Il
Rallye Sanremo del
17 e 18 ottobre ha
avuto per me due facce molto diverse. Invitato da
Opel Motorsport e
Lancia,
ho passato il venerdì nell'area dei box, seduto al tavolo con
Joerg Schrott,
responsabile di
Opel Motorsport, e il sabato sulla prova speciale del
porto, dove ho avuto la possibilità di salire a bordo di due auto da rally con
due piloti professionisti. Sanremo era inoltre la
sesta tappa su sette
dell'
ADAC Opel GSE Rally Cup 2026, il primo campionato rally monomarca
completamente elettrico al mondo, con il gran finale in calendario allo
Spa
Rally il 28 e 29 novembre.
Venerdì: il roundtable con Joerg Schrott
Schrott ha aperto rivendicando un ruolo da pioniere: nessun
altro, ha spiegato, organizza oggi un campionato internazionale monomarca con
una griglia di auto interamente elettriche. Il progetto è nato quasi sette
anni fa e ha richiesto, prima ancora di scendere in pista, di scrivere da
zero regole e linee guida di sicurezza per i rally elettrici, che
all'epoca non esistevano. Altrettanto da zero è nata la ricarica: in
tutti questi anni, ha sottolineato, per alimentare le auto non sono mai stati
usati generatori.
Dopo cinque stagioni i numeri lo confortano. Le
batterie delle Corsa elettriche, controllate in laboratorio prima
dell'ultima stagione, avevano ancora almeno il 97% delle prestazioni
originali, e il sistema di sicurezza ha retto anche agli incidenti più
impegnativi.
Mokka GSE Rally: l'erede della Corsa
Il protagonista della nuova stagione è la Opel Mokka GSE
Rally, che sostituisce la Corsa ed è, nelle parole di Schrott, un'auto più
orientata alla competizione. Dichiara 207 kW (281 CV) e 345 Nm di
coppia, con ammortizzatori sviluppati insieme a Bilstein, elettronica da
corsa, cruscotto e volante racing. Secondo Schrott sarà la prima vettura
omologata secondo le nuove norme FIA, che si basano in buona parte
sull'esperienza maturata con la Corsa, con i commissari FIA coinvolti durante
lo sviluppo.
A sinistra la Opel Mokka GSE stradale e a destra la Corsa GSE stradale
Le priorità del progetto sono state quattro: prestazioni,
durata, sicurezza e un prezzo accessibile, perché la Mokka
è pensata per essere venduta ai clienti. Per questo utilizza componenti di
serie come pacco batteria, motore elettrico e inverter, in collaborazione con
il centro tecnico Opel e i colleghi di Stellantis.
L'argomento tecnico su cui Schrott ha insistito di più è la distribuzione
dei pesi. Pur essendo a trazione anteriore, la Mokka ha la batteria molto
bassa e posizionata tra gli assi, e questo porta il bilanciamento a un valore
quasi 50-50. Sul bagnato o sul fango, secondo Opel, i tempi sul giro
restano costanti, mentre le rivali a trazione anteriore tendono a perdere
prestazioni.
Poi c'è il tema del suono. L'auto monta un sistema
sonoro nato soprattutto per ragioni di sicurezza, perché commissari e marshall
devono sentirla arrivare. Non imita il rumore di un motore termico, ma ha
modalità diverse per partenza, accelerazione e decelerazione, ed è più forte
sulle prove speciali che nei trasferimenti su strada.
La ricarica diventa autosufficiente
Fino a oggi, a ogni gara serviva un impianto collegato alla
rete pubblica, con un trasformatore dedicato e la necessità di trattare con i
fornitori locali di mezza Europa, ciascuno con regole proprie. Schrott ha
spiegato che venti auto richiedono un'energia paragonabile a quella di
un villaggio da circa 7.000 abitazioni, e che tutte le vetture devono
uscire dal parco assistenza con lo stesso stato di carica.
La soluzione è un sistema autosufficiente fatto di due
rimorchi, ciascuno con 16 punti di ricarica, che funzionano da
grandi batterie e vengono caricati al 100% prima dell'evento. Si spostano con
camion elettrici e possono lavorare a rotazione. A Sanremo, però, questo schema
non ha potuto essere sfruttato fino in fondo a causa della conformazione del
territorio.
Dalla Cup al JERC, con un team italiano
Il valore sportivo della Cup sta nel suo sbocco. Il campione
monomarca entra in modo automatico nel Team ADAC Opel Rally Junior, con
cui disputa il Campionato Europeo Junior Rally (JERC). Il bilancio
dichiarato da Opel è di sei titoli europei Junior in nove stagioni: Emil
Bergkvist (2015), Marijan Griebel (2016), Chris Ingram
(2017), Martins Sesks (2018), Laurent Pellier (2022) e Calle
Carlberg (2025).
Quest'anno c'è anche un'anima italiana. Il team tricolore ha
come rappresentante di Opel Motorsport l'ex pilota austriaco Manfred Stohl
(127 rally disputati tra il 1991 e il 2012), mentre al volante c'è il giovane
sardo Valentino Ledda (segnatevi il suo nome per il futuro), classe 2007,
già vincitore di otto titoli nel Campionato Italiano Rally Cross,
affiancato dal navigatore Claudio Mele, 43 anni, con cui divide
l'abitacolo fin dagli inizi. Schrott ha definito Sanremo un rally molto
prestigioso e ha detto che Opel sta pensando di portare un round della Cup in
Italia già il prossimo anno.
