L'epopea della berlina sportiva: Alfa Romeo porta a Bologna oltre sessant'anni di leggenda, dalla Giulia TI Super al V6 da 520 CV

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Il concetto di "berlina sportiva" non è semplicemente una categoria merceologica, ma il tratto identitario che fin dagli anni Cinquanta definisce l'anima e il successo globale di Alfa Romeo: vetture eleganti e pratiche nell'uso quotidiano, ma capaci di trasformarsi in autentiche dominatrici della pista. Dal 22 al 25 ottobre 2026, il marchio milanese e la divisione Alfa Romeo Classiche scendono in campo a BolognaFiere per la nuova edizione di Auto e Moto d’Epoca, allestendo una retrospettiva che ripercorre oltre sei decenni di evoluzione tecnica, stilistica e agonistica.
Tre dei quattro modelli protagonisti provengono direttamente dai tesori dell'Heritage Hub e sono solitamente ammirabili presso il Museo Storico di Arese. Presso lo stand, gli appassionati e i collezionisti potranno inoltre approfondire i servizi ufficiali dedicati alla salvaguardia del patrimonio storico del Biscione, tra cui il Certificato di Origine, la Certificazione di Autenticità e l'attività del reparto Restauro.

Dagli sterrati del Tour de France ai 12.000 giri dell'ITC: le icone da corsa

Il percorso espositivo bolognese si snoda attraverso tre pietre miliari che hanno ridefinito i limiti della velocità su strada e nei campionati Turismo internazionali:
  • Giulia TI Super (1963): presentata il 24 aprile 1963 all'Autodromo Nazionale di Monza e costruita in appena 501 esemplari per le omologazioni da corsa, è la declinazione più estrema della celebre berlina del Portello. Contraddistinta dal debutto dell'iconico stemma del Quadrifoglio, da una carrozzeria alleggerita e dal bialbero da 1,6 litri da 112 CV, divenne l'arma perfetta per i preparatori privati, trionfando nella propria classe al leggendario “Tour de France - Auto” del 1963;
  • 75 Turbo Evoluzione (1987): prodotta in tiratura limitata di 500 unità per ottenere l'omologazione nel Gruppo A e disputare il Campionato Mondiale Turismo, traghettò la berlina del Biscione nell'era della sovralimentazione. Sotto il cofano pulsava il bialbero turbo da 1.762 cc con intercooler, incastonato nella classica architettura transaxle con ponte De Dion e valorizzato da vistose appendici aerodinamiche sviluppate per le massime prestazioni sui circuiti;
  • 155 V6 TI “ITC” (1996): l'apice dell'ingegneria agonistica applicata a una quattro porte. Sviluppata per l'International Touring Championship come evoluzione della vettura trionfatrice nel DTM 1993 con Nicola Larini, portò al debutto a metà stagione uno spettacolare motore V6 a 90° progettato per abbassare il baricentro, capace di sprigionare ben 490 CV a quasi 12.000 giri/min.

La sintesi moderna della Quadrifoglio Super Sport e l'omaggio a Lancia

A chiudere idealmente il cerchio tra la tradizione da corsa e l'ingegneria contemporanea è la Giulia Quadrifoglio Super Sport, serie speciale a tiratura limitata di appena 275 esemplari realizzata per celebrare la vittoria della 6C 1500 Super Sport di Campari e Ramponi alla Mille Miglia del 1928. La vettura porta al debutto assoluto lo storico logo del Quadrifoglio su inedito fondo nero ed è spinta dal poderoso 2.9 V6 bi-turbo da 520 CV, abbinato al differenziale posteriore autobloccante meccanico, cerchi bruniti da 19 pollici, dettagli in fibra di carbonio a vista e finiture interne in carbonio 3D rosso. Il tributo al motorismo italiano si allarga inoltre allo stand dell'Automobile Club d'Italia (ACI), dove trovano spazio due capolavori Lancia per i 120 anni della Casa torinese: la pionieristica Alfa Sport del 1907 (prima Lancia da gara in assoluto) e la leggendaria Fulvia HF del 1972 — la mitica "Fulvia-14" —, vincitrice del Rallye Monte-Carlo con Sandro Munari e Mario Mannucci.
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