
L’attribuzione
del progetto richiede una precisazione: secondo la documentazione della
Collezione Bertone, Gandini era impegnato su altri programmi e il giovane
Deschamps ricevette il compito di sviluppare la coupé, lavorando con i suggerimenti e sotto
la direzione generale del responsabile dello stile.
La base era la Citroën GS, presentata nel 1970 e nominata Auto dell’Anno
nel 1971. Riuniva trazione anteriore, sospensioni idropneumatiche, quattro
freni a disco e un compatto motore boxer a quattro cilindri raffreddato ad
aria. Nuccio Bertone vi riconobbe la piattaforma ideale per tentare un primo
avvicinamento alla Casa francese.
Presentata al Salone di Ginevra del
marzo 1972, la Camargue conservava pianale, passo e lunghezza della GS,
pari a circa 4.115 mm, ma era più larga di 6 cm e più bassa di 20,
fermandosi ad appena 1.150 mm. Il caratteristico sbalzo anteriore Citroën venne accentuato, contrapponendolo a
una coda molto corta. Il frontale a cuneo accoglieva due grandi fari
rettangolari disposti obliquamente, mentre il cofano incorporava anche i
parafanghi, aprendosi integralmente. Il parabrezza ampio e arrotondato si
restringeva verso il tetto, ricordando quello della Lancia Stratos.
La fiancata era tesa, con porte prive
di cornici, maniglie incassate e un passaruota posteriore dal taglio
asimmetrico, elemento tipico della cultura Bertone. Più originale era la coda:
il volume anteriore suggeriva una berlinetta sportiva, mentre quello posteriore
ricordava una piccola station wagon. Il grande portellone vetrato scendeva fino
alla fascia dei gruppi ottici, aumentando luminosità e visibilità.
La vernice champagne metallizzato
si accordava con i vetri ambrati e con l’abitacolo rivestito in moquette beige
e marrone. I quattro sedili erano avvolgenti, ma volante monorazza, strumenti,
leva del cambio e comando delle sospensioni provenivano dalla GS. Anche la
meccanica rimase quella di serie: boxer di 1.015 cc e 55,5 CV, per circa
880 kg di peso e 140 km/h.
Citroën espose la Camargue anche alla 24
Ore di Le Mans del 10 e 11 giugno 1972, dimostrando interesse per una
possibile produzione. La crisi economica della Casa e la successiva fusione con
Peugeot impedirono però ogni sviluppo. Il prototipo rimase unico, ma diede
inizio a un rapporto destinato a produrre la BX e numerosi altri progetti.
Dalla BX 4TC alla Zabrus
Nel 1986, con Deschamps ormai
responsabile dello stile Bertone, quella collaborazione generò una nuova coupé sperimentale. La base era la Citroën BX 4TC, costruita in 200 esemplari per l’omologazione
nel Gruppo B: motore anteriore quattro cilindri turbo di 2.141 cc, 200
CV, cambio manuale a cinque rapporti e trazione integrale permanente.
La Zabrus, presentata al Salone di
Torino del 1986, prendeva il nome da un coleottero della famiglia dei
carabidi, richiamando volutamente l’Alfa
Romeo Carabo del 1968. Era lunga 4.300 mm, larga 1.880 e alta 1.370, con
quattro posti singoli e una carrozzeria a metà tra coupé e shooting
brake.
Il frontale molto basso era definito
da fari sottilissimi e da un cofano segnato da profonde nervature. Le fiancate
apparivano scavate attraverso pieghe orizzontali sovrapposte, utili a
trasmettere contemporaneamente penetrazione aerodinamica e robustezza. Alcuni
di questi temi, specialmente i fari sottili, il raccordo alla base del montante
anteriore e le superfici sfaccettate, sarebbero ricomparsi sulla Citroën XM.
Deschamps non cancellò l’eredità
di Gandini. I passaruota posteriori mantenevano il caratteristico taglio
asimmetrico, mentre le grandi porte adottavano l’apertura verticale “Elytra”, sperimentata sulla Carabo e
resa celebre dalla Lamborghini Countach. Comprendendo parte del tetto, una
volta sollevate liberavano completamente l’accesso all’abitacolo.
La parte posteriore ricordava una
compatta giardinetta sportiva, con portellone arrotondato, piccolo
spoiler e una fascia scura continua che univa vetri, montanti e lunotto. Il
contrasto con la carrozzeria chiara alleggeriva visivamente la parte superiore,
uno dei temi ricorrenti nell’opera
di Deschamps.
Un interno capace di adattarsi
I quattro occupanti disponevano di
sedili singoli. Quelli anteriori ruotavano verso l’esterno per agevolare l’ingresso
e, una volta risaliti a bordo, regolavano automaticamente la propria posizione
attraverso sensori a infrarossi, adattandosi alle misure del conducente.
Il grande tunnel necessario alla
trazione integrale divideva nettamente i posti, mentre la strumentazione
elettronica e i numerosi comandi anticipavano l’abitacolo digitale degli anni Novanta.
Con 200 CV e una velocità massima indicata in 220 km/h, la Zabrus era
inoltre un prototipo funzionante dalle prestazioni considerevoli.
Una firma tra due epoche
La Camargue
mostra Deschamps all’inizio
del proprio percorso torinese, ancora inserito nel linguaggio di Gandini ma già
attento a luminosità, abitabilità e scomposizione dei volumi. La Zabrus rivela
invece un designer maturo, capace di reinterpretare la tradizione Bertone
attraverso superfici più scavate e architetture complesse. Conservate una
accanto all’altra
nella Collezione Bertone, le due Citroën
consentono di ricostruire la traiettoria di un progettista che lavorò spesso
lontano dai riflettori, ma contribuì in maniera sostanziale a trasportare l’identità
Bertone dagli anni Settanta verso il futuro.
Marc Deschamps lavorò alla Bertone in
due periodi: una prima volta dal 1971 al 1974, all’interno del centro stile diretto da
Marcello Gandini, e successivamente dal 1979 fino al 1992.