Euro 7, conto alla rovescia: dal 29 novembre nuove regole per auto e furgoni

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Manca ormai pochissimo al primo passaggio operativo della normativa Euro 7, il nuovo standard europeo che introduce regole più ampie per ridurre l'impatto ambientale delle automobili. Il 29 novembre 2026 scatterà infatti l'obbligo per i nuovi modelli di auto e veicoli commerciali leggeri che richiederanno l'omologazione, mentre dal 29 novembre 2027 le disposizioni riguarderanno tutti i nuovi veicoli immatricolati.
Il regolamento, identificato con il numero UE 2024/1257, rappresenta un compromesso raggiunto dopo un lungo confronto tra istituzioni europee e industria automobilistica. Rispetto alle prime proposte, i limiti sulle emissioni allo scarico dei motori termici sono stati in parte ridimensionati. La vera novità, però, è l'ampliamento dei controlli: per la prima volta vengono considerati anche l'usura dei freni, quella degli pneumatici e la durata delle batterie, coinvolgendo direttamente anche le auto elettriche.

Le date da ricordare: quando entra in vigore Euro 7?

L'applicazione della nuova normativa sarà progressiva e riguarderà inizialmente le categorie M1 e N1, cioè le autovetture e i veicoli commerciali leggeri.
Il calendario prevede due appuntamenti principali:
  • 29 novembre 2026: Euro 7 diventa obbligatoria per i nuovi tipi di veicolo che richiedono l'omologazione europea.
  • 29 novembre 2027: la normativa si estende a tutti i nuovi veicoli delle categorie interessate, compresi quelli appartenenti a modelli già omologati e presenti sul mercato.
Per i costruttori di piccole serie è previsto un calendario specifico, con applicazione dal 1° luglio 2030 per le categorie M1 e N1.
Una distinzione importante riguarda invece chi possiede già un'automobile Euro 6: Euro 7 non è retroattiva e non obbliga a sostituire o modificare i veicoli già immatricolati. Non cambiano automaticamente neppure le regole di circolazione delle auto in uso, che continuano a dipendere dalle disposizioni adottate dalle singole amministrazioni.

Euro 6 contro Euro 7: cosa cambia davvero allo scarico?

La nuova normativa non rappresenta una rivoluzione per quanto riguarda tutti i limiti dei motori a benzina e diesel. Per le autovetture, infatti, alcuni dei valori più importanti restano invariati: il limite degli ossidi di azoto (NOx) rimane pari a 60 mg/km per i motori a benzina e 80 mg/km per quelli diesel.
Questo non significa, però, che tutto rimanga uguale. Euro 7 introduce requisiti aggiornati per il controllo delle particelle, considerando anche quelle di dimensioni inferiori. Tra le novità figura il conteggio delle particelle fino a 10 nanometri, indicato con la sigla PN10, che amplia il controllo rispetto al precedente riferimento PN23.
Cambia anche l'attenzione alla durata delle prestazioni antinquinamento. Per le automobili, il costruttore dovrà assicurare il rispetto dei requisiti durante una vita utile principale fino a 160.000 km o 8 anni. È previsto inoltre un periodo supplementare fino a 200.000 km o 10 anni, a seconda di quale limite venga raggiunto per primo, con specifiche condizioni per la verifica delle emissioni.
A questo si aggiungono i sistemi di monitoraggio di bordo OBM, che permetteranno di controllare e registrare le emissioni di ossidi di azoto e particolato, individuando eventuali superamenti dei limiti previsti.

Freni: anche le polveri sottili finiscono sotto controllo

Una delle innovazioni più interessanti di Euro 7 riguarda le emissioni che non provengono direttamente dal motore. Fino a oggi, l'attenzione delle normative antinquinamento si è concentrata soprattutto sui gas di scarico, ma una parte del particolato prodotto durante la guida deriva anche dall'attrito tra pastiglie e dischi dei freni.
La nuova normativa introduce quindi limiti specifici per le emissioni di particolato PM10 generate dall'impianto frenante. Nella prima fase, fino al 31 dicembre 2029, sono previsti valori differenti in base alla motorizzazione: 3 mg/km per le auto completamente elettriche e 7 mg/km per tutte le altre tipologie di propulsione.
Il quadro sarà poi aggiornato a partire dal 2030, mentre dal 1° gennaio 2035 il limite previsto per le autovetture e i veicoli commerciali leggeri sarà di 3 mg/km per tutte le tecnologie di propulsione.
Non si tratta quindi di una regola che riguarda soltanto benzina e diesel: anche le elettriche dovranno rispettare requisiti specifici, nonostante la frenata rigenerativa possa ridurre l'utilizzo dei freni tradizionali.

