C'è qualcosa di paradossale, e allo stesso tempo di
perfettamente coerente, nell'idea che Mate Rimac, l'uomo che più di
chiunque altro ha dimostrato cosa può fare un motore elettrico in una hypercar,
sia oggi uno dei più convinti sostenitori del futuro endotermico per le auto
sportive da collezione. Eppure, è esattamente quello che ha dichiarato in
un'intervista alla CNBC.
La tesi di Rimac è semplice: il mondo dell'auto si sta
dividendo in due universi che non comunicano più tra loro. Da un lato l'elettrico
per la mobilità quotidiana, destinato a diventare la norma. Dall'altro il
mondo delle supercar e delle hypercar, dove ciò che conta è l'emozione, il
coinvolgimento, l'esclusività: valori che, secondo il CEO di Bugatti e Rimac,
restano indissolubilmente legati al motore endotermico.
Il paragone con gli orologi
Rimac usa un'analogia che funziona: quella degli orologi
di lusso. Nel momento in cui lo smartphone ha reso obsoleto l'orologio come
strumento per leggere l'ora, il mercato degli orologi meccanici di pregio non è
crollato, è cresciuto. Perché quello che si compra non è la funzione, ma
l'esperienza: il suono, il gesto, la sensazione di qualcosa di analogico in un
mondo sempre più digitale.
Lo stesso meccanismo, sostiene Rimac, vale per le auto da
sogno. Chi acquista una hypercar non lo fa per risolvere un problema di
mobilità. Lo fa per un'emozione molto specifica, e quella emozione passa ancora
dal sound del motore, dal calore, dalla meccanica che si sente attraverso il
volante e il pedale. Cose che un elettrico, per quanto potente e sofisticato,
non replica allo stesso modo.
Il mercato gli sta dando ragione
Non si tratta solo di una teoria. I dati di mercato e le
scelte dei costruttori raccontano la stessa storia. Pagani ha confermato
che non ha in programma un modello elettrico nel breve termine. Lamborghini
ha rinviato a data da destinarsi la sua prima elettrica, il progetto Lanzador,
dopo aver ascoltato i propri clienti. Due marchi costruiti sull'emozione pura,
che hanno provato a immaginare un futuro ad emissioni zero e hanno fatto un
passo indietro.
Parallelamente, c'è un fenomeno che fino a pochi anni fa
sembrava destinato all'estinzione e che invece sta vivendo una seconda
giovinezza: il cambio manuale. Porsche non ha mai smesso di proporlo
sulla 911. Ferrari ha appena presentato la 12Cilindri Manuale. McLaren è
tornata su questa strada con la MCL 6GT, riportando a catalogo una
trasmissione che mancava dai tempi della leggendaria F1 GT di Gordon Murray.
Non sono scelte nostalgiche: sono risposte precise a una domanda precisa da
parte di clienti che vogliono essere protagonisti della guida, non spettatori.
Il paradosso di Rimac
Ciò che rende la posizione di Rimac particolarmente
interessante è che viene da chi l'elettrico lo ha portato all'estremo. La Nevera
è ancora oggi uno degli esercizi di fisica applicata più impressionanti mai
montati su quattro ruote. Rimac sa meglio di chiunque cosa può fare un motore
elettrico, e proprio per questo il suo giudizio pesa: non è la nostalgia di un
tradizionalista, ma la lucidità di chi ha esplorato entrambi i lati e ha capito
dove stanno i limiti di ciascuno.
Il futuro, insomma, non sarà una scelta binaria tra termico
ed elettrico. Sarà una coesistenza, con ruoli distinti. E nel segmento dove
l'auto non è un mezzo ma un'esperienza, il suono di un motore a combustione
potrebbe rivelarsi ancora a lungo il lusso più difficile da sostituire.