C'è un filo sottile che lega le alte sfere del jet set
internazionale degli anni Sessanta all'odierno impegno per la conservazione del
patrimonio automobilistico. Questo legame prende forma nella
Maserati 5000 GT
Frua, una granturismo dalla storia romanzesca che il 7 ottobre 2026, a Modena,
ha ricevuto la prestigiosa Certificazione di Autenticità dal programma Maserati
Classiche.
Le origini: un'ammiraglia nata per uno Scià
L'esemplare certificato – telaio 103064 – è il primo
di soli tre modelli carrozzati da Pietro Frua su un totale di appena 34 unità
complessive della serie 5000 GT, prodotte tra il 1959 e il 1964. La genesi
stessa di questa vettura è intrisa di esclusività: il progetto, siglato AM103,
nacque alla fine degli anni Cinquanta su esplicita richiesta dello Scià di
Persia, il quale, già cliente della 3500 GT, pretese dalla casa del Tridente
una vettura ancora più prestazionale e prestigiosa.
Sotto la direzione tecnica di Giulio Alfieri, l'ingegneria
modenese sviluppò un'automobile straordinaria, dotandola di un motore V8 da
cinque litri derivato direttamente dalla 450S da competizione. Capace di
erogare potenze comprese tra i 340 e i 350 CV (a seconda dell'evoluzione
tecnica da carburatori all'iniezione indiretta Lucas), la 5000 GT ridefinì il
concetto di granturismo.
Il tocco di Frua e l'intreccio internazionale
Maserati fornì la raffinata meccanica come una "tela
bianca" ai più celebri carrozzieri italiani del tempo (Touring, Allemano,
Pininfarina, Monterosa, Ghia e Frua). La declinazione firmata da Pietro Frua si
distinse per una silhouette particolarmente slanciata: ampie superfici vetrate,
linea di cintura ribassata e fiancate scultoree impreziosite dal Tridente
incastonato sopra la calandra.
L'esemplare 103064, originariamente verniciato in
"Luci di Mezzanotte" con interni in "Camoscio", esordì al
Salone di Ginevra del 1963. Il suo fascino fu tale da folgorare Karim Aga Khan
IV, che dopo averla visionata in Francia, commissionò immediatamente la
costruzione di una propria 5000 GT Frua.
Dal Medio Oriente al restauro: una storia di rinascita
Il destino del telaio 103064 assunse presto contorni
degni di un romanzo di spionaggio. Acquistata da un cliente romano e poi
restituita alla fabbrica nel 1966, la vettura fu revisionata, riverniciata in
"Rosso Rubino Chiaro" e ceduta al Principe saudita Magid Ben Saoud, che
ne fece dono al padre, Re Saud bin Abdulaziz Al Saud.
In seguito ai tumulti legati alla Guerra dei Sei Giorni nel
1967, la Maserati venne posta sotto sequestro dalle autorità egiziane,
scomparendo in un deposito al Cairo per oltre trent'anni. Il suo ritrovamento
nel 2000 ebbe del miracoloso: la granturismo si presentava quasi intatta, con
soli 12.700 chilometri all'attivo. Acquistata da un collezionista texano, fu
riportata a Modena per un meticoloso restauro conservativo durato quattro anni,
culminato con la trionfale apparizione al Concorso d’Eleganza di Villa d’Este
nel 2004.
Maserati Classiche: il ponte tra passato e futuro
Oggi, l'assegnazione della Certificazione di Autenticità
corona il viaggio globale di questa fuoriserie. Il documento viene rilasciato
dal comitato di esperti del programma Maserati Classiche (oggi integrato nel
progetto BOTTEGAFUORISERIE), che si occupa di esaminare scrupolosamente la
corrispondenza tecnica e documentale delle vetture del marchio con oltre
vent'anni di anzianità.
La certificazione della prima 5000 GT Frua non rappresenta
solo il riconoscimento formale di un esemplare unico al mondo, ma ribadisce
l'impegno di Maserati nel preservare un'eredità in cui ingegneria da corsa ed
eleganza sartoriale si fondono in un equilibrio senza tempo.