Il primo Sport Utility della storia Audi si rinnova per la sua terza generazione: è lanciato con il solo motore Diesel, è più piccolo ma sempre spazioso, e più tecnologico che mai. Sarà ancora un vero SUV pronto a tutto? Non sono mai stato un fan dei SUV: preferisco le auto rasoterra, più dinamiche e divertenti da guidare, ma ci sono delle eccezioni. Negli anni ’00, sono nati alcuni Sport Utility davvero generosi nelle dimensioni, ben fatti e personali, che offrivano delle vere credenziali a 360 gradi con motori generosi e una grande qualità costruttiva. Uno dei miei preferiti è stato l’Audi Q7, lanciato nel 2006 con un regale ritardo rispetto alle rivali di sempre Mercedes-Benz e BMW, che hanno lanciato rispettivamente Classe M e X5 nel 1997 e nel 1999. Quel primo Q7, disegnato dall’italiano Walter de Silva, è ancora adesso il più generoso della storia del modello, caratterizzato da una qualità costruttiva a prova di bomba e da una quantità di motori senza senso montati sotto il suo cofano enorme, dai 4.2 V8 a benzina e Diesel passando per il leggendario 6.0 V12 TDI.
Dopo una seconda generazione, lanciata nel 2015, che ha confermato le caratteristiche e i punti di forza del primo Q7, nel 2026 arriva la terza serie, che si rinnova profondamente a livello estetico, tecnico e tecnologico, ma senza rinnegare una delle sue grandi caratteristiche: le motorizzazioni fuori dall’ordinario. Se 20 anni fa era eccezionale la presenza di un 12 cilindri a gasolio, oggi fa scalpore vedere un’auto da oltre 5 metri e con un posizionamento così alto essere presentata solamente col motore Diesel: sotto il cofano c’è il 3.0 TDI di ultima generazione con sistema Mild Hybrid Plus, che per il primo anno sarà l’unico propulsore del Q7 più tecnologico di sempre.
Ci sono alte prime volte, come l’adozione della piattaforma PPC, la presenza di tre display nell’abitacolo o l’introduzione della configurazione a 6 posti, ma la ricetta di questo Q7 vuole restare la stessa: essere un vero SUV utile, spazioso, grande e possente, per superare ogni situazione. Per scoprire come va, sono andato nella campagna toscana, a Poppi, nell’Aretino, per provare in anteprima l’Audi Q7 2026 3.0 TDI, un nuovo maxi-SUV da oltre 5 metri capace anche di essere gentile.
Quanto costa: si parte da 87.150 euro
Il nuovo Audi Q7 arriverà nelle concessionarie italiane proprio nel corso del mese di ottobre 2026, e il listino riflette il posizionamento da vera ammiraglia a ruote alte e l'enorme iniezione di tecnologia di bordo. L'offerta al lancio si articola su due step di potenza del V6 Diesel, 245 e 299 CV, con una differenza di 2.700 euro tra i due. La gamma è composta dalla versione Business Advanced, “base” per modo di dire perché già completa di tutte le soluzioni indispensabili per un’auto così come guida autonoma di Livello 2, infotainment di ultima generazione, sospensioni pneumatiche a controllo elettronico e fari Matrix LED, a cui si aggiungono la più sportiva S line, con dotazione più ricca, sedili sportivi e inserti in fibra di carbonio, e la top di gamma Identity, quasi lussuosa per il livello di dotazioni.
I prezzi dell’Audi Q7 sono abbastanza in linea con quelli del modello uscente, con una base di partenza di poco superiore agli 87.000 euro. Sono questi, quindi, i prezzi dell’Audi Q7 2026:
· Q7 3.0 TDI 245 CV Business Advanced, 87.150 euro
· Q7 3.0 TDI 299 CV Business Advanced, 89.850 euro
· Q7 3.0 TDI 245 CV S line, 96.500 euro
· Q7 3.0 TDI 299 CV S line, 99.200 euro
· Q7 3.0 TDI 245 CV Identity, 115.550 euro
· Q7 3.0 TDI 299 CV Identity, 118.250 euro
L’unico motore al lancio, quindi, è il 3.0 TDI. Successivamente, la gamma si arricchirà con le motorizzazioni benzina TFSI, con il primo motore confermato che sarà il 3.0 V6 biturbobenzina, e le versioni ibride Plug-In, molto attese dalle flotte di alto livello, accreditate di oltre 80 km di autonomia in modalità 100% elettrica.
