Costruita nel 1953 per la Scuola
Nautica Scarani di Bologna, la singolare vettura pubblicitaria conservata
al Louwman Museum
racconta la capacità della carrozzeria torinese di trasformare un’automobile
in un messaggio.
Prima che la televisione entrasse
stabilmente nelle case degli italiani, la pubblicità doveva conquistare lo
spazio pubblico in modo spettacolare. Insegne, manifesti e réclame accompagnavano la ricostruzione
del dopoguerra, mentre sulle strade comparivano veicoli concepiti per attirare
lo sguardo prima ancora che per trasportare persone o merci. Erano automobili
trasformate in bottiglie, prodotti, animali o architetture semoventi: manifesti
tridimensionali capaci di attraversare le città.
Anche la barca poteva diventare
automobile; o forse il contrario. Nel 1948 il sarto francese Louis Réard, inventore del bikini, commissionò a Henri Chapron una spettacolare vettura
pubblicitaria su base Packard Super Eight del 1937. Nota come Réard “Land Yacht”,
riproduceva un grande yacht terrestre destinato a promuovere il marchio durante
eventi e manifestazioni, compreso il Tour de France.
Pochi anni dopo, a Torino, una diversa
interpretazione dello stesso principio avrebbe dato origine a una delle più sorprendenti
realizzazioni della carrozzeria italiana.
Coriasco, automobili costruite per uno
scopo
La Carrozzeria Coriasco era nata a Torino nel 1920 per
iniziativa di Giovanni Coriasco, inizialmente affiancato dai suoi tre
fratelli in un’officina
di via Moretta 22. L’esperienza
societaria ebbe breve durata e già nel 1921 Giovanni riprese autonomamente l’attività,
aiutato dal giovane figlio Giuseppe.
Dalla metà degli anni Venti l’officina
acquisì una buona reputazione realizzando carrozzerie su telai di numerose Case
torinesi, tra cui
FIAT, Ceirano, Chiribiri, Diatto e
Itala. La
crisi economica e il progressivo consolidamento della produzione
automobilistica modificarono però profondamente il mestiere del carrozziere.
Negli anni Trenta Coriasco orientò sempre più la propria attività verso
veicoli
commerciali, furgoni e trasformazioni destinate a impieghi specifici,
settore che avrebbe assunto un ruolo centrale nel dopoguerra.
Nel 1948 l’azienda si trasferì dai locali di via
Beaulard 27 e 34 al nuovo stabilimento di via Salabertano 80, oggi via
Salbertrand. Qui prese forma una produzione più organizzata, sostenuta
soprattutto dalle meccaniche FIAT. Coriasco non rinunciò tuttavia alle
realizzazioni speciali: nel 1951 costruì, per esempio, un veicolo pubblicitario
su base FIAT 1100 ELR
per l’azienda
dolciaria Preti. Altri allestimenti promozionali vennero preparati per
marchi come Campari Cordial e Presbitero.
È in questo ambiente professionale che
deve essere collocata la Boat-Car. Non un’eccentricità isolata, ma il risultato
estremo di una competenza precisa: trasformare un’automobile in ciò che il committente
aveva bisogno che diventasse.
Una barca per le strade
Nel 1953, partendo da una FIAT 1100
(probabilmente ancora la ELR commerciale-industriale), Coriasco costruì qualcosa
che a prima vista sembrava avere ben poco a che fare con un’automobile.
Costruì una barca.
La denominazione con cui oggi è conosciuta,
FIAT 1100 Boat-Car, descrive perfettamente il cortocircuito visivo.
Sopra la meccanica FIAT venne realizzata una carrozzeria che imitava
deliberatamente un’imbarcazione,
completa di prua, ponte e cabina centrale. Lo scopo era pubblicizzare la Scuola
Nautica Scarani di Bologna, trasformando il servizio offerto dal
committente nella forma stessa del veicolo.
Non si trattava però di un’automobile
anfibia. La Boat-Car non poteva galleggiare né muoversi sull’acqua: era una barca soltanto per
gli occhi, mentre telaio, motore e organi di marcia appartenevano a una
normale vettura stradale.
L’esemplare conservato al Louwman Museum è dotato di un quattro cilindri FIAT da circa 1,1 litri e 36 CV. La documentazione relativa alla sua vendita all’asta
indica il numero di telaio 627010 e data il telaio al 1952; il museo
attribuisce invece la costruzione della vettura al 1953. L’ipotesi più plausibile è quindi che un
autotelaio FIAT costruito nel 1952 sia stato carrozzato da Coriasco nel 1953.
Una pubblicità che si poteva guidare
La carrozzeria è costruita attorno a
una lunga fascia bianca, simile alla fiancata di uno scafo. Nella parte
superiore corre un ponte in legno verniciato, mentre una serie di oblò rafforza
l’illusione
nautica. I salvagenti applicati sulle fiancate non sono semplici decorazioni:
rendono immediatamente riconoscibile il tema della vettura e, con ogni
probabilità, offrivano spazio anche al nome Scarani.
La parte inferiore azzurra avvolge le
ruote e ne attenua visivamente la presenza. I parafanghi assumono così il ruolo
dell’acqua
attraversata dallo scafo: le loro forme ondulate sembrano rappresentare la scia
sollevata dalla barca, nascondendo simbolicamente ciò che tradirebbe la
natura automobilistica del mezzo.
Al centro si alza una piccola cabina
con parabrezza e finestrature laterali. Il conducente sedeva all’interno
di questa sovrastruttura e guidava attraverso i normali comandi FIAT, ma
circondato da un involucro pensato non per ricordare un’automobile, bensì il posto di governo
di un’imbarcazione.
La prua occupava la parte anteriore, mentre gli elementi meccanici
indispensabili alla circolazione venivano integrati nel gioco scenografico: forma,
funzione e messaggio finivano per coincidere, la Boat-Car non trasportava
semplicemente una pubblicità, perché era
essa stessa la pubblicità.
Dalla strada al museo
Le informazioni disponibili indicano
che la Boat-Car ebbe quattro proprietari. L’ultimo possessore privato noto l’acquistò
nel 1982 e la fece restaurare integralmente a Roma nel 2006. Il 20 maggio dello
stesso anno fu venduta da Bonhams
a Monaco per 48.300 euro, diritti compresi.
Successivamente entrò nella Louwman
Collection, per poi essere esposta nel nuovo Louwman Museum dell’Aia almeno dal 2011.
Questo percorso “nautico”, con
utilizzi diversi ma legati da un sottile filo rosso, continuò nel 1957 attraverso
una fuoriserie disegnata da Pietro Frua, e che presentò al Salone di
Torino con il nome di FIAT Nuova 500 Spiaggetta, esemplare unico nel
quale alcuni dettagli, linee e forme (compresa la posizione dei gruppi ottici), richiamavano quelli di
un motoscafo. Qui il riferimento nautico non serviva a pubblicizzare una
scuola, ma a evocare svago, villeggiatura e vita all’aria
aperta. Il viaggio
può chiudersi idealmente nel 1993 con la FIAT Scia, concepita da John
Kinsey e Darren Caddes del Centro Stile FIAT e costruita con il
coinvolgimento di ILCA
e Maggiora sulla piattaforma della FIAT Punto: la concept car rievocava ancora il linguaggio di una
imbarcazione traducendolo nelle forme di un’automobile.