Il padre delle hypercar elettriche cambia rotta: le supercar del futuro bruceranno ancora carburante

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di Simone Bocca
21 settembre 2026, 11.43
mate rimac
C'è qualcosa di paradossale, e allo stesso tempo di perfettamente coerente, nell'idea che Mate Rimac, l'uomo che più di chiunque altro ha dimostrato cosa può fare un motore elettrico in una hypercar, sia oggi uno dei più convinti sostenitori del futuro endotermico per le auto sportive da collezione. Eppure, è esattamente quello che ha dichiarato in un'intervista alla CNBC.
La tesi di Rimac è semplice: il mondo dell'auto si sta dividendo in due universi che non comunicano più tra loro. Da un lato l'elettrico per la mobilità quotidiana, destinato a diventare la norma. Dall'altro il mondo delle supercar e delle hypercar, dove ciò che conta è l'emozione, il coinvolgimento, l'esclusività: valori che, secondo il CEO di Bugatti e Rimac, restano indissolubilmente legati al motore endotermico.
bugatti rimac

Il paragone con gli orologi

Rimac usa un'analogia che funziona: quella degli orologi di lusso. Nel momento in cui lo smartphone ha reso obsoleto l'orologio come strumento per leggere l'ora, il mercato degli orologi meccanici di pregio non è crollato, è cresciuto. Perché quello che si compra non è la funzione, ma l'esperienza: il suono, il gesto, la sensazione di qualcosa di analogico in un mondo sempre più digitale.
Lo stesso meccanismo, sostiene Rimac, vale per le auto da sogno. Chi acquista una hypercar non lo fa per risolvere un problema di mobilità. Lo fa per un'emozione molto specifica, e quella emozione passa ancora dal sound del motore, dal calore, dalla meccanica che si sente attraverso il volante e il pedale. Cose che un elettrico, per quanto potente e sofisticato, non replica allo stesso modo.

Il mercato gli sta dando ragione

Non si tratta solo di una teoria. I dati di mercato e le scelte dei costruttori raccontano la stessa storia. Pagani ha confermato che non ha in programma un modello elettrico nel breve termine. Lamborghini ha rinviato a data da destinarsi la sua prima elettrica, il progetto Lanzador, dopo aver ascoltato i propri clienti. Due marchi costruiti sull'emozione pura, che hanno provato a immaginare un futuro ad emissioni zero e hanno fatto un passo indietro.
Parallelamente, c'è un fenomeno che fino a pochi anni fa sembrava destinato all'estinzione e che invece sta vivendo una seconda giovinezza: il cambio manuale. Porsche non ha mai smesso di proporlo sulla 911. Ferrari ha appena presentato la 12Cilindri Manuale. McLaren è tornata su questa strada con la MCL 6GT, riportando a catalogo una trasmissione che mancava dai tempi della leggendaria F1 GT di Gordon Murray. Non sono scelte nostalgiche: sono risposte precise a una domanda precisa da parte di clienti che vogliono essere protagonisti della guida, non spettatori.

Il paradosso di Rimac

Ciò che rende la posizione di Rimac particolarmente interessante è che viene da chi l'elettrico lo ha portato all'estremo. La Nevera è ancora oggi uno degli esercizi di fisica applicata più impressionanti mai montati su quattro ruote. Rimac sa meglio di chiunque cosa può fare un motore elettrico, e proprio per questo il suo giudizio pesa: non è la nostalgia di un tradizionalista, ma la lucidità di chi ha esplorato entrambi i lati e ha capito dove stanno i limiti di ciascuno.
Nell'immagine si vede la Rimac Nevera con le portiere aperte
Il futuro, insomma, non sarà una scelta binaria tra termico ed elettrico. Sarà una coesistenza, con ruoli distinti. E nel segmento dove l'auto non è un mezzo ma un'esperienza, il suono di un motore a combustione potrebbe rivelarsi ancora a lungo il lusso più difficile da sostituire.
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