Com'è fatta fuori: più corta, ma più “familiare”
Più imponente, più sportiva e nettamente più muscolare, la terza generazione del Q7 è, per una volta, più corta del modello uscente, ma ad un frontale più massiccio combina un posteriore con un lunotto meno inclinato, ideale per garantire la massima abitabilità a bordo. Rispetto alla precedente generazione, infatti, questo Q7 è lungo 5,056 metri, poco meno di 2 cm più corta del Q7 che sostituisce, che superava i 5,07 metri. Non è una perdita enorme, ma fa capire che per questa generazione non hanno lavorato pigramente aggiungendo “solo” dei centimetri in più, ma ne hanno modificato l’impronta a terra. L’altezza, per esempio, è aumentata di ben 7,4 centimetri rispetto alla seconda serie, e anche la larghezza è aumentata di circa 4 cm, sforando per la prima volta il muro dei 2 metri (2,02 metri).
Queste nuove proporzioni le regalano una presenza su strada decisamente imponente, molto più massiccia e squadrata. Ad aumentare questa sensazione è anche il frontale, più verticale e con un’enorme calandra Single Frame anteriore a sbalzo, con griglia a nido d’ape tridimensionale e logo Audi ben in vista al centro. A cambiare completamente lo stile del nuovo Q7 sono i fari, Matrix LED di seconda generazione sviluppati su due livelli, come succede su diverse ultime Audi, con il gruppo ottico principale posizionato più in basso e, in cima, un faro più sfuggente con luci diurne e indicatori di direzione.
Devo dire che non è una soluzione che apprezzo particolarmente, ma qui funziona, è ben integrata con un frontale dalla forte personalità e, in definitiva, funziona. Sulle fiancate, spiccano i marcati passaruota con le bombature parecchio vistose, così come una linea di cintura alta e dei finestrini dall’area sempre più grande e generosa. Il montante posteriore, poi, è meno inclinato che in passato, ed unito ai cerchi che arrivano per la prima volta a 23 pollici enfatizzano, insieme all’altezza, la nuova presenza di questo Q7. Le maniglie, infine, sono tradizionali, al contrario dell’apertura, che vedremo tra poco.
Al posteriore, i gruppi ottici OLED 3.0 comunicano con l'ambiente esterno attivando simboli di pericolo per chi ci segue. La chicca assoluta, in prima mondiale, sono però gli indicatori di direzione dinamici con proiezione al suolo, sia anteriore che posteriore: di notte, le frecce o le luci di emergenza vengono proiettate direttamente sull'asfalto per avvisare pedoni e ciclisti. Anche i loghi Audi, sia davanti che dietro, sono ora illuminati, con un fascio luminoso che unisce i due gruppi ottici con una firma che ricorda quella, ad esempio, della A6 Avant. Il posteriore è molto verticale e massiccio, andando ulteriormente ad enfatizzare le dimensioni maggiorate del SUV di Ingolstadt.
Com'è fatta dentro e la tecnologia
Salire a bordo della nuova Q7 significa entrare in contatto con le portiere ad apertura e chiusura automatica, dotate di un comando elettrico all’interno che permette di chiudere senza alcuno sforzo le portiere. Il meccanismo, poi, può essere forato all’apertura manuale in caso di problemi elettrici, anche se il tasto interno rimane un pulsante elettrico (che, però, aziona un’apertura meccanica).
Una volta saliti a bordo, per la prima volta il Q7 G8 offre, oltre alle classiche configurazioni a 5 e 7 anche l'inedita variante a 6 posti, con due poltrone singole in seconda fila che esaltano il comfort individuale. Lo spazio non manca: il bagagliaio della 5 posti oscilla tra i 670 e i 2.075 litri.
