"O Salvini parla con noi o blocchiamo tutto": la rabbia dei camionisti svuota gli scaffali

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La mobilitazione di autotrasportatori e agricoltori contro il caro carburanti comincia a produrre effetti pesanti sulla vita quotidiana dei cittadini. In tutta la provincia di Foggia la catena di approvvigionamento è andata in tilt: i camion delle consegne non riescono a raggiungere i centri distributivi e le corsie di supermercati e negozi di vicinato registrano vuoti sempre più marcati. Generi di prima necessità e prodotti di largo consumo — dalla pasta ai latticini — iniziano a scarseggiare, costringendo i residenti a compiere veri e propri pellegrinaggi tra più punti vendita per riuscire a completare la spesa.
I disagi colpiscono in egual misura il commercio tradizionale: allo storico mercato rionale Rosati di Foggia diverse bancarelle si sono presentate con scorte ridotte al minimo, e tra i commercianti cresce il timore che il prolungarsi dei blocchi logistici possa condurre a una paralisi totale delle forniture alimentari.

La mappa dei blocchi in Capitanata: giorno e notte attorno ai fuochi

La protesta sul territorio non accenna a diminuire di intensità e si articola su una rete di presidi strategici operativi senza sosta lungo le principali direttrici stradali della provincia:
  • Poggio Imperiale: resta l'epicentro della mobilitazione provinciale, presidiato giorno e notte da centinaia di manifestanti pronti a fermare il flusso delle merci;
  • Lucera: picchetto permanente nei pressi del distributore Tamoil, caratterizzato da una compatta partecipazione di trasportatori storici decisi a non cedere terreno;
  • San Giovanni Rotondo: blocchi attivi su via Foggia e Porta San Marco, con una forte risposta della comunità locale: molti commercianti hanno posticipato le aperture alle ore 10:00 in segno di solidarietà e perfino alcune scolaresche si sono unite al corteo;
  • Cerignola e la vita ai presidi: camionisti e agricoltori trascorrono le notti all'aperto scaldandosi attorno a falò improvvisati o riposando a turni nelle cabine dei mezzi pesanti, sostenuti da una rete di solidarietà di pizzerie e ristoratori che offrono pasti caldi e generi di conforto.

Lo scontro con il Ministero: "Salvini parli con noi, nessun accordo calato dall'alto"

Parallelamente al disagio logistico sale la tensione sul fronte politico e sindacale. I manifestanti guardano con forte diffidenza ai tavoli istituzionali e contestano duramente la gestione del confronto convocato con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini. A farsi portavoce del malcontento della categoria è Michele Perrotti, autotrasportatore di 58 anni presente al presidio di Lucera: la base dei lavoratori rifiuta qualsiasi forma di mediazione affidata a delegazioni considerate distanti dalle difficoltà reali di chi vive sulla strada.
La linea indirizzata al Governo è intransigente: un confronto diretto e la firma di un accordo formale con i lavoratori in prima linea, in assenza del quale la mobilitazione andrà avanti a tempo indeterminato. Con il passare delle ore, la vertenza carburanti rischia così di tramutarsi in una vera e propria emergenza sociale per l'intera comunità pugliese.
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