Ferrari e Hispano-Suiza conquistano il concorso
d’eleganza, Pagani svela Anima e i protagonisti dell’automobile contemporanea
si incontrano sui prati del Wynn. Fra rarità, anteprime e storie dei
proprietari, la quinta edizione conquista anche i più giovani e si ritaglia uno
spazio sempre più importante nel calendario internazionale.
A Las Vegas ci si abitua abbastanza rapidamente
alle cose fuori misura. Poi si arriva sui prati del Wynn Golf Club e
anche le abitudini della città devono aggiornarsi: decine di Pagani,
carrozzerie che sembrano disegnate per un altro pianeta, automobili
sopravvissute a quasi un secolo di storia. E, fra tanti oggetti del desiderio,
una Fiat Coupé rossa capace di far sorridere un italiano quanto una hypercar.
È anche questo il Concours at Wynn Las Vegas: un
luogo nel quale ognuno trova la propria ragione per fermarsi. Qualcuno cerca il
pezzo irripetibile, altri il modello che avevano appeso in camera. Si comincia
guardando una macchina e si finisce a parlare con chi l’ha portata fin lì.
Prima la grandine, poi lo spettacolo
La quinta edizione, presentata da Richard
Mille, aveva avuto una vigilia movimentata. Pioggia torrenziale e grandine
avevano costretto proprietari e personale a mettere al riparo le automobili. In
quei momenti, davanti a una carrozzeria da proteggere, la distinzione fra
ospiti e organizzatori si era fatta molto sottile.
Alla preview serale diverse vetture erano ancora
sotto i teli. Sagome, proporzioni e qualche dettaglio scoperto bastavano però a
suggerire che cosa avremmo trovato il giorno seguente. Anche aspettare che
venisse sollevata una copertura diventava parte del divertimento.
Il sabato, sui prati, il concorso ha ritrovato il
suo passo: spazio per girare attorno alle auto, soffermarsi sui particolari e
incontrare persone. Fra il campo da golf e le architetture del resort, la
manifestazione riesce a tenere insieme l’atmosfera del raduno e l’ambizione di
un appuntamento internazionale. Il Night Shift GT, l’asta Broad Arrow e il Tour
d’Elegance completano un fine settimana che ormai va ben oltre la premiazione.
Il Concours cresce, i costruttori si avvicinano
Il traguardo è ambizioso. Brian Gullbrants, Chief
Operating Officer di Wynn Resorts North America, definisce il Concours “un
appuntamento imperdibile nel calendario automobilistico mondiale”. La quinta
edizione dà sostanza a quelle parole, affiancando alle grandi classiche
anteprime internazionali e incontri con i protagonisti dell’automobile
contemporanea.
Il debutto mondiale della Pagani Huayra 70
Anima e il programma di presentazioni dei costruttori spiegano la direzione
intrapresa. Il Wynn sta diventando un luogo nel quale mostrare nuovi progetti e
incontrare direttamente chi potrebbe acquistarli, insieme a chi desidera
semplicemente ammirarli.
La presenza di Horacio Pagani fra le sue
automobili e i loro proprietari restituisce bene il carattere di questa
crescita. Ascoltare un progettista spiegare una scelta, per poi ritrovare quel
dettaglio nel carbonio sulla carrozzeria o nell’abitacolo, cambia il modo di
guardare una creazione su quattro ruote. È una vicinanza preziosa, soprattutto
per gli appassionati più giovani.
Ferrari e Hispano-Suiza, due regine sul palco
Il concorso d’eleganza ha incoronato la Hispano-Suiza
J12 del 1933 della Nethercutt Collection nell’anteguerra e la Ferrari
375 MM Ghia di Thomas Peck nel dopoguerra.
La prima, carrozzata da Henri Binder e
appartenuta a Suzanne Deutsch de la Meurthe, porta con sé la solennità delle
grandi automobili europee degli anni Trenta. La seconda, nell’accostamento
arancio e grigio, racconta una diversa idea di esclusività: quella
dell’industriale americano Robert Wilke, che si rivolse direttamente a Enzo
Ferrari per una vettura capace di unire meccanica da competizione e una
carrozzeria fuori dall’ordinario.
Accostate sul palco, sembravano spiegare meglio
di qualsiasi discorso quanto possa essere ampio il concetto di bellezza
automobilistica.
Intorno, le categorie attraversavano le europee
anteguerra e del dopoguerra, le sportive scoperte, il lusso americano e le
muscle car. C’erano le supercar degli anni Settanta, Ottanta e Novanta, le
reinterpretazioni contemporanee, le Ferrari, le “Pagoda” e le Miura nel
sessantesimo anniversario. Due sezioni speciali erano dedicate alle GT1 del
periodo 1995–1997 e ai quarant’anni della Porsche 959: un richiamo
irresistibile per chi è cresciuto fra gare di durata e automobili da poster.
La collezione più bella è quella che si racconta
Fra le storiche, la Mercedes-Benz 540 K
Spezial Roadster del 1936 di Dana e Patti Mecum riportava alla baronessa
Gisela von Krieger e alla sua ostinata volontà di custodirla. La Bentley
Speed Six “Blue Train” di Bruce McCaw evocava invece la sfida di Woolf
Barnato al celebre treno: una leggenda il cui volto è rimasto la spettacolare
coupé Gurney Nutting, anche se l’impresa fu compiuta con ogni probabilità su
un’altra Bentley.
La Delahaye 135 M “Star of India” del
Petersen Automotive Museum invitava a seguire con lo sguardo le forme di Figoni
& Falaschi; la Ferrari 340 Mexico del 1952 della ME Collection riportava
alle avventure della Carrera Panamericana.
Poi c’era la FIAT Coupé di Pietro
Curcio. Rossa, familiare, vicina ai ricordi di tanti lettori. In una giornata
nella quale la rarità rischia di diventare quasi normale, ritrovare
un’automobile che appartiene anche alla propria storia personale produce
un’emozione diversa. E altrettanto autentica.