Pneumatici e microplastiche: una novità che coinvolge tutti

Un altro fronte riguarda l'abrasione degli pneumatici. Durante la marcia, il contatto tra gomma e asfalto provoca il distacco di minuscole particelle che contribuiscono all'inquinamento ambientale. Con Euro 7 anche questo fenomeno viene inserito nel quadro delle verifiche e dei limiti europei.
La normativa prevede un'introduzione graduale dei requisiti, distinguendo le diverse categorie di pneumatici. Per quelli C1, destinati principalmente alle autovetture, i nuovi tipi dovranno rispettare le disposizioni a partire dal 1° luglio 2028, mentre dal 1° luglio 2030 i requisiti si estenderanno a tutti i modelli della categoria interessata.
Le scadenze per gli pneumatici C2 e C3, utilizzati rispettivamente su veicoli commerciali più pesanti e mezzi industriali, arriveranno successivamente.
Il principio è importante: l'usura degli pneumatici non dipende dal tipo di motore, quindi le nuove disposizioni riguarderanno anche le auto elettriche e ibride. Non basta più, dunque, valutare soltanto ciò che esce dallo scarico.

Batterie elettriche: arrivano requisiti minimi di durata

Tra gli aspetti più rilevanti per chi acquista un'auto elettrica o ibrida plug-in c'è la durabilità degli accumulatori. Con Euro 7 l'Unione Europea introduce requisiti minimi obbligatori sulle prestazioni delle batterie di trazione, con l'obiettivo di limitare il degrado nel corso degli anni.
Per le autovetture elettriche e ibride plug-in, il regolamento stabilisce che la batteria debba conservare almeno l'80% della capacità energetica iniziale fino a 5 anni o 100.000 km, a seconda del limite raggiunto per primo. Il valore minimo scende poi al 72% fino a 8 anni o 160.000 km, sempre considerando il limite raggiunto per primo.
È un passaggio particolarmente importante anche per il mercato dell'usato, perché introduce parametri europei di riferimento sulla durata degli accumulatori. Va precisato, però, che si tratta di requisiti minimi di prestazione imposti ai costruttori dalla normativa, non di una nuova garanzia commerciale da confondere con quelle offerte dalle singole case automobilistiche.

Arriva anche il Passaporto Ambientale del veicolo

Tra le novità meno visibili, ma potenzialmente più interessanti per gli automobilisti, c'è l'introduzione dell'Environmental Vehicle Passport (EVP), un documento digitale che accompagnerà ogni nuovo veicolo.
Il passaporto raccoglierà informazioni sulle prestazioni ambientali dell'automobile al momento dell'immatricolazione, tra cui limiti di emissione, valori di CO₂, consumi di carburante ed energia elettrica, autonomia e caratteristiche legate alla durata della batteria.
L'obiettivo è rendere più accessibili e trasparenti le informazioni tecniche e ambientali delle vetture, offrendo agli acquirenti ulteriori elementi per valutare il veicolo.

Euro 7 cambia il modo di misurare l'inquinamento

Con Euro 7 l'Europa non si limita quindi ad aggiornare i limiti relativi ai motori termici. La nuova normativa prova ad affrontare il problema delle emissioni in maniera più ampia, considerando anche fenomeni che fino a oggi hanno ricevuto meno attenzione, come le polveri generate dai freni e l'abrasione degli pneumatici.
Per chi guida un'auto Euro 6 non ci saranno cambiamenti immediati, né nuovi obblighi di sostituzione del veicolo. Per i costruttori, invece, si apre una fase di adeguamento che coinvolgerà progettazione, componentistica, sistemi elettronici e batterie.
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