Stangata sulle targhe polacche: la stretta sulle assicurazioni spinge al rientro, ma la reimmatricolazione costa fino a 2.000 euro

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targa verde della polonia su una smart bianca
L'era del noleggio a basso costo con targa estera volge al termine, ma per migliaia di automobilisti il rientro alle targhe italiane rischia di trasformarsi in un'onerosa trappola economica. Con le recenti modifiche normative relative all'obbligo di coperture assicurative riconosciute e autorizzate in Italia, il sistema delle vetture immatricolate in Polonia per eludere il caro-polizza perde del tutto la propria convenienza. Tuttavia, tra adempimenti fiscali, imposte locali e compensi d'agenzia, i costi per reimmatricolare un veicolo in Italia possono facilmente sfiorare o superare i 2.000 euro.

Il fenomeno e la stretta normativa

La questione interessa una platea particolarmente estesa: secondo i dati dell'ACI, sul territorio nazionale circolano oltre 68.000 veicoli con targa polacca, dei quali circa 35.000 concentrati nella sola città di Napoli e provincia. Lo schema, ribattezzato dai media d'oltrealpe "Truffa Neapolski" o "pratica italiana", consisteva nel cedere fittiziamente la proprietà del mezzo a una società estera per poi riutilizzarlo con la formula del noleggio. Ciò consentiva di pagare un canone contenuto (circa 400 euro) evitando il bollo e polizze RCA che, in alcune aree del Paese, superavano i 2.000 euro annui.
Il meccanismo presentava tuttavia diversi profili d'illegalità, dalle revisioni eseguite solo documentalmente senza il trasferimento del mezzo, fino al mancato rinnovo della copertura assicurativa dopo il primo anno. A fronte di incidenti stradali con veicoli privi di garanzia, l'Ufficio degli assicuratori polacchi (Pbuk) ha avviato oltre 500 azioni di rivalsa economico-risarcitoria. Contestualmente, il legislatore italiano è intervenuto introducendo l'obbligo di iscrizione al REVE (costo di circa 500 euro) e l'obbligo di stipulare la polizza RCA esclusivamente con compagnie autorizzate a operare in Italia. Nell'elenco aggiornato al 24 settembre 2026 non figura alcuna società con sede in Polonia, Bulgaria o Repubblica Ceca.

I costi della reimmatricolazione in Italia

Riportare un veicolo sotto la motorizzazione nazionale comporta una serie di passaggi amministrativi e fiscali i cui costi cumulati risultano gravosi:
  • Riacquisto del veicolo e versamento IVA: Per avviare la procedura occorre riacquistare formalmente il mezzo dalla società estera ottenendo la documentazione originale. L'operazione richiede la registrazione in Italia tramite il modulo "F24 Iva immatricolazione auto Ue", con l'Agenzia delle Entrate che precisa che il versamento non è considerato congruo se calcolato su basi d'acquisto inferiori a 1.000 euro.
  • Imposte locali e diritti di segreteria: Alle spese fisse per targhe, diritti di motorizzazione, imposta di bollo e contributo PRA si aggiunge l'Imposta Provinciale di Trascrizione (IPT), calcolata in base ai kilowatt. Nella provincia di Napoli, dove si applica una maggiorazione del 30%, l'IPT ammonta a 380 euro per un'auto da 53 kW e sale a 470 euro per un modello da 80 kW.
  • Revisione e compensi d'agenzia: Si aggiungono infine il costo della revisione obbligatoria presso un centro autorizzato (88 euro) e le competenze spettanti alle agenzie di pratiche auto.

Il dilemma per i proprietari di veicoli datati

La somma delle spese di reimmatricolazione varia tra i 1.800 e gli oltre 2.000 euro, cifra a cui andranno successivamente aggiunti i costi per il bollo di circolazione e per la nuova polizza assicurativa italiana. Poiché la maggior parte degli utenti ha ricorso alla targa estera su automobili o motocicli datati e dal valore di mercato contenuto, la spesa burocratica rischia di superare il valore commerciale stesso del mezzo. A ciò si aggiunge l'incertezza legata all'eventuale chiusura delle agenzie intermedie estere, eventualità che rende impossibile il recupero dei documenti di proprietà e blocca la regolarizzazione del veicolo.
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