A livello di interni e di plancia, anche l’Audi Q7 adotta il nuovo “Palcoscenico Digitale” di Audi, con i tre display affiancati di quadro strumenti digitale Virtual Cockpit da 11,9 pollici, infotainment con schermo OLED curvo da 14,5 pollici e schermo per il passeggero da 10,9 pollici. Il sistema operativo passa ad Android Automotive, ma tutti e tre gli schermi non convincono per qualità di visione e intuitività di utilizzo, superiore sui sistemi multimediali uscenti.
Non mancano, comunque, le possibilità, con Apple CarPlay e Android Auto wireless di serie, la possibilità di usare app come Netflix o Disney+ per lo streaming e persino il karaoke, e l’adozione di una serie di comandi per gestire l’apertura e la chiusura, ad esempio, delle porte, dei finestrini o del bagagliaio, la posizione delle sospensioni a controllo elettronico e il climatizzatore. Come sulle ultime Audi, infatti, anche questa Q7 ha una plancia un po’ vuota, con un inserto in Piano Black poco appagante (e facile da rigare) che non ospita nessun comando per il clima, da gestire solamente dal display. Peccato.
Il volante, invece, ha comandi misti aptici e fisici, con i rotori davvero di buona qualità, mentre dietro al volante trova posto il nuovo selettore del cambio automatico, posizionato sul piantone dello sterzo. Questo ha permesso di ricavare una grande postazione di ricarica a induzione refrigerata e magnetica (standard Qi 2.2 a 25W), mentre si possono avere, al posto del poco raffinato Piano Black anche inserti in frassino, lana di alpaca o fibra di carbonio, e non solo. La qualità costruttiva, invece, è decisamente buona, mentre la posizione di guida è davvero alta e dominante.
Meccanica e motori: è morto il Diesel, viva il Diesel!
Sotto la pelle, la piattaforma PPC garantisce una rigidità torsionale nettamente superiore al passato. Oltre a questo, poi, la piattaforma Premium Platform Combustion può contare su una raffinata soluzione sospensiva, con uno schema Multilink a cinque leve a ruote indipendenti sia all’anteriore che al posteriore, per una scelta davvero rara nel mondo dell’auto di oggi. Dotato, di serie, di trazione integrale quattro, ora con un precarico del differenziale per essere ancora più fulminea nei trasferimenti di coppia, il Q7 G8 può contare sull’utlima generazione di sospensioni pneumatiche adattive, in grado di variare l'altezza da terra di ben 90 mm: fino a +60 mm in off-road e a -30 mm nella modalità di guida dynamic e quando si abbassa l’auto per facilitare il carico di oggetti nel bagagliaio.
Indispensabile viste le dimensioni e molto raffinato lo sterzo integrale, con le ruote posteriori che girano in controfase fino a 5 gradi alle basse velocità per garantire un'agilità inaspettata nel misto stretto. Al lancio, la gamma motori è dominata dal maestoso V6 3.0 TDI MHEV+ a 48 volt a doppia sovralimentazione, capace di funzionare anche con biocarburante HVO.
Il segreto di questo diesel è l'interazione tra un turbocompressore tradizionale e un compressore elettrico che, raggiungendo i 90.000 giri in un quarto di secondo, azzera di fatto il turbolag fornendo una sovralimentazione immediata ai sei cilindri sotto il cofano. Ad aiutare ulteriormente il 3.0 ci pensa poi un sistema molto interessante di ibrido leggero, caratterizzato da un motore elettrico da 24 CV e ben 370 Nm di coppia, alimentato da una batteria agli ioni di litio LFP da 1,7 kWh, che permette non solo di veleggiare, ma può spingere l’auto nelle manovre e alla basse velocità, nonché aiutando il motore termico nelle riprese più esigenti.
Non è leggera (siamo oltre quota 2.450 kg), ma con entrambe le versioni del 3.0 TDI è decisamente pronta. Come detto in precedenza, infatti, il Q7 2026 è disponibile in due versioni del suo turbodiesel: la prima ha 245 CV e 500 Nm di coppia, mentre la più potente arriva a 299 CV e 630 Nm di coppia. Su entrambe le versioni c’è il cambio automatico tiptronic a 8 rapporti, per prestazioni vivaci: la 3.0 TDI 245 CV scatta da 0 a 100 km/h in 7,2 secondi, la 299 CV ne impiega 6,0 secondi.
Impressioni di guida: un SUV che vuole fare... semplicemente il SUV
Come si guida, quindi, l’Audi Q7? Al volante, questa terza generazione non fa nulla per nascondere le sue dimensioni, ma le forme squadrate e la posizione di guida alta riescono a renderle perfettamente valutabili anche nei passaggi più stretti. È, ovviamente, un’auto ingombrante, ma questo condominio su ruote riesce a muoversi con una sorprendente disinvoltura anche in città e nelle strade extraurbane più remote. Il merito è sia della piattaforma, che regala grande confidenza a chi guida, che delle ruote posteriori sterzanti, che riescono a rendere questo bestione da oltre 5 metri agile come un’auto con 30 o 40 cm in meno di lunghezza.
Sempre nella marcia urbana, colpisce l’ottima risposta delle sospensioni sulle buche nonostante gli enormi cerchi da 23 pollici del nostro esemplare, mentre il cambio tiptronic è un classico convertitore di coppia, che alza i giri del 3.0 per metterlo subito nelle condizioni ideali di utilizzo. Non è il più rapido nelle cambiate, ma si comporta bene anche su un’auto di questo tipo.
Il sistema Mild Hybrid Plus, poi, riesce a spegnere spesso il 3.0 TDI, riducendo i consumi che, visto tipologia di auto e peso, non sono proprio ridotti (nella nostra media, poco significativa per via dello stile di guida più spedito tipico dei primi contatti, non abbiamo superato di molto i 10 km/l. Il V6, dal canto suo, è un gran motore: pieno, pastoso e vigoroso, in versione da 299 CV è sempre pronto a spingere, con un’ottima vivacità e un suono per nulla fastidioso.
Da sempre, infatti, i 3.0 TDI del Gruppo VAG hanno un bel suono per essere dei Diesel, e questo non fa eccezione. E per fortuna, perché in accelerazione il sei cilindri si fa sentire un po’ con il suo timbro e con qualche vibrazione nel vano piedi dei passeggeri anteriori. Niente di che, sia chiaro, ma il Q7 non fa molto per nascondere il motore sotto il cofano, andandone giustamente fiero. In realtà, Audi promette un valore di NVH (Noise, Vibration & Harshness, una serie di parametri che rendono oggettivo il comfort acustico e fisico all’inetrno dell’auto) da record, superiore a quello dell’ammiraglia A8, e al netto del suono questo Q7 è davvero comodo e rilassante.
Se, poi, si vuole guidare un po’, le dimensioni e il peso, ovviamente, non spariscono, però lo sterzo è leggero ma con una giusta consistenza che passa attraverso il volantee, le sospensioni copiano bene l’asfalto e l’auto ha un comportamento neutro, quasi agile, che rende anche un bestione da 6 posti un’auto piuttosto composta e piacevole tra le curve.
In ogni caso, questa terza generazione dell’Audi Q7 è un SUV “vero”, che non cerca di essere sportivo, né di essere troppo efficiente né tantomeno compatto. Questo Q7 resta un “bestione”, un’auto rassicurante, massiccia, “piena”, che si fa apprezzare per questa sensazione di completezza e per l’effettiva completezza che è in grado di mettere in strada, anche ad un prezzo ormai da vera ammiraglia. In assenza della A8, ormai sulla via del tramonto, e con l’enorme Q9 all’orizzonte, il Q7 è ormai una vera ammiraglia, che non ha molto da invidiare alle berline di rappresentanza.