Il legame con il nostro Paese ha del resto radici profonde:
nel 1981 Tony Fassina e Rudy Dal Pozzo vinsero il
Campionato Italiano Rally con la Opel Ascona 400, e nel 1982 Walter
Röhrl conquistò sulla stessa vettura il Rally di Montecarlo e poi il titolo
piloti del Mondiale.
Il futuro: Opel in Formula E nel 2027
Con Schrott si è parlato a lungo anche dell'ingresso di Opel
nel Campionato del Mondo ABB FIA di Formula E nel 2027,
annunciato il mese scorso, con la Opel GSE 27FE. Le ragioni, ha
spiegato, sono tre: avere una vetrina per i modelli GSE ad alte
prestazioni, usare la serie come acceleratore tecnologico e
"laboratorio ad alta velocità" per le elettriche di serie, e
sfruttare la nuova generazione di monoposto, la più veloce mai vista nel
campionato.
Opel correrà come squadra ufficiale pura, la prima
della famiglia Stellantis, senza appoggiarsi a un partner esterno come fanno
altri marchi. Il programma di test procede secondo i tempi e l'obiettivo è
dichiarato: farsi vedere fin dall'inizio, perché correre al decimo posto, per
Schrott, non significa essere visibili.
Sabato: Miki Biasion e la Lancia Ypsilon HF
Il sabato è stato il giorno in
cui tutto quello che avevo ascoltato è diventato esperienza. Sul tracciato
della prova speciale ci aspettavano due auto e due piloti professionisti: la Lancia Ypsilon HF con Miki Biasion, ex campione del
mondo, e la Opel Mokka GSE
elettrica con Johannes Wittenbeck.
Il programma era semplice, salire a bordo, allacciarsi le cinture e lasciarsi
portare.
Con Biasion è stato un tuffo in
un'altra dimensione. Basta una curva per capire la differenza tra guidare bene
e guidare da campione del mondo: ogni traiettoria sembrava già scritta, ogni
correzione arrivava prima che io potessi accorgermi che servisse. Intanto, con
il cambio sequenziale a leva
che scandiva ogni marcia e il rombo del
motore che riempiva l'abitacolo, ho toccato con mano che cosa
significhi davvero correre su una macchina da rally. Quel suono, inconfondibile
e granitico, è la colonna sonora che da sempre accompagna questa categoria, e
sentirlo da dentro è tutta un'altra cosa rispetto a sentirlo dal bordo strada.
La Mokka, o il rally che non ti aspetti
Poi mi sono seduto nella Mokka, e
il contrasto non poteva essere più netto. Con Wittenbeck
alla guida, la prima cosa che ho notato è stata la mancanza del rombo: al suo
posto, un sibilo continuo e il suono degli altoparlanti esterni, che
restituiscono solo in parte il carattere di un'auto da rally. Frequento già con
una certa familiarità le auto elettriche, eppure questa mi ha regalato
sensazioni che non pensavo di provare.
La Mokka si infilava tra le curve
strette con una naturalezza sorprendente, agile e ben bilanciata, grazie anche
a quella ripartizione dei pesi quasi 50-50
di cui Schrott aveva parlato il giorno prima. E poi c'era l'accelerazione:
immediata, piena, senza un attimo di esitazione. A ogni cambio di velocità
sentivo la spinta nella schiena e il sorriso mi si stampava in faccia, mentre
la forza e la precisione di Wittenbeck facevano il resto. Alla fine del giro
ero a bocca aperta: la teoria del roundtable era diventata, di colpo, concreta.
Nel pomeriggio, la prova speciale del porto
Nel pomeriggio, dal bordo del
tracciato, abbiamo assistito alla prova speciale con le vetture Rally2 e Rally4, con il Campionato Italiano Rally ancora
tutto da decidere. Non era la classica esperienza di rally che molti
immaginano, fatta di strade di montagna e lunghi tratti veloci: qui si parlava
di una prova tecnica, di precisione, dove ogni errore si paga. Vedere gli
equipaggi sfrecciare a pochi metri da noi, un'auto dopo l'altra, è stato
davvero emozionante, senza contare lo spettacolo sonoro delle vetture in gara,
che dopo la mattinata appena vissuta ho ascoltato con orecchie diverse.
Il rally tra passato e futuro
Due giorni a Sanremo mi hanno
lasciato un'immagine precisa: da una parte il rombo della Lancia, che è la
storia, dall'altra il silenzio carico di energia della Mokka, che è una
possibile strada per il futuro. Non si escludono a vicenda. La Cup elettrica di
Opel dimostra che il rally può cambiare pelle senza perdere ciò che lo rende
speciale, cioè la sfida tra pilota, auto e strada, e lo fa con un progetto che
ha già cinque stagioni alle spalle e che a breve potrebbe avere un appuntamento
anche in Italia. Con l'arrivo della Formula E nel 2027, poi, Opel ha scelto di
spingere ancora più avanti la propria scommessa sull'elettrico. Il tempo dirà
se funzionerà, ma dopo un giro sulla Mokka con Wittenbeck, la curiosità di
scoprirlo è decisamente aumentata.