Toyota guarda alla Cina senza paura: “Fanno buone auto, abbiamo molto da imparare”

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Il presidente e CEO di Toyota Motor Europe, Yoshihiro Nakata, racconta la strategia del marchio giapponese tra concorrenza cinese, futuro dell’industria europea e nuove tecnologie. Dall’idrogeno ai biocarburanti, Toyota punta su più soluzioni per la mobilità del futuro.
L’industria automobilistica europea attraversa una fase complessa, tra la pressione dei costruttori cinesi, le politiche ambientali dell’UE e la necessità di ripensare i modelli produttivi. Toyota, però, non intende fare un passo indietro. Durante un incontro presso la sede europea di Bruxelles, abbiamo parlato con Yoshihiro Nakata delle strategie del marchio, della concorrenza e delle tecnologie che potrebbero guidare il futuro dell’auto.

Toyota non ha intenzione di lasciare l’Europa

Nonostante le difficoltà del mercato europeo, Nakata esclude l’ipotesi di un abbandono: "Abbandonare l’Europa? Non ci ho mai pensato". La filosofia Toyota non punta semplicemente a vendere più auto dei concorrenti o a raggiungere una determinata quota di mercato. L’obiettivo è conquistare la fiducia dei clienti, uno alla volta, offrendo soluzioni di mobilità adatte alle loro esigenze. Anche sul fronte produttivo, il gruppo intende continuare a investire in Europa, dove esistono una domanda concreta e le condizioni necessarie per crescere, coinvolgendo fornitori, concessionari e partner industriali.

La Cina? Una rivale da non sottovalutare, ma anche un'opportunità

La crescita dei marchi cinesi rappresenta una sfida importante per l’industria automobilistica, ma Toyota preferisce affrontarla senza sottovalutare i concorrenti.
"Noi di Toyota non sottovalutiamo mai i costruttori cinesi. Producono buone auto e, inoltre, sono molto competitivi sul fronte dei costi", afferma Nakata. Toyota è presente in Cina con attività produttive, centri di ricerca e sviluppo e collaborazioni locali. Questo le permette di comprendere meglio come realizzare tecnologie competitive e trasferire le conoscenze acquisite anche in altri mercati.
Per Nakata, gli accordi tra Unione Europea e Cina possono essere positivi se garantiscono una concorrenza leale. Una maggiore scelta per i consumatori è infatti un vantaggio, purché tutti i costruttori possano competere secondo regole corrette.

L'Europa è una palestra per migliorare le auto

Se dalla Cina Toyota può imparare soprattutto sul fronte dei costi, l’Europa rappresenta un banco di prova fondamentale per migliorare i propri modelli. Secondo Nakata, i clienti europei sono particolarmente preparati ed esigenti. Le loro aspettative hanno contribuito alla crescita del marchio attraverso il kaizen, il principio giapponese del miglioramento continuo.
Il manager riconosce inoltre il valore del design italiano, apprezzando la capacità dei nostri designer di creare forme distintive. Anche le collaborazioni con costruttori europei come BMW e Stellantis rientrano in questa strategia: condividere competenze per sviluppare prodotti sempre migliori.

Idrogeno, Toyota ci crede ancora

Tra le tecnologie su cui Toyota continua a puntare c’è l’idrogeno, in particolare attraverso le celle a combustibile (fuel cell). Secondo Nakata, elettricità e idrogeno potrebbero avere ruoli complementari nel futuro energetico. L’idrogeno, infatti, potrebbe offrire vantaggi in alcune applicazioni legate allo stoccaggio e alla distribuzione dell’energia.
Toyota collabora allo sviluppo di queste tecnologie anche attraverso iniziative industriali come Cellcentric, impegnata nei sistemi a celle a combustibile per i veicoli pesanti. Restano però due ostacoli importanti: i costi elevati dell’idrogeno e la carenza di infrastrutture. Per questo, oggi l’attenzione si concentra soprattutto sui mezzi pesanti e sull’industria. Se le condizioni miglioreranno, anche le autovetture potranno trovare nuove opportunità.
Parallelamente, Toyota sta sperimentando nelle competizioni anche motori a combustione alimentati a idrogeno, esplorando una strada diversa rispetto alle celle a combustibile.

Biocarburanti e carburanti sintetici: non esiste una sola strada

La strategia Toyota non si limita all’elettrico e all’idrogeno. Il gruppo guarda con interesse anche ai biocarburanti e ai carburanti sintetici, sostenendo che la transizione energetica debba adattarsi alle caratteristiche dei singoli Paesi.
Al momento, Nakata esclude trattative concrete con aziende italiane come Eni, ma conferma l’apertura a possibili collaborazioni future. L’esempio del Brasile, dove i biocarburanti hanno un ruolo importante, dimostra come risorse e infrastrutture locali possano influenzare le strategie di decarbonizzazione.
Per Toyota, quindi, puntare esclusivamente sulle auto elettriche a batteria non è necessariamente la soluzione migliore per tutti. Elettrico, idrogeno e carburanti rinnovabili possono contribuire alla riduzione delle emissioni in modi differenti.

Il futuro dell'auto passa dalla libertà di scegliere

Dalle parole di Nakata emerge una strategia chiara: ascoltare i clienti, imparare dai concorrenti e mantenere aperte diverse possibilità tecnologiche. La Cina rappresenta una sfida, ma anche una fonte di conoscenze; l’Europa resta un mercato fondamentale per migliorare prodotti e design. Sul fronte energetico, invece, Toyota ritiene che non esista un’unica strada valida per tutti.
In un settore in continua evoluzione, la sfida non è soltanto vendere più auto, ma trovare le soluzioni giuste per ogni mercato. E anche i concorrenti più temibili possono diventare un’occasione per imparare e crescere